La brucellosi bufalina avanza nel casertano: l’appello degli allevatori

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“L’intero mondo zootecnico con i titolari di azienda, i consorzi, gli allevatori bufalini e l’intera filiera del casertano è letteralmente in ginocchio per l’imperversare della brucellosi ormai concentrata nei comuni di Terra di Lavoro e in particolare a Casal di Principe, Villa di Briano, Frignano, San Marcellino, Aversa, Cancello Arnone, Castel Volturno, Grazzanise e Santa Maria La Fossa, dove da anni e ancor oggi si concentra il maggior numero di focolai.
Lo scorso primo luglio gli operatori del mondo zootecnico sono scesi in strada dando vita a una protesta: con i loro trattori hanno attraversato le principali strade dei comuni di Casal di Principe, Villa di Briano, Frignano, San Marcellino e Aversa per manifestare contro il piano di eradicazione della brucellosi, che prevede come unica soluzione l’abbattimento dei capi bufalini, e chiedere di inserire l’uso dei vaccini per salvare le bufale e conservare così un patrimonio genetico di alto valore.
Questa problematica, come sostiene il professore Vincenzo Caporale, tra i luminari dell’Epidemiologia e Medicina Veterinaria preventiva, pervade da oltre 20 anni gli allevamenti, tanto è vero che il primo piano di controllo della brucellosi in Campania è stato redatto dallo stesso Caporale nell’anno 2003.
Per fronteggiare la crisi epidemica del settore zootecnico bufalino della provincia di Caserta, che costituisce uno dei pilastri dell’agroalimentare made in Italy più conosciuti al mondo come la produzione della mozzarella bufala dop, la Regione Campania ha varato, con delibera n. 207 del 2019, un piano straordinario di eradicazione che – secondo tutti gli addetti ai lavori – non ha prodotto alcun risultato.
Gli allevatori sono stati costretti, in pratica, ad abbattere indiscriminatamente migliaia di capi di bufali, molti dei quali poi risultati dalle analisi post mortem ‘falsi positivi’ alla brucellosi. Insomma, l’infezione, invece di arrestarsi, si propaga e gli allevatori subiscono la beffa di un rilevante danno economico che mette a rischio la sopravvivenza delle stesse aziende.
Il regolamento (UE) 2017/689 del 17 dicembre 2019 che integra altri provvedimenti emanati dalla Comunità europea, e che gli Stati membri avrebbero dovuto applicare entro aprile 2021, adotta, invece, il criterio degli abbattimenti selettivi e mirati e l’avvio di un piano vaccinale per la brucellosi e altre malattie come la tubercolosi. Sancisce il diritto degli allevatori a partecipare attivamente agli accertamenti condotti dalle autorità nazionali, al fine di evitare eventuali errori procedurali durante i controlli e le attività di profilassi per le malattie infettive del bestiame. Prevede, tra le altre cose, il miglioramento delle condizioni di igiene zootecnica, la biosicurezza dell’allevamento, il controllo sull’identificazione la registrazione e la tracciabilità degli animali.
Si evidenzia che la legge n. 292 del 2002 stabilisce che la bufala mediterranea italiana è patrimonio zootecnico nazionale e che per il risanamento dalle malattie infettive che lo colpiscono, le regioni interessate, in concorso con il Ministero della salute, adottano piani straordinari di intervento, utilizzando anche le vaccinazioni come metodo profilattico;
considerato che, sempre per quanto risulta agli interpellanti: la risoluzione approvata all’unanimità dalla 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare) del Senato sull’affare assegnato n. 237 (Doc. XXIV, n. 24) ha impegnato il Governo proprio su questi punti rappresentati dal regolamento dalla Comunità europea.
Tutto ciò premesso e considerato, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto; quali misure urgenti vogliano intraprendere al fine di evitare il propagarsi della brucellosi bufalina in Campania; quali provvedimenti intendano assumere, per quanto di competenza, per scongiurare l’abbattimento indiscriminati di capi di bestiame di bufala mediterranea italiana nella provincia di Caserta e promuovere l’avvio di un’adeguata campagna vaccinale secondo i regolamenti e le procedure previste dal regolamento europeo.”
Questo il post pubblicato sulla pagina Facebook di “Associazione tutela allevamento bufala mediterranea“.
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