La Campania Felix nei colori di Alfredo Cordova

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La Redazione di Informare ha ospitato Alfredo Cordova, noto pittore, grafico ed incisore napoletano. Definito dai critici “il pittore dei paesaggi ancestrali della Campania Felix”.
Cordova si è raccontato ad Informare e ha parlato di arte, giovani e futuro.
Alfredo, sei considerato il pittore dei paesaggi ancestrali della Campania Felix. Ti va di spiegarci questa definizione?
«Questa è un’etichetta che mi è stata data da qualche amico giornalista e critico.
Io lavoro sulla memoria e sull’interpretazione visiva di ciò che ho coltivato e studiato per decenni, e cioè il colore innanzitutto; probabilmente mi hanno condizionato forse i francesi del diciannovesimo secolo, che hanno fatto ricerche approfondite sulla teoria del colore, sul soggetto, e quindi da lì sono partito con i miei studi accademici, lavorando su un discorso di carattere fantastico, surreale e talvolta metafisico di esso…».

I tuoi colori sono molto delicati, poi all’improvviso c’è una sorta di esplosione in cui il soggetto compare…
«In questi anni ho comunque provato a sperimentare. All’accademia ho avuto come docente di pittura  Armando De Stefano, pittore esperto, di mestiere. Ho avuto anche la fortuna di conoscere Raffaele Canoro.
Come mio riferimento prendo le reminiscenze di vita, seguendo mio padre, perché mi posso definire figlio d’arte; mio padre era un’autodidatta.
Inizialmente da studente ero contrario alla paesaggistica, mi resi conto successivamente che la pittura reale è nell’ interpretazione, non nella rappresentazione, ed io mi definisco un pittore di lettura facile.».
Parliamo dei giovani. C’è chi frequenta il liceo artistico per passione, mentre altri lo scelgono in assenza di alternative. La domanda è: si mangia con l’arte?
«Bisogna innanzitutto fare una distinzione: c’è una nicchia che lo sceglie per vocazione, e in questa nicchia c’è anche l’interesse occupazionale. Poi c’è l’altra parte che lo sceglie perché crede sia più semplice rispetto alle altre scuole, o perché non sa realmente quale indirizzo scolastico scegliere.
L’accademia delle belle arti oggi lavora bene, però noto che il reale senso artistico non c’è, è un’università a tutti gli effetti.
Non si mangia d’arte, o meglio, molto poco. Gli investitori nel meridione sono pochi, molto spesso sono disinformati oppure, purtroppo, hanno un potere economico importante ma un grado di cultura modesto; il settore artistico è anomalo, molti artisti pensano di poter vendere facilmente, ma bisogna essere bravi ad essere venditori di sé stessi».
Nell’ultimo periodo ha vissuto, combattuto e sconfitto il cancro? Come ne sei venuto fuori?
«Ne esco positivamente. Mi ha aiutato molto il lavoro, l’attività sportiva (sono  stato anche uno sportivo, ricevendo anche risultati a livello nazionale con la lotta greco-romana, ho fatto anche l’arbitro anche per una trentina d’anni)  anche se lasciata a causa delle terapie, la pittura, i vari eventi, organizzare delle attività, lavorare nel liceo artistico insieme ai ragazzi a cui non ho nascosto nulla; ero costretto ad assentarmi di tanto in tanto per le terapie e loro hanno sempre recepito e mi sono venuti incontro.
Devo dire anche che per i primi tempi la crisi c’è stata, una crisi importante, forse dovuta ad un’inconsapevolezza, al fatto di non avvertire nulla, pensare di non avere nulla eppure guardandomi allo specchio ogni giorno, mi accorgevo che invece qualche problema c’era.
Vedo persone che si chiudono in sé stesse, non vogliono ascoltare nessuno, ma in realtà dipende anche tutto da medici, famiglia, dal contesto che si ha intorno. Bisogna stringere i denti, andare avanti, stare bene con sé stessi».

In bocca al lupo ad Alfredo che oltre ad essere un Maestro d’arte è anche un maestro di vita per i suoi allievi.
di Daniela Russo
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