La CEDU condanna l’Italia per la gestione disumana dell’immigrazione

Tonia Scarano 11/07/2023
Updated 2023/07/11 at 12:51 PM
5 Minuti per la lettura

La CEDU, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con sede a Strasburgo, ha reso definitiva la condanna presentata all’Italia, paese firmatario della Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà del Consiglio d’Europa.

Tunisia-Lampedusa-Tunisia, 2017

La riunione della Corte EDU del 30 marzo 2023, tratta «Il caso della detenzione dei rifugiati nell’hotspot sull’isola di Lampedusa, in Contrada Imbriacola, le loro pessime condizioni di soggiorno e il loro trasferimento forzato in Tunisia».

È il caso di alcuni migranti tunisini che, nell’ottobre 2017, hanno attraversato il Mediterraneo con mezzi di fortuna. Sulla rotta una nave italiana ha soccorso l’imbarcazione -in pericolo- e hanno raggiunto l’isola di Lampedusa. Lì i rifugiati sono stati trattenuti senza possibilità di scelta per dieci giorni all’interno dell’hotspot di Lampedusa, in condizioni di degrado. Al degrado ha seguito il rimpatrio: i migranti sono stati trasferiti a Palermo e riportati in Tunisia in aereo.

Il ricorso alla CEDU, 2018

I migranti hanno fatto appello alla Corte EDU, garante del rispetto della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, firmata da 47 paesi, tra cui l’Italia. Le persone maltrattate hanno segnalato l’avvenuta privazione della libertà personale e di circolazione, senza una decisione chiara o la possibilità di contestare legalmente tale operazione e l’azione illegale di respingimento collettivo.

La condanna definitiva

Nel marzo 2023, la Corte EDU già condanna l’Italia per aver violato l’articolo 3, 5 e 13 della Convenzione EDU, dando al paese tre mesi di tempo per riferire una decisione alla Grande Camera e proporre una eventuale revisione, decisione alla quale il governo non ha mai appellato.

Il 30 giugno, infatti, la condanna è diventata definitiva, stabilendo un dovuto risarcimento per danno morale da parte dell’Italia di €8500 a ciascun ricorrente e di €4000 per risarcire costi e spese. Le violazioni della Convenzione EDU, invece, sono le seguenti:

  • 1. i ricorrenti sono stati arbitrariamente privati della libertà, in quanto il loro trattenimento per dieci giorni presso l’hotspot di Lampedusa è avvenuto in assenza di una base giuridica chiara e accessibile e di uno specifico provvedimento;
  • 2. tale trattenimento costituisce un trattamento inumano e degradante, vietato come tale, senza che le difficoltà derivanti dall’aumento dell’afflusso di migranti e richiedenti asilo possano dispensare gli Stati membri del Consiglio d’Europa dagli obblighi derivanti dall’art.3 CEDU;
  • 3. i provvedimenti di respingimento emessi nei confronti dei ricorrenti, in quanto adottati in mancanza di una valutazione individualizzata delle loro posizioni, equivalgono ad una espulsione collettiva.

La CEDU

La Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, scritta e siglata nel dopoguerra, è uno degli atti fondamentali a tutela dei diritti di base degli esseri umani, insieme alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani scritta dall’Onu nel 1947 (entrata in vigore nel ’48).

La Convenzione EDU non si limita alla garanzia della tutela dei diritti fondamentali entro le frontiere europee, né va associata all’Unione Europea. Essa è sottoscritta da ben 47 paesi ed è stata firmata a Roma il 4 novembre 1950.

La Corte EDU è l’organo che garantisce il rispetto della Convenzione EDU e alla quale è possibile fare appello in caso di una presunta violazione degli articoli della Convenzione da parte di uno degli stati membri.

L’Italia è stata condannata e sanzionata dalla Corte EDU e non è l’unico caso in cui il nostro paese è stato sanzionato a causa della gestione degradante dell’immigrazione e per aver compiuto azioni illegali di respingimenti, rimpatri forzati ed estremo controllo delle frontiere nazionali. Sanzioni e condanne di portata internazionale e globale sono le conseguenze di un piano gestionale nazionale che esclude, caccia e maltratta. E non migliorerà se tali politiche non saranno rivoluzionate a favore di un approccio umano e legale verso i flussi migratori.

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