La Campania ha la sua guida Lonely Planet

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Un viaggio lungo 432 pagine per scoprire le bellezze della Campania 

Napoli, Salerno, Avellino, Benevento e Caserta: queste le cinque province della Campania, adesso valorizzate La nuova guida Lonely Planet dedicata alla Campania, grazie ad un progetto di circa due anni realizzato assieme alla Società Campana Beni Culturali (Scabec), società in house della Regione Campania impegnata nella promozione del patrimonio culturale campano. Un itinerario volto a tracciare i luoghi della cultura ancora poco noti al grande pubblico, passeggiate suggestive lungo sentieri affascinanti, tour enogastronomici e informazioni utili per coloro che vogliono scoprire la regione o viverla più profondamente. 

Il viaggio non può che iniziare da Napoli, una visita che va oltre la bellezza già apprezzata del suo centro storico, il cuore viscerale della città. Un viaggio che conduce nella storia dei principali luoghi della cultura della Nea Polis, dei suoi quartieri più veraci, dell’incontro tra sacro e profano dei vicoli e delle strade, del suo street food e dei murales urbani. Non solo Napoli ma anche i Campi Flegrei, il Vesuvio, la Penisola Sorrentina, le isole del Golfo. È dalla costa cilentana che prende il via il tour nel vasto territorio che fa parte della provincia di Salerno per poi giungere in città, tra «le viuzze stropicciate del centro storico, con il loro tripudio di archi, odori marinareschi, chiesette profumate di antico, insegne vintage, colonne romane che fanno capolino dalle facciate scrostate delle case, dove si alternano alle architetture contemporanee che hanno rinnovato l’identità della città». Una tappa che anticipa altre bellezze racchiuse in questa provincia, come la divina Costiera Amalfitana, il Vallo di Diano e gli Alburni.
Poi ci spostiamo ad Avellino e all’Irpinia, «di una bellezza non convenzionale e tutt’altro che trendy, non per tutti», una dimensione di unicità che si traduce in uno dei «pochi territori che sono in grado di trasmettere in egual misura la forza dirompente del proprio carattere: nessun evento sismico ha svilito le suggestive tradizioni radicate nei secoli; villaggi abbandonati e castelli in rovina sembrano rianimarsi sullo sfondo di una natura grandiosa, fatta di boschi, verdi vallate, montagne solcate da eremi, colline accarezzate da filari di vite o ulivi». Un aspetto peculiare che si può ammirare non solo in città, una carica fortemente evocativa che si respira anche in siti culturali quali il Santuario di Montevergine, l’Abbazia del Goleto o l’area naturale di Mefite, luoghi che accendono atmosfere mistiche, suggestioni pagane e pura poesia. Prossima tappa del nostro viaggio è il beneventano, territorio poco avvezzo ai grandi flussi turistici, eppure bellissimo e coinvolgente.

Benevento è «una cornucopia di testimonianze artistiche di epoche diverse, e se fosse collocato in una regione meno affollata di meraviglie potrebbe certamente ambire a una più ampia notorietà». È così che cominciamo ad esplorare borghi sanniti di «grandissima personalità», un percorso che prende il via dalla scenografica «Sant’Agata de’ Goti, titanicamente aggrappata a una rupe di tufo, passando per Cerreto Sannita, con la secolare lavorazione delle ceramiche, e arrivando a Telese Terme, conosciuta per le terme e i ristoranti gourmet». Infine, Caserta, dove «la fama della Reggia supera di molto quella della città, cresciuta nei secoli all’ombra di quella che è una delle residenze più sontuose della Penisola». Eppure il viaggio prosegue tra l’archeologia di Capua e Santa Maria Capua Vetere, l’archeologia industriale di San Leucio, la natura del Parco Regionale del Matese e il silenzio avvolgente dei villaggi di Sessa Aurunca. 

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Informare inizia il proprio viaggio con Giuseppe Ariano, Direttore Marketing e Comunicazione di Scabec. 

Informareonline-ariano«La guida Lonely Planet dedicata alla nostra regione va letta come un’esperienza indimenticabile promossa dalla Regione Campania tramite Scabec nell’ambito del progetto di campania>artecard, il pass che racchiude l’intera offerta del patrimonio culturale campano e che offre la possibilità a turisti e a residenti di accedere a castelli e dimore storiche, chiese e complessi monastici, musei e parchi archeologici, parchi e grotte naturali. Anche la copertina è stata guardare al particolare della Campania: la casina vanvitelliana è tra le location più instagrammate della Campania con l’hashtag #casinavanvitelliana. Il progetto risale al 2019, quando il turismo, poi bloccato dalla crisi scatenata dal Covid-19, era in forte crescita: basti ricordare il boom dei voli low cost su Napoli. Allora, pensammo ad una ricerca di marketing sulla Campania e su campania>artecard. In questa ricerca fu rilevato che la maggior parte dei visitatori e fruitori di arte in Campania si organizzano in maniera autonoma, seppure facenti parte di categorie eterogenee. Lonely Planet è la guida più venduta in Italia e, nel mondo, copre 50% del mercato internazionale delle guide.
Così, come prima fase del progetto, Lonely Planet realizzò un racconto digitale di alcune aree ai margini dei grandi flussi turistici: i Campi Flegrei (esplorando il patrimonio naturalistico, i vulcani e l’archeologia), le grotte di Pertosa, la Certosa di Padula, il beneventano e, in particolare, il telesino (per valorizzare le aree interne. Quindi riflettemmo sul fatto che esisteva già una guida di Napoli e delle isole e, ci domandammo, perché non farne una per tutta la Campania, valorizzando le piccole realtà? Detto fatto. Nel 2020, gli autori di Lonely Planet sono venuti a esplorare i territori, incontrare persone, ecc. La pandemia ha bloccato tutto. Infatti la pubblicazione della guida, prevista a ottobre 2020, fu poi rinviata a marzo 2021. La guida verrà presto tradotta in altre lingue, mentre stiamo lavorando ad una nuova versione in lingua inglese, con gli autori di Lonely Planet provenienti da New York. La Campania racchiude un patrimonio culturale di altissimo livello, con tantissimi siti da conoscere e visitare. Gli asset esistono, ma c’è una parte di territorio da stimolare, a partire dai piccoli comuni: per esempio, le aree interne, che dovrebbero offrire servizi più organizzati sul turismo, puntando sul turismo lento e su quello estero, ma anche migliorare la comunicazione, la qualità dell’accoglienza».

di Fabio Di Nunno

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE 

N° 219 – LUGLIO 2021

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