La circolare del Ministero dell’Interno che fa insorgere l’Antiracket

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La lotta alle mafie, che in particolari periodi storici e in particolari sedi diveniva tacita convivenza, ha caratterizzato l’intera storia d’Italia.

Oggi però, possiamo affermare che il nostro Bel Paese vanta una legislazione antimafia decisa, dettagliata ed efficace. Un fortino costellato da leggi, costruito dal coraggio e dal sacrificio di molti uomini, ma che nell’ultimo periodo pare messo a dura prova da una circolare ministeriale.
Infatti, in questi giorni, abbiamo visto diverse realtà antiracket e antiusura, che da anni svolgono assistenza per coloro che denunciano il pizzo mafioso, insorgere contro la circolare del Ministero dell’Interno n.302 del 18 gennaio 2019.

Una circolare che va a modificare l’interpretazione della legge n.512/1999, pilastro della legislazione antimafia ed istitutiva del “Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime di reati di tipo mafioso”. Alla lettura di questa circolare, interviene sul sito online de “L’Espresso” l’Associazione “AddioPizzo” che afferma: “Un nuovo orientamento amministrativo sta minando le basi e il senso autentico di una legge, considerata un baluardo normativo nella lotta alla mafia e nell’attività di assistenza alle vittime. Nei mesi scorsi, con una circolare ministeriale (pubblicata dall’Ufficio vittime di mafie) è stato dato un colpo di spugna all’attività di supporto processuale svolta dagli avvocati, che hanno assistito negli ultimi anni – e in molti processi – decine di vittime di mafia ed estorsione.

A molte di esse, infatti, non saranno più riconosciute dallo Stato le spese legali, così come invece è previsto dalla legge sopra menzionata e benché tali spese siano state stabilite da giudici in sentenze emesse da tribunali di questo Paese”. Un duro affondo che si conclude con una richiesta al governo, di qual color si voglia, di “porre immediatamente rimedio a tale grave fatto”.

Ma cosa c’è scritto all’interno di questa circolare ministeriale proveniente dall’ “Ufficio per le attività del Commissario (Raffaele Cannizzaro ndr) per il coordinamento delle iniziative di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso” ?

All’interno di questa, al paragrafo “Liquidazione spese avvocati antistatari”, viene espresso il parere dell’Avvocatura di Stato, la quale nega l’accesso al Fondo per le vittime dei reati di tipo mafioso ai suddetti avvocati. L’Avvocatura ribadisce, inoltre, che l’accesso al Fondo è destinato unicamente alle vittime e agli enti che abbiano i requisiti necessari per accedervi. Se da un lato questa interpretazione potrebbe essere comprensibile e fondata, dall’altro creerebbe non pochi problemi alle associazioni antiracket, le quali lamentano del fatto che il mancato accesso al Fondo per gli avvocati antistatari, faccia sì che venga meno quella garanzia che offriva alla vittima un’assistenza legale gratuita, incoraggiandola maggiormente a denunciare.

Insomma: per loro sarebbe sicuramente un’arma in meno con la quale sostenere e creare un rapporto di fiducia con l’estorto. Il nodo è estremamente tecnico e merita un’approfondita analisi che promettiamo di pubblicare in seguito, dopo aver raccolto i pareri degli esperti e dei diretti interessati. Resta sicuramente la perplessità in merito all’argomento ed anche alla risposta oggettivamente tardiva delle realtà antiracket, considerando che la circolare è del 18 gennaio e la risposta di “AddioPizzo” è stata resa pubblica su L’Espresso solo il 26 agosto.

Ad unirsi alla voce dell’associazione è anche la F.A.I. (Federazione Antiracket Italiana), nella persona di Luigi Ferrucci, Presidente nazionale, il quale afferma in una nota stampa che: “Questa circolare ministeriale va a minare una legge da tutti ritenuta un pilastro della nostra legislazione antimafia e sostenuta da tutti coloro impegnati seriamente nella lotta alle mafie. Convincere i nostri colleghi sotto estorsione a denunciare non è facile, ancora troppo poche sono le denunce: questa interpretazione della legge n.512, che di fatto rende impossibile ai nostri legali dare quella gratuita assistenza tanto preziosa per l’operatore economico che denuncia, va in una direzione a noi incomprensibile. Non si capisce infatti quale sia l’intento, certo non vogliamo che le denunce diminuiscano ancora!”

di Antonio Casaccio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°197
SETTEMBRE 2019

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