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La biblioteca è cultura: due chiacchiere con Aurelio Cerciello

Updated 2024/02/27 at 9:58 PM
10 Minuti per la lettura
Aurelio Cerciello - PH: Camilla Esposito Alaia

Da un po’ di tempo a questa parte, a Somma Vesuviana, quella che dovrebbe essere l’Istituzione Culturale di un paese, ovvero la biblioteca, è completamente abbandonata al suo destino. A malincuore, le ultime volte che l’ho frequentata, ho appreso che è gestita da un’amministrazione che non riserva il giusto valore culturale ad un punto di ritrovo fondamentale nella vita di uno studente. Il livello culturale di un paese è pari al peso che viene dato alla sua biblioteca. E di peso ormai, ne ha poco. Eppure Somma Vesuviana è un paese ricco di storia, cultura e tradizioni, un paese che ha molto da raccontare, ma purtroppo importa a pochi. Tra questi c’è lo storico ex bibliotecario di Somma Vesuviana, purtroppo in pensione, Aurelio Cerciello.

Perchè il peso che diamo alla biblioteca si è abbassato così tanto a Somma Vesuviana?

«Se i teatri sono vuoti, le librerie sono vuote, le biblioteche sono vuote, vuol dire che il livello culturale del paese è bassissimo. Questo da chi dipende? Dipende da chi amministra il paese. Di conseguenza gli amministratori dovrebbero interessarsi seriamente alla cultura ed all’istruzione in generale. Le biblioteche sono la salute di un popolo perché senza istruzione, senza libro, non si attinge a niente. Mi ricordo un aneddoto di Gaetano Colonnese che diceva che non si può attingere al pozzo senza secchio. E se non abbiamo un libro che ci dice come prendere l’acqua e quindi la conoscenza, non si va da nessuna parte. Somma Vesuviana purtroppo è una realtà molto individualista, ognuno pensa al proprio orticello e questo porta tutti a perdere quel senso di collettività necessario per far funzionare le cose nel verso giusto. Io vengo da un modo di fare invece più francese, ovvero quello di far sì che la conoscenza sia di tutti e che sia gratuita. Questo mi ha portato ad essere sempre mal visto. Quante volte ho prestato anche libri miei personali ai ragazzi, in maniera tale che potessero studiare, è una cosa importante. Un traguardo di cui invece sono molto felice, è il raggiungimento dell’Albo d’Oro, perchè i bibliotecari non vanno mai in pensione. Aiutare i ragazzi con un consiglio, una frase, un libro rimane sempre l’emozione che muove le mie giornate».

Quando ha cominciato il suo percorso da bibliotecario?

«Ho iniziato a lavorare in biblioteca all’età di 24-25 anni, nel 1980. Io ed altri miei amici venimmo a sapere che il comune aveva comprato dei libri della casa editrice UTET ed erano tutti grandi classici. Già frequentavo la biblioteca nazionale al tempo e decisi di propormi per ordinare questi libri per autore e così via. Perché avevano acquistato questi libri? C’era questa persona di Somma Vesuviana, Nicola Polise, che faceva il vigile urbano e conosceva un agente della UTET e comprò questi libri con l’idea di fare una biblioteca. Purtroppo rimase solo un’idea ed i libri vennero messi da parte. Dopo un po’ ci chiamò la direttrice del primo circolo didattico, Elisabetta Pace, che sapeva di questi giovani che stavano al comune “senza far niente”. Io ed il mio gruppo di amici siamo stati gli unici che entrarono al comune con una legge nazionale, la legge 285, 77-80 e ci chiesero di ordinare dei libri che si trovavano nel garage della scuola. Non ti dico la polvere che prendemmo, perché erano dei libri incerati nel 1600 che erano stati dati al primo circolo didattico. Quando furono soppressi i famosi conventi con la venuta di Gioacchino Murat nel 1806-1809, i libri provenienti da questi conventi furono dati all’istituzione. Va però precisato che a Somma Vesuviana esisteva ancora un’altra biblioteca, ovvero la biblioteca popolare di Somma Vesuviana per iniziativa dell’Unione Magistrale Nazionale e del Comune, inaugurata nel 1921 grazie a Gaetano Orfè. In questa biblioteca si trovavano proprio i libri recuperati da Elisabetta Pace. Questa collezione c’è ancora e dovrebbe essere messa a disposizione degli studenti, ma in realtà non è così».

Ha provato a fare qualcosa per cambiare le sorti della biblioteca a Somma Vesuviana negli ultimi tempi?

