L’Oratorio Salesiano: una risorsa per la città di Caserta

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La storia dell’Oratorio Salesiano di Caserta comincia a partire dalla seconda metà dell’800. Alla corte dei nobili di Parma lavorava, come dama di compagnia, Marie Lasserre, che si legò con stimato affetto a Immacolata di Borbone. L’istitutrice, una volta ritornata a Pau, nei bassi Pirenei, capitalizza i frutti dei suoi risparmi, maturati in 23 anni alla corte dei Bardi, e decide di far erigere una chiesa, con istituto annesso, a Caserta, perché era la città preferita e il luogo di nascita di Maria Immacolata. Marie Lassere decise di immortalare il ricordo della principessa, dedicando la chiesa al Cuore Immacolato di Maria e realizzando un’opera di beneficenza per i giovani.

Dato che il ricordo di don Bosco era vivo nella casa ducale di Parma, nel 1895, la Lasserre si rivolge ai salesiani. Don Rua, il primo successore di Don Bosco, accolse con felicità la richiesta della benefattrice e prese subito contatto con il vescovo di Caserta, all’epoca Monsignor Gennaro Cosenza. Dopo un anno di ricerche, sondaggi e trattative, il 21 febbraio 1896, si acquista il terreno al prezzo di 22.440,25 lire.

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L’Istituto salesiano di Caserta verrà ufficialmente aperto il 1° novembre 1897.

Fin da subito l’Oratorio e l’Istituto salesiano cominciarono ad accogliere centinaia di giovani della città e dei paesini limitrofi, dando un posto in cui giocare, socializzare e studiare ai ragazzi di strada che molto spesso avevano difficoltà familiari ed economiche. Con il tempo e con il progresso sociale ed economico, l’ambiente oratoriano iniziò ad accogliere tutti quei giovani che avevano desiderio di vivere il tempo libero in un ambiente sicuro, creando relazioni sane e durature nel tempo.

L’Istituto Salesiano di Caserta dopo 130 anni dalla sua fondazione continua ad accogliere e accompagnare i giovani, dai più piccoli ai più grandi, per prepararli alla vita. Qual è il segreto per tenere vivo un punto di ritrovo per ragazzi così a lungo? Ne abbiamo parlato con il direttore della Casa Salesiana di Caserta Don Antonio D’angelo, che ha gentilmente risposto alle nostre domande sull’Opera Salesiana nella città di Caserta.

Direttore, che cos’è l’oratorio Salesiano e qual è la differenza tra gli oratori e altri centri di ritrovo per ragazzi?

«L’oratorio salesiano è l’ambiente per eccellenza dell’inclusione, perché accoglie tutti i ragazzi così come sono, senza chiedere loro nessuna credenziale. I giovani che lo frequentano si sentono come a casa, praticano liberamente tutte quelle attività che piacciono a loro, dal teatro alla musica, dallo sport alla danza. Non si chiede loro di saper suonare o cantare, giocare o recitare, perché ciò che conta è che siano giovani.

Nell’oratorio, infatti, c’è spazio anche per quei ragazzi che non sono interessati a nessuna attività specifica, ma desiderano solo trascorrere il tempo libero per fare amicizia e imparare a dare un senso alla propria vita. È importante ribadire, inoltre, che l’oratorio salesiano non è solo uno spazio fisico dove si praticano delle attività, ma un ambiente umano dove si privilegia la relazione e dove si impara a collaborare, per vivere nella società da “buoni cristiani e onesti cittadini”, così come voleva Don Bosco. L’obiettivo è quello di favorire la crescita integrale della persona in tutte le dimensioni, da quella fisica a quella culturale, da quella affettivo-relazionale a quella spirituale. Un obiettivo che si cerca di raggiungere con la presenza attiva nell’oratorio di giovani animatori e adulti collaboratori».

Qual è il ruolo sociale dell’oratorio Salesiano a Caserta?

«La città di Caserta è cresciuta, negli ultimi 130 anni (cioè dalla fondazione dell’oratorio salesiano), attorno all’opera salesiana. Dall’oratorio e dalla scuola sono uscite personalità di spicco del mondo della politica, delle istituzioni civili e militari, del mondo dello sport, della musica e del cinema.

Per citarne alcuni: Carmine Esposito già questore di Roma e ora prefetto di Foggia, Raffaele Piccirillo capo di Gabinetto del Ministero della Giustizia, l’onorevole Gerardo Bianco, l’allenatore di Basket Franco Marcelletti, gli attori Toni Servillo, Enrico Ianniello, Pierluigi Tortora e Tony Laudadio, il regista cinematografico Edoardo De Angelis, i musicisti e cantanti come Peppe Servillo, Ferruccio Spinetti e il compianto Fausto Mesolella, giornalisti come Nando Santonastaso. Non pochi amministratori della città (sindaci, assessori e consiglieri) e una moltitudine di sacerdoti diocesani e professionisti (medici, avvocati, magistrati, ingegneri…) sono passati attraverso l’oratorio e la scuola dei salesiani. Il tessuto sociale e culturale della città si è formato a contatto con l’oratorio di Don Bosco. In altre parole, non si può comprendere la città di Caserta senza la presenza dei salesiani».

Molti ragazzi, di qualunque status sociale, arrivano in oratorio e poi non lo lasciano più. Cosa rende, secondo lei, questo luogo così attrattivo per i giovani?

