La Consulta si pronuncia sull’adozione: un passo verso l’unicità dello stato di figlio

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Tutti i bambini adottati, anche se tramite adozione in casi particolari, hanno diritto ad instaurare legami parentali con la famiglia dell’adottante.
Decisiva la pronuncia della Corte costituzionale n. 79 del 2022 pubblicata a fine marzo.
La vicenda sottoposta all’attenzione della corte riguarda una coppia omosessuale. Precisamente, Il ricorrente aveva domandato al Tribunale per i minorenni di Bologna il riconoscimento dell’adozione di una minore, figlia biologica del partner, nonché il riconoscimento dei rapporti civili della minore anche con i parenti dell’adottante.
Il giudice aveva accolto la domanda di adozione.
La giurisprudenza, infatti, muovendo dal disposto dell’art. 44 della legge 184 del 1983 in tema di adozione “in casi particolari” ha aperto alla possibilità di adozione del figlio del proprio partner, anche in coppie dello stesso sesso. Precisamente, quando il “genitore sociale” sia dello stesso sesso del genitore “biologico” o adottivo, in base ad un’adozione piena precedente.
Senonché, il giudice aveva negato di poter riconoscere l’esistenza di un legame con i parenti del ricorrente, ai sensi dell’art. 55 della legge del 1983, in combinato disposto con l’art. 300, secondo comma, del Codice civile. Ha, pertanto, sollevato questione di legittimità costituzionale dell’articolo in esame. La Corte, muovendo dalla necessità di tutelare il primario interesse del minore, ha ritenuto che la disposizione introduca una irragionevole disparità di trattamento rispetto all’unicità dello status di figlio.

La norma in esame, infatti, priva il minore delle tutele personali e patrimoniali che si ricollegano al riconoscimento dei legami parentali e che il legislatore ha inteso garantire a tutti i figli in egual misura. La previsione si traduce, inoltre, in una lesione all’identità personale, che si costruisce nel contesto dell’ambiente familiare dell’adottante.
Segna, peraltro, un momento di contrasto con il diritto alla vita privata e familiare, riconosciuto dalla Carta europea dei diritti dell’uomo. Sono ricompresi, infatti, nel concetto di vita familiare, i legami civili con i parenti del genitore, quali conseguenza dello stato di figlio.

La sentenza segna un ulteriore passo in direzione della piena unicità dello stato di figlio, secondo il percorso già intrapreso dal legislatore con la riforma della filiazione del 2012-2013. Se la tendenza della giurisprudenza è nel senso dell’espansione dei diritti e delle garanzie della famiglia e dei suoi singoli componenti, si fa pregnante l’urgenza di un intervento del legislatore a codifica delle tutele sin ora riconosciute.

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La lacunosità del panorama normativo, infatti, non può che condurre ad un vulnus di garanzie, a discapito della piena parità di trattamento dei cittadini: un vuoto inaccettabile dal momento che la famiglia – i cui contorni sono in costante mutamento – merita protezione in tutte le sue manifestazioni.

di Edna Borrata e Ilaria Ainora

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°229 – MAGGIO 2022

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