La continua minaccia nei confronti di Charlie Hebdo e della libertà d’espressione

È di ieri la notizia dell’attentato compiuto davanti l’ex sede del giornale satirico Charlie Hebdo, dove un attentatore ha ferito due persone con una mannaia. L’uomo sospettato dell’attentato è un ragazzo pachistano di 18 anni che, in questo momento, è in stato di fermo.

Secondo alcune fonti dell’inchiesta, il presunto attentatore ha dichiarato di aver agito con l’intento di colpire la redazione di Charlie Hebdo, che invece si è traferita da ormai quattro anni in un luogo protetto e tenuto segreto.

Il 18enne pachistano ha confessato essere stato infastidito da alcune caricature di Maometto, pubblicate di recente dal giornale satirico.

Gli attentati precedenti

Charlie Hebdo è da anni al centro dell’attenzione pubblica per le sue vignette satiriche e per la sua linea editoriale fortemente critica nei confronti della difesa delle libertà individuali, civili e collettive.

Nato inizialmente come un periodico mensile, alla fine degli anni ’60 diventa un settimanale sotto la guida di François Cavanna. Dopo un drastico calo di vendite, il giornale decide di chiudere le pubblicazioni all’inizio degli anni 80, per poi riprendere le pubblicazioni quasi un decennio più tardi.

Nei primi anni del 2000, Charlie Hebdo inizia a ricevere le prime pesanti critiche dal mondo islamico per la pubblicazione di caricature di Maometto che lo vedevano raffigurato con una bomba al posto del turbante.

Nel novembre del 2011, la sede del giornale viene distrutta a seguito del lancio di diverse bombe Molotov e il sito internet diventa bersaglio di un attacco informatico. Qualche giorno prima dell’attacco, il giornale aveva pubblicato delle vignette su Maometto che diceva “100 frustate se non muori dalle risate” e il titolo “Charia Hebdo”, gioco di parole tra Sharia e il nome del giornale.

Il 7 gennaio del 2015 il giornale diviene nuovamente bersaglio di un attentato, in quello che nella storia della Francia verrà ricordato come uno degli episodi più drammatici e cruenti. Due persone armate di Kalashnikov fanno irruzione negli uffici della sede e aprono il fuoco, uccidendo 12 persone. Gli autori della strage sono i fratelli Kouachi, jihādisti franco-algerini di Gennevilliers. Anche in questo caso, prima dell’attacco, il settimanale satirico aveva pubblicato sul proprio profilo Twitter una vignetta su Abu Bakr al-Baghdadi, leader dello Stato Islamico.

Le minacce che si ripetono

Il 23 settembre i servizi di informazione francesi hanno redatto una lettera in cui chiedono la mobilitazione a favore della libertà di espressione a sostegno di Charlie Hebdo. La direttrice delle risorse umane del settimanale, Marika Bret, ha ricevuto minacce considerate gravi dalle autorità, motivo per il quale è stata costretta ad allontanarsi dalla propria abitazione.

Dopo anni di continua lotta, non sembra essersi arrestato il flusso di minacce e intimidazioni nei confronti della linea editoriale scelta da Charlie Hebdo. La campagna d’odio messa in pratica dai gruppi organizzati di fondamentalisti islamici è indice di poca tolleranza nei confronti della libertà d’espressione che, nonostante i vari attentati, continua ad essere la forza motrice del giornale francese.

di Antonio Bucciero

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