Croazia eurozona Schengen

Croazia nell’Eurozona e nell’area Schengen: cosa significa

Sara Marseglia 03/01/2023
Updated 2023/01/03 at 3:26 PM
5 Minuti per la lettura

Questo Capodanno è stato particolarmente importante per l’Europa: a mezzanotte del 1 gennaio è avvenuto l’ingresso della Croazia nell’Eurozona e in Schengen, di cui rappresenta rispettivamente il 20simo e il 27simo membro. All’usuale stappo delle bottiglie e ai fuochi d’artificio è seguito un importante gesto simbolico. Il ministro delle finanze croato Marko Primorac e il governatore della Banca centrale Boris Vujcic hanno ritirato a Zagabria la prima banconota in euro. La kuna, in circolazione dal 1994, sarà ancora presente solo per i prossimi 15 giorni, prima di essere sostituita definitivamente. Ma non è questo l’unico cambiamento per il paese. La Croazia, già membra dell’Unione Europea, ha fatto il suo ingresso anche nell’area Schengen. Quest’ultima, istituita nel 1990, rappresenta uno spazio in cui sono state abolite le frontiere interne, garantendo dunque la libera circolazione delle persone.

Croazia nell’eurozona e in Schengen: i segnali positivi…

“Non c’è luogo in Europa in cui sia più vero che oggi è una stagione di nuovi inizi e nuovi capitoli che qui al confine tra Croazia e Slovenia” sono state le parole di von der Layen. La Presidente della Commissione europea ha tenuto un discorso al limite tra i due stati che esprimeva tutta la speranza che questa novità porta con sé. La Croazia è infatti il primo paese balcanico a mettersi alla pari con il processo di integrazione europea. La previsione -ma anche l’augurio- è che l’adozione dell’euro porti maggiore stabilità al paese, come commentato dalla presidente della BCE, Christine Lagarde. Ciò che alimenta le speranze in Europa è che il primo paese dei Balcani a compiere questo passo decisivo faccia da apripista agli altri. Il buco nel cuore dell’Europa, rappresentato dalla penisola balcanica, ha sempre rappresentato una sfida (e forse sarebbe il caso di dire un fallimento?) per le istituzioni europee. Adesso si può tornare a sperare in una ripresa dell’integrazione, rallentata anche dal Covid.

…ma non mancano le sfide

Tuttavia seguirà un periodo che richiederà grande impegno da parte della Croazia. Con lo spostamento del confine esterno, si troverà a sorvegliare su circa 1300 km di territorio, su cui premono i migranti della rotta balcanica e confinante con Serbia, Montenegro e Bosnia-Erzegovina. Risulta evidente la differenza tra la Croazia e questi ultimi: in meno di trent’anni lo Stato di Zagabria ha visto la democrazia sostituirsi alla guerra. Altrove invece, come in Serbia e in Kosovo, le guerre etniche costituiscono ancora una realtà da affrontare tutti i giorni. Ed è a proposito di ciò che molti analisti concordano: un cambiamento veloce spesso non è un cambiamento stabile (come è accaduto nei casi della Polonia e dell’Ungheria).

Nonostante ciò, il Presidente della Croazia, Zoran Milanović, ha affermato: “Spero che presto altri Paesi raggiungano lo stesso obiettivo, a beneficio di tutta l’Ue”. Da queste parole trapela non solo tutta l’importanza e la fiducia che lo Stato ha riposto nelle istituzioni europee; c’è anche la consapevolezza che altri paesi dell’area balcanica stanno aspettando il loro turno. A cui si accompagna anche la consapevolezza di un diverso trattamento rispetto ad altri paesi come Bulgaria e Romania, alle quali l’ingresso nell’area Schengen è stato sospeso per mancanza del possesso di alcuni prerequisiti.

La risorsa più grande: il turismo

Ma cos’è che ha determinato l’esito positivo dell’integrazione? L’unione di una serie di fattori: la vicinanza geografica all’Europa, la maggioranza cattolica del paese e soprattutto, il grande beneficio economico proveniente dal turismo. Si parla del 20% del Pil del Paese. Soprattutto, si prevede che l’ingresso nell’area Schengen avrà ulteriori benefici su questo settore, adesso in ripresa dalla crisi da Covid-19. Tanto è vero che il primo ministro ha dichiarato: “Significa molto per un paese turistico come la Croazia, dove per lo più si arriva in automobile ed essere anche nell’Eurozona dà un altro segnale positivo ai visitatori”.

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