California, stop alle pellicce

La California dice Stop alle pellicce

Ludovica Palumbo 10/01/2023
Updated 2023/01/10 at 3:46 PM
3 Minuti per la lettura

Sapete quanti sono gli animali che ogni anno muoiono per la produzione di pelle, pellicce e piume? La storia delle cosiddette “vittime della moda” non è certo un mistero, animali sfruttati, maltrattati e brutalmente uccisi, per cosa? Per produrre indumenti che potrebbero tranquillamente essere realizzati con materiali alternativi.

Ma per fortuna, complici i movimenti ambientalisti ed animalisti degli ultimi tempi, qualcosa sembra stia cambiando.

La LAV ha ideato infatti da tempo la ANIMAL FREE FASHION: «la prima iniziativa internazionale a favore di una moda etica, che mira a difendere tutti gli animali sfruttati nell’industria dell’abbigliamento. Quindi non solo animali “da pelliccia”, ma anche animali utilizzati come risorse di “piume”, “pelle”, “seta” e “lana”».

E ad aver accolto questa voce, c’è a partire da quest’anno, anche lo stato della California, il primo stato degli Stati Uniti a vietare la vendita e la produzione di pellicce.

California, via all’iniziativa amica degli animali

Era il 2019 quando il Governatore dello Stato del Sole Gavin Newsom approvava una legge che rende a tutti gli effetti illegale “vendere, esporre in vendita, commerciare o distribuire a titolo monetario o non monetario un prodotto in pelliccia”.

E finalmente, a partire dal primo gennaio di quest’anno, questa iniziativa è diventata realtà.

 Dal 2023 infatti, la California vieta la vendita e la produzione di pellicce indicando con il termine pelliccia, la “pelle di animale o parte di essa con peli, pile o fibre di pelliccia attaccate” stilando un vero e proprio elenco di animali che non potranno più essere allevati per la produzione tra cui visoni, volpi, conigli…

Le conseguenze per chi viola queste regole? Sanzioni che vanno dai 500 fino ai 1000 dollari!

Applausi da parte dei promotori di questa iniziativa e dalle principali associazioni animaliste del Paese che vedono finalmente concretizzarsi una lotta portata avanti da tempo.

E questo non fa altro che alimentare la cassa di risonanza che sta portando numeri stilisti e case di moda ad abbandonare finalmente materiali di origine animale andando verso una moda sempre più animal-friendly, green e sostenibile.

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