«Mi sono lamentato infinite volte, sia con l’amministrazione, sia in altre interviste. Già quando io ero ancora bibliotecario, ho presentato molte volte reclami per la mancanza di luce e riscaldamento nella biblioteca. Il punto è che l’amministrazione ha zero interesse. Ho anche consigliato di assumere un consigliere con la dedica alle biblioteche, in maniera tale che ci fosse una persona nello specifico ad occuparsi di questo ambito. In più la biblioteca ad oggi è diventata un ufficio del comune, mentre dovrebbe essere un’istituzione come le scuole. Proposi loro anche di seguire il modello di alcuni miei colleghi a Bergamo, dove hanno creato l’associazione Amici della Biblioteca. Quando provammo a farlo anche a Somma Vesuviana, ci fu però un grande disinteresse da parte dei giovani».

La maggior parte dei libri della biblioteca arriva da donazioni, è giusto che sia così?

«Le biblioteche dovrebbero avere un certo numero di libri, sempre aggiornati nel corso dell’anno, in correlazione a quello che è la popolazione. Se ad esempio in un comune vi sono 35.000 abitanti dovrebbero poi esserci almeno il doppio dei libri, quindi 70.000. Noi forse al massimo abbiamo 5.000 libri e neanche. Libri che inoltre abbiamo “accumulato” nel corso degli anni tramite donazioni. La maggior parte arrivarono dai librai di Napoli, ma tante altre persone nel loro piccolo, hanno contribuito a queste donazioni di libri, libri che però non sono mai cambiati. La biblioteca a Somma Vesuviana non ha praticamente nulla di aggiornato. Non è giusto che una biblioteca debba dipendere dalle donazioni dei singoli, soprattutto in vigore del fatto che l’utenza e la domanda cambiano, il che vuol dire che anche l’offerta deve cambiare, ma ciò non accade. Inoltre la nostra Biblioteca non è più comunale, ma civica. Questo vuol dire che è di fatto un comitato di gestione che gestisce un po’ come gli pare questi spazi».

Cosa fa l’amministrazione a Somma Vesuviana per la biblioteca?

«Il problema principale è che le istituzioni non comunicano tra loro. La provincia di Napoli, ad esempio, creò un portale che si chiamava Iperteca e noi catalogavamo i libri tramite questo strumento. Il portale Iperteca fu anche riconosciuto dall’UNESCO: questo progetto permetteva a chiunque di cercare fra i cataloghi degli ambiti di interesse, trovando così la lettura più adatta al proprio percorso. Il punto è che ad occuparsi di questo portale vi erano degli informatici che ovviamente andavano pagati. Il nostre comune, come molti altri, non ha mai speso un euro per questo progetto. L’unica cosa che conta per questa amministrazione sono i selfie e la cura della loro vetrina sui social. Prima la politica era diversa: anche tra opinioni contrastanti, c’erano passione ed attivismo. Oggi invece non si litiga neanche più, tant’è vero che ultimamente vediamo che la maggioranza e l’opposizione si sono messe insieme e non hanno più nessuna opposizione, se non quello atmosferica. Ora il grande vanto culturale di Somma Vesuviana è la Villa Augustea, che è meravigliosa, ma non tutti sanno che le indagini per quella villa partono proprio dalla biblioteca. Quando i giapponesi arrivarono a Somma anni fa, vennero con degli scanner proprio per analizzare tutti i libri antichi e scoprire qualcosa di più sulla Villa Augustea. Questo l’amministrazione non lo sa, quasi nessuno lo sa in realtà».

Quindi cosa consigli alle future menti Aurelio?

«Io ogni mattina mi alzo, faccio colazione e leggo per almeno un’ora, tutte le mattine. Leggere mette in moto il cervello e la lettura è una vera e propria ginnastica per la nostra mente. Molti escono di casa senza mettere in moto il cervello, forse è per questo che la maggior parte delle persone ormai quando parla, da’ solo aria alla bocca. Il cervello, se rimane in funzione, quindi stimolato dalla lettura o molto altro, invecchia lentamente. In generale la società è diventata molto passiva ed è un peccato perchè nel mondo c’è così tanto da conoscere. Io, nonostante tutto, amerò sempre questo lavoro. Un buon bibliotecario non deve amare solo i libri, ma anche gli autori, deve conoscerne la storia ed è quello che ho sempre cercato di fare. Imparare dalla conoscenza per trasmetterne altra alle future generazioni».

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