raffaele cantone

“La corruzione uccide il futuro”: le parole di Raffaele Cantone a Caserta

Redazione Informare 08/12/2023
Updated 2023/12/08 at 2:21 PM
5 Minuti per la lettura

In occasione del secondo incontro de “La corruzione uccide il futuro” del 10 novembre, format organizzato da Officina Volturno e dalla redazione di Informare, per questa edizione in collaborazione con il Liceo Manzoni di Caserta, l’ospite d’eccezione è stato Raffaele Cantone, già Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione e attuale Procuratore Capo di Perugia, il quale ha risposto ad alcune domande prima dell’inizio dell’evento.

Perché secondo lei la corruzione incide così tanto nel futuro dei giovani? 

«Perché la corruzione rappresenta la perdita di occasioni corrette. Io parlo di furto di futuro perché rappresenta una perdita di occasioni per i giovani. C’è stato uno studio importante fatto a livello europeo che ha evidenziato un legame fortissimo tra i paesi con più alto livello di corruzione e la fuga dei cervelli. Perché quanto più alto è la percentuale di corruzione e minore la meritocrazia nelle istituzioni, maggiori sono i cervelli che preferiscono andar via. Dove per far carriera non bisogna essere amico di nessuno, e non bisogna avere raccomandazioni».  

La corruzione si misura?  

«Probabilmente non è misurabile ma ci sono dei criteri che ci mostrano come i paesi con più alto livello di corruzione sono quelli più abbandonati dai giovani. Quest’ultimi scelgono di spostarsi in altri contesti dove invece esiste il sistema meritocratico».  

Perché in Italia è così difficile finire in galera se sei corrotto? 

«Premesso che non credo che la soluzione sia mettere le persone in galera, lo dico con grande franchezza. Sarebbe innanzitutto opportuno che il personaggio corrotto o il corruttore venga cacciato dai luoghi in cui sono, cosa che raramente si verifica. Vanno create le situazioni per le quali questi personaggi non possano più nuocere, deve essere impedito ai corruttori di avvicinarsi a determinati meccanismi, è ciò spesso non viene fatto, e penso sia questo il più grande danno per il paese.  

È difficile mandarli via perché spesso i corruttori hanno fortissime armi di ricatto rappresentate da verità di cui potrebbero parlare. Comunque sia nella nostra costituzione, all’art. 54, viene affermato che: le cariche pubbliche devono essere svolte con dignità e onore, e l’onore non è proprio di chi è stato condannato per corruzione».  

Come potremmo utilizzare le tecnologie digitali per prevenire e contrastare la corruzione? 

«Qual è lo strumento nei paesi del nord con la quale si è ridotta la corruzione? Quelli sono i paesi meno corrotti perché sono estremamente trasparenti. Il miglior “poliziotto” è il lampione, il miglior “disinfettante” è la luce, perché le cose che accadono in pubblico sono quelle in cui non si possono verificare atti scorretti. Quindi se si rendono i meccanismi pubblici più trasparenti è molto meno facile che si verifichino episodi corruttivi. Su internet al giorno d’oggi ci sono delle normative in ambito di trasparenza da rispettare e quindi sarebbe opportuno che i ragazzi, anche per dieci minuti al giorno, utilizzassero i social per informarsi su cosa succede nel mondo intorno a loro o a livello locale, per acquisire informazioni e conoscenza».  

Lei è un magistrato, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione fino al 2019 e dal 2020 Procuratore della Repubblica a Perugia. È stato anche uno dei fautori degli arresti camorristici dei maggiori esponenti del clan dei casalesi.  C’è, secondo lei, il pericolo della rinascita di una criminalità così violenta in questo territorio? 

«Il pericolo non si può escludere ma io non lo vedo molto semplice. Quello che ho verificato è che c’è una criminalità molto cambiata, non è stata certo eliminata la camorra, ci sono tantissimi personaggi che hanno preso il posto dei grandi capi ma non possono essere assolutamente paragonabili al “prima”. Sono spesso dei ragazzini che sono dediti allo spaccio della droga, è cambiato tutto il sistema. Queste realtà criminali ovviamente non mi sembrano meno pericolose poiché sicuramente più violente, ma non sono oggettivamente quelle di una volta. Quindi no, non credo possano tornare quei tempi o, almeno, me lo auguro».  

Se ne avesse la possibilità ritornerebbe ad occuparsi del nostro territorio? 

«Certamente, prima o poi ci tornerò!».  

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