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La creazione di un profilo fake sui social può costituire reato: i chiarimenti

Davide Daverio 21/02/2022
Updated 2022/02/21 at 9:45 PM
4 Minuti per la lettura

Con sentenza n. 681 del 24/05/2021, il Tribunale di Trieste ha stabilito che commette reato di sostituzione di persona chi crea una falsa scheda personale, utilizzando nella sua immagine di profilo la foto di altro soggetto per indurre in errore la persona contattata attraverso il social network.

L’imputato era accusato del reato di cui all’art. 494 c.p., ovvero di sostituzione di persona “…perché, al fine di procurarsi un vantaggio, induceva in errore S.J. – affetta da disabilità intellettiva di media gravità; ritardo mentale di media gravità con invalidità certificata ex L. n. 289 del 1990 – presentandosi come Crystal AMORE di 20 anni, utilizzando come sua immagine nei profili social la foto di un adolescente (suo figlio C.S. nt. (…)) e conducendo con la stessa una relazione a distanza in cui le chiedeva di inviarle delle foto e di compiere atti sessuali ”.

Secondo il Giudice, “Nei fatti così ricostruiti, ad avviso del tribunale, possono senz’altro ravvisarsi tutti gli elementi costitutivi del delitto di sostituzione di persona ipotizzato dall’accusa. E, invero, la sostituzione della propria all’altrui persona si verifica qualora il soggetto assuma un atteggiamento atto a far apparire se stesso come un’altra persona. La giurisprudenza ha recentemente ammesso che il reato possa pacificamente commettersi a mezzo internet, attribuendosi falsamente le generalità di un altro soggetto, inducendo in errore gli altri fruitori della rete. Parimenti, è considerata punibile anche la condotta di chi, utilizzando i dati ed il nome altrui, crei un falso profilo sui social network, usufruendo dei servizi offerti, procurandosi i vantaggi derivanti dall’attribuzione di una diversa identità, anche semplicemente l’intrattenimento di rapporti con altre persone ed il soddisfacimento della propria vanità, e ledendo l’immagine della persona offesa (Cass. pen. n. 25774/2014).”

Nel caso di specie, specifica il Tribunale, “è pacifico che la persona offesa sia stata tratta in errore dall’odierno prevenuto sulla sua identità, avendo quest’ultimo postato sul suo profilo social le fotografie del figlio adolescente al fine di adescare la giovane ed intrattenere con la stessa una relazione a distanza”.

Ovviamente, non si commette reato ogni qualvolta ci si appropria di un’identità altrui. La violazione dell’art. 494 c.p. avviene solo allorquando non solo si fa cadere in errore la vittima, ma lo si fa allo scopo di voler procurare a se una situazione di vantaggio oppure per creare un danno ad altri. Se la vittima è consapevole che dietro la foto si nasconde una persona diversa da quella risultante dal nome o dall’immagine, perché ciò è di facile intuizione o perché gli viene palesemente detto, allora non si configura alcun reato.

Bisogna in ogni caso fare attenzione perché anche non configurandosi la fattispecie di cui all’art. 494 c.p., si potrebbe in ogni caso violare la normativa sulla privacy per sottrazione ed indebito utilizzo dei dati ex art. 7 del G.D.P.R.

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