«Come dicevo sopra, nell’oratorio non si praticano solo delle attività, ma si respira un’aria di famiglia, dove al centro ci sono le relazioni umane. Tutto ciò fa crescere tra i ragazzi lo spirito di appartenenza. Chi lo frequenta, sente di essere legato alla famiglia oratoriana, grazie alla spiritualità e allo stile educativo che sperimenta e interiorizza. Per questo, quando i giovani spiccano il volo per il lavoro o per il matrimonio, portano con sé il DNA dell’oratorio e continuano a essere legati alla famiglia salesiana, così come si resta legati alla propria famiglia di sangue».

Ricorda un caso particolare di qualche ragazzo/a che, grazie all’aiuto dell’oratorio salesiano, è riuscito ad uscire da una situazione difficile?

«Ricordo un ragazzo che quando frequentava l’oratorio perse il papà all’età di 15 anni. La mamma non riusciva a seguirlo perché doveva prendersi cura degli altri fratelli e sorelle più piccoli. Mario (nome di fantasia) restò disorientato e le conseguenze si ebbero a livello scolastico e comportamentale. Cominciò a frequentare altre compagnie, a non venire più nell’oratorio e a non andare più a scuola. Fu allora che coinvolsi un animatore dell’oratorio che andò a cercarlo. Non fu facile, ma l’animatore (un bravissimo giovane) fu capace di conquistare la fiducia di Mario e lo riportò nell’oratorio, dove un altro animatore lo aiutava a studiare e a riprendere la scuola. Ora è un affermato medico. Quando l’ho rivisto dopo più di trent’anni anni mi confidò che si è salvato grazie all’oratorio».

Come abbiamo detto l’oratorio esiste da molti anni, com’è cambiato rispetto all’idea iniziale di Don Bosco?

«Ci sono tante differenze. Al tempo di Don Bosco, la società non offriva molte proposte, oggi invece i ragazzi sono sommersi da una miriade di offerte ricreative. Nell’800, le agenzie educative erano sostanzialmente tre (famiglia, scuola, parrocchia), oggi i ragazzi sono bersagliati dai messaggi social che hanno un grande impatto sulla loro formazione.

Al tempo di Don Bosco, i ragazzi erano poveri nel senso vero della parola, oggi i ragazzi che frequentano l’oratorio in genere non sono economicamente poveri, ma lo sono dal punto di vista affettivo-relazionale, culturale e spirituale. Tutto ciò spinge noi educatori a reinventare l’oratorio, affinché risponda ai bisogni educativi dei giovani di oggi, ma senza perdere l’essenziale che ci ha lasciato Don Bosco e che cioè siano i giovani ad educare gli altri giovani per essere felici “nel tempo e per l’eternità”. Infatti, nell’oratorio di ieri e in quello di oggi, al centro ci sono i giovani animatori (di età compresa tra i 18 e i 25 anni) che si prendono cura dei loro fratelli e sorelle più piccoli».

Direttore, nel 2009 è iniziata una causa ai danni dell’oratorio da parte di alcuni cittadini che si lamentavano dei continui rumori, schiamazzi e grida dei vostri ragazzi. È vero, dunque, che gli stessi hanno chiesto la chiusura dei campi sportivi a disposizione dei giovani?

«A dire il vero è un solo cittadino che lo ha chiesto, coinvolgendo altri che erano ignari e che gradualmente si sono ritirati. Cosa dire? Il livello civile di una comunità si misura dalla capacità che la stessa ha nei confronti delle fasce deboli della società; tra queste c’è quella dei giovani che hanno bisogno della massima attenzione e cura da parte degli adulti. Nelle città dove mancano gli spazi di incontro e di svago per i fanciulli, gli amministratori fanno di tutto per crearli.

A Caserta ci sono gli spazi dell’oratorio salesiano, ma c’è qualcuno che vuole chiuderli perché è infastidito dalle voci dei ragazzi e da qualche schiamazzo di troppo. La vicenda giudiziaria si sta trascinando da più di un decennio, causando non poche difficoltà per i ragazzi dell’oratorio, per i quali, tuttavia, abbiamo trovato altri spazi all’interno dell’opera salesiana, dove possono giocare e divertirsi, ma senza un certo disagio».

Don Rua, successore di Don Bosco, ha sempre detto che “nell’Opera Salesiana di Caserta non mancheranno mai i giovani”, tuttavia la società si evolve e con essa i più piccoli. Quali sono, quindi, le prospettive future per l’oratorio di Caserta e per le case Salesiane in generale?

«Ci sono almeno due sfide della nostra società che interpellano l’oratorio. La prima: viviamo nel pieno di una rivoluzione antropologica. I ragazzi (e non solo) vivono una vita parallela in un mondo virtuale, il metaverso, e rischiano di perdere il contatto con la realtà. È una situazione rischiosa perché l’uomo ha bisogno del contatto reale con le persone. Siamo nati per vivere in relazione agli altri, una relazione reale e non virtuale. L’oratorio in questo contesto può svolgere un ruolo fondamentale che è quello di far sperimentare la bellezza di un’esperienza reale rispetto a quella virtuale.

La seconda sfida: viviamo in una società complessa che spesso disorienta i giovani, rendendo difficile la costruzione della loro identità attorno a un asse di valori portanti. È un contesto dove ogni intervento educativo condotto, separatamente, dalla sola famiglia o dalla sola scuola, rischia di naufragare. L’attuale società complessa e pluralistica ci impone di lavorare in sinergia, creando alleanze educative con altre agenzie che si interessano dei giovani. L’oratorio salesiano, per la sua caratteristica di trovarsi tra “il campanile” e la “strada” può essere un ponte ideale di collegamento tra la scuola, la famiglia e la parrocchia per individuare strategie e linee educative comuni per l’educazione dei ragazzi».

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