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L’Italia è ancora priva del salario minimo legale

Giovanni Terzi 06/07/2023
Updated 2023/07/05 at 9:22 PM
3 Minuti per la lettura

L’Italia, tra i paesi fondatori dell’Unione Europea, continua a rimanere un’eccezione nel panorama europeo per quanto riguarda la mancanza di un salario minimo legale garantito. Mentre molti paesi europei hanno implementato politiche che stabiliscono un livello minimo di compensazione per i lavoratori, l’Italia si distingue per l’assenza di tale misura. In questo articolo parleremo delle più evidenti ragioni dietro questa situazione e le implicazioni che essa comporta per gli ambiti sociale ed economico del paese.

La situazione europea

Nel contesto europeo, la maggior parte dei paesi ha adottato misure per garantire un salario minimo ai propri cittadini. Paesi come la Francia, la Germania (detiene il record con i suoi 12 euro all’ora), il Regno Unito e molti altri hanno leggi specifiche che fissano un livello minimo di retribuzione, che varia a seconda della regione e del settore lavorativo. Queste politiche sono state introdotte per tutelare i lavoratori dai salari ingiusti e per garantire un tenore di vita adeguato.

Alcune possibili cause dell’assenza del salario minimo

Ci sono diverse ragioni che spiegano perché l’Italia non abbia ancora adottato un salario minimo garantito. In primo luogo, il sistema lavorativo italiano è caratterizzato da una grande varietà di contratti di lavoro, molti dei quali sono regolati da contratti collettivi negoziati tra sindacati e associazioni datoriali. Questo rende complesso stabilire un unico salario minimo che si applichi a tutti i settori e a tutte le regioni.

In secondo luogo, la questione del salario minimo è stata spesso oggetto di dibattito politico. Le opinioni sono divergenti tra coloro che sostengono che un salario minimo garantito possa migliorare le condizioni di vita dei lavoratori e stimolare la domanda interna, e coloro che temono che tale misura possa mettere a rischio la competitività delle imprese, specialmente nelle regioni meno sviluppate.

Amara verità

Ma tirando le somme, la verità, purtroppo, è una. La stragrande maggioranza dei politici non è a favore dell’introduzione del salario minimo perché ha un’assoluta errata concezione del lavoro. La premier Giorgia Meloni non intende scontentare le grandi multinazionali italiane. Il salario minimo contrasterebbe in maniera veemente lo sfruttamento e il lavoro sottopagato.

Nei giorni scorsi si è stabilita la data circa il deposito alla Camera della proposta di legge sul salario minimo di 9 euro all’ora, ideata dall’ex premier Giuseppe Conte, con l’appoggio del PD e di Azione. Tra i partiti d’opposizione, Italia Viva ha votato contro la misura. Si spera che tale proposta sarà accettata dalla maggioranza e votata in maniera unanime. Ma siamo in Italia, dunque quest’ultimo pensiero rimane una chimera, ma è sempre bello sperare nel cambiamento.

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