canapicoltura caserta

La canapicoltura nel casertano, risorsa agricola e manifatturiera 

Redazione Informare 25/06/2024
Updated 2024/06/24 at 6:07 PM
5 Minuti per la lettura

È di grandissima attualità il tema della produzione e dell’uso di una pianta dal grandissimo potenziale economico ed ecologico, conosciuta adesso prevalentemente per i suoi effetti psicoattivi e, quindi, come droga. Stiamo parlando della canapa, oggi associata quasi esclusivamente alla pianta da cui si ricava la sostanza stupefacente, ma che ha avuto una funzione economica e sociale di grandissimo rilievo nel territorio dell’antica Terra di lavoro, prima, e della provincia di Caserta, poi. La provincia di Terra di lavoro è stata infatti un luogo ideale per la produzione di canapa di buona qualità, da utilizzare anche (ma non solo) nel settore tessile per la produzione di tela di buona qualità adatta alla realizzazione di tappeti, stuoie, funi, pezzi da corredo. Il territorio dell’antico casertano si prestava infatti alla coltivazione a causa della presenza di numerosi corsi d’acqua, elemento fondamentale per la coltivazione e per la produzione, consistenti in varie fasi (semina, raccolto, macerazione, essiccazione, stigliatura, gramolatura, cernita e imballaggio, lavorazione industriale) che dettavano i ritmi delle comunità impegnate nelle lavorazioni.  

La pervasività della coltura nei territori dell’antica Terra di lavoro fece della provincia di Caserta il secondo produttore nazionale di canapa negli anni ‘20 del ‘900, seconda solo all’Emilia Romagna, anch’essa investita dalla diffusione della coltura sin dal XVI secolo come conseguenza della globalizzazione e dei viaggi transoceanici che richiedevano la massiccia produzione di vele e corde per le navi che partivano alla scoperta di nuovi mondi e, soprattutto, di nuovi mercati.  

Il periodo di maggiore affermazione sul mercato internazionale della canapa italiana fu il ventennio fascista, quando le aspirazioni autarchiche, da un lato, e la repressione delle richieste salariali e contrattuali dei lavoratori, dall’altro, remavano a vantaggio della produttività e redditività, che valse al nostro Paese il secondo posto nel mondo tra i produttori della fibra.  

Il protagonismo di Caserta in queste vicende – che non hanno avuto solo risvolti economici ma che hanno rappresentato un fenomeno sociale e culturale di grande impatto sulle comunità interessate – è ricostruibile attraverso il ricco patrimonio documentario, conservato in Archivio di Stato, prodotto dal Consorzio nazionale canapa di Caserta. Istituito con il decreto legislativo luogotenenziale il 17 settembre 1944 n. 213, si sostituì ai soppressi Ente economico delle fibre tessili e Ente nazionale esportazione canapa. Fu retto per vari anni da una gestione commissariale e fu sottoposto al controllo del Ministero dell’industria e del commercio e del Ministero dell’agricoltura e delle foreste.  

Nel 1946 il Consorzio fu sollevato dalle attribuzioni relative alla fase industriale e conservò i compiti di natura tecnica ed economica della fase pre-manifatturiera: promuovere il miglioramento e la tutela economica della produzione della canapa, disciplinare e controllare le superfici coltivate, ammassare ed esportare la canapa greggia, il pettinato e la stoppa di canapa e determinarne i prezzi. Nel 1953 assunse la denominazione di Consorzio nazionale produttori canapa. Conservò le attribuzioni che aveva, ma fu posto sotto l’esclusivo controllo del Ministero dell’agricoltura e delle foreste.  

All’inizio degli anni ’70, il ceto artigianale canapiero e le industrie, che nel passato avevano assorbito enormi quantità di fibra, scomparvero e la maggior parte di esse si orientarono verso altre materie prime, con conseguente adeguamento degli impianti. Neanche i premi di incentivazione, nell’annata agraria 1970-71, valsero a mutare il corso degli eventi. Il Consorzio fu posto in liquidazione.  

Della storia novecentesca della canapa nel casertano restano dunque le tracce documentarie e fotografiche: a breve l’Archivio di Stato di Caserta pubblicherà online le oltre 800 foto che documentano le attività del Consorzio e dei produttori in esso riuniti, come quella che vedete in questa pagina, che raffigura le maestranze (qui prevalentemente femminili) impegnate in una delle tante gravose fasi di produzione della fibra.  

Forse ricostruire la storia di questa produzione agricola e manifatturiera potrebbe spostare l’attenzione dal solo dato relativo alla capacità stupefacente della pianta (che pure va inquadrata dal punto di vista della commercializzazione delle infiorescenze e dei limiti alla presenza del principio attivo psicoattivo THC) a quella della molteplicità dei suoi utilizzi. Questi ultimi sono potenzialmente capaci di determinare altrettante filiere produttive, anche grazie alla peculiarità della canapa di essere poco esigente di input energetici e di fitofarmaci e fertilizzanti, facendone una coltura a basso impatto ambientale.  

di Fortunata Manzi, Direttrice dell’Archivio di Stato di Caserta

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