L’istituto italiano per gli studi storici celebra i suoi 75 anni

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L’Istituto italiano per gli studi storici, fondato nel 1946, fu voluto da Benedetto Croce con il proposito di avviare i giovani «all’approfondimento della storia nei suoi rapporti sostanziali con le scienze filosofiche della logica, dell’etica, del diritto, dell’economia e della politica, dell’arte e della religione, le quali sole definiscono e dimostrano quegli umani ideali e fini e valori, dei quali lo storico è chiamato a intendere e narrare la storia».

Lo stesso Croce, nel 1934, rivelò: «Avevo vagheggiato pei miei ultimi anni, se non una totale rinunzia, una diminuzione della mia fatica di ricercatore, critico e scrittore, e di circondarmi di giovani ai quali avrei comunicato le mie esperienze di studioso e, per così dire, i piccoli segreti del mestiere, dato a loro indirizzo per la formazione scientifica nelle cose della filosofia, della storia e della letteratura, e cercato di far loro intendere e sentire il legame che queste hanno con la disposizione morale e religiosa dello spirito; sempre seguendo l’impulso che ci porta a volere i nostri figli migliori di noi, o almeno non impacciati dagli impacci dai quali noi con difficoltà ci siamo liberati».

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L’Istituto italiano per gli studi storici fu dunque concepito da Croce come Istituto “per” e non “di” studi storici secondo l’intenzione di trasmettere ai giovani studiosi una metodologia di ricerca attenta sempre alla dimensione storica e concreta delle questioni, anche le più speculativamente ostiche. «Anime scosse e inebriate per virtù di idee»: così Croce immaginava gli studiosi accolti nella scuola installata accanto alla sua monumentale biblioteca, nella storica sede di palazzo Filomarino, meraviglioso edificio nel centro storico di Napoli.

La Biblioteca dell’Istituto italiano per gli studi storici (dichiarata di eccezionale interesse ai sensi della Legge 1.6.1939 n. 1089, con decreto del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali del 30.5.1997) conta attualmente 135.000 volumi, con 350 periodici correnti e un accrescimento annuo di circa 1000 volumi. La Biblioteca dell’Istituto nacque a integrazione e continuazione della biblioteca di Benedetto Croce, eretta nel 1956 in Fondazione, affinché gli allievi avessero a disposizione i testi necessari alle loro ricerche e sale di lettura attrezzate per la consultazione di opere generali.

Gli indirizzi di accrescimento della Biblioteca hanno riguardato genericamente l’intera gamma delle discipline umanistiche, con un’attenzione a evitare repliche di fondi e collezioni presenti in altre biblioteche napoletane; una particolare cura fu posta nell’acquisizione dei periodici, scegliendo testate assenti a Napoli, talvolta addirittura in tutta Italia, dando molto spazio ai periodici stranieri, senza trascurare tuttavia le principali riviste italiane, costituendo un fondo di eccezionale valore per l’epoca in cui fu iniziato, e che, via via accresciuