La Cina boicotta i brand occidentali

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Informareonline-Cina
Dopo le accuse di lavoro forzato nello Xinjiang alcuni brand sono passati alla ritirata sugli accordi per il cotone, lo stato cinese risponde.

Proprio per la Via della Seta che collega Cina e Medio Oriente, nell’area Nord-Ovest cinese, tra vari gruppi etnici c’è la comunità degli Uiguri nello Xinjiang. Questo territorio anonimo è rinomato per le coltivazioni del cotone, divenendo tra i maggiori fornitori al mondo. Tra coloro che attingevano a questa fonte si annoverano noti marchi quali Nike, H&M, Adidas e New Balance. Se l’esportazione finora non destava alcun problema ora si parla di vero e proprio boicottaggio.

Risale ad un anno fa la rivelazione shock riguardante il gruppo degli Uiguri costretto a condizioni lavorative ai limiti del pensabile. Per tal motivo Pechino è stata accusata di detenzione arbitraria di circa un milione di persone in quelli che vengono definiti “campi di rieducazione”, in cui di pari passo all’attività lavorativa si verifica sterilizzazione e sorveglianza forzata. Al diffondersi della notizia il marchio svedese H&M ha deciso di prendere le distanze dallo Xinjiang scegliendo così d’esser vicino ai lavoratori.

Il crimine non resta impunito, all’arrivo delle sanzioni da parte di USA, Ue, Gran Bretagna e Canada. I marchi, per non esser risucchiati nello scandalo, annunciano di interrompere il rapporto con lo Xinjiang. Non attingeranno più a questa fonte per il cotone avendo a cuore la salvaguardia dei lavoratori. Pechino smentisce le accuse nonostante le violazioni dei diritti umani sugli uiguri e risponde colpendo il colosso svedese e gli altri marchi che in precedenza avevano lasciato trapelare giudizi sulla faccenda.

H&M e con essa anche Nike, Adidas e New Balance si sono ritrovate al bando, completamente boicottate. La vicenda è stata a tal punto fomentata da portare i consumatori cinesi a dar fuoco alle proprie scarpe Nike con tanto di condivisione sui social. Come se non bastasse, gran parte degli influencer asiatici ha bruscamente interrotto le collaborazioni in corso con i suddetti marchi schierandosi a favore dello stato. Un brutto colpo per H&M che perde l’approvazione del quarto mercato di riferimento: 520 negozi in Cina e l’omissione dai motori di ricerca cinesi degli shop online.

di Chiara Del Prete

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