Zero Covid

La Cina più ribelle del secolo: basta con “Zero Covid”

Benedetta Guida 29/11/2022
Updated 2022/11/29 at 3:32 PM
3 Minuti per la lettura

Negli ultimi giorni le proteste e le manifestazioni proliferano come conigli in Cina. La popolazione cinese è insostenibilmente stremata dalla politica governativa Zero Covid che ha fatto precipitare il paese in un vero e proprio stato di guerra.

La politica Zero Covid nei viaggi

Entrare in Cina è una epopea: un tampone prima della partenza, due all’arrivo, una settimana di isolamento in alloggi specializzati durante la quale si ci deve sottoporre ad un tampone giornaliero, per poi concludere (se ovviamente si risulta sempre negativi) con 3 giorni di isolamento a casa e un tampone conclusivo. 

La vita in Cina durante il Covid

Vivere in Cina non è meno complesso: si è costantemente sotto minaccia di lockdown, si chiude, si apre, si richiude ma non si apre mai del tutto. Le misure di contenimento del virus sono rigidissime, e gravissime sono le sanzioni in caso di infrazione. Ogni focolaio va immediatamente soffocato ma, dopo due anni di lotta col virus, sono le persone a sentirsi soffocate.

I morti di Urumqui

L’evento scatenante delle proteste che stanno fioccando da Shangai a Pechino, a tutte le grandi città cinesi, è stata la morte di 10 persone a Urumqui nello Xinjiang. Secondo i manifestanti, quelle persone sono state altre vittime della politica Zero Covid che, sigillando interi edifici e centri urbani in caso di positivo, lascia spesso persone recluse per mesi nelle proprie case, anche a rischio di morire per cause diverse dal Covid. 

Delle proteste mai viste

Proteste come quelle di questi giorni non si vedevano da più di mezzo secolo, e non perché in Cina non si protesti mai. Anzi, manifestazioni e proteste sono state frequenti in questi decenni, ma l’estrema novità di quelle attuali è che mai prima d’ora nel mirino dei manifestanti ci fosse il Governo centrale, e soprattutto il suo leader, Xi Jinping, che ha messo il suo marchio sulla politica Zero Covid. Sui fogli di carta con cui sono scesi in piazza, i cinesi sono arrivati a scrivere “Xi dimettiti” e parole come “dittatura”. Le proteste per la prima volta hanno un’organizzazione capillare che coinvolge tutte le città più importanti della Cina. Per la prima volta, ancora, i manifestanti sono riusciti ad eludere la censura cinese e ad organizzarsi sul social più utilizzato nel paese, WeChat, su cui sono state inoltrate e scambiate centinaia di immagini e video delle proteste. 

Insomma, con i casi che aumentano e l’estrema insofferenza dei cinesi, Xi Jinping dovrà giocarsi bene le sue carte e forse fare un passo indietro su Zero Covid, oppure potremmo assistere ad una rivoluzione epocale nel paese più emergente dell’Oriente. 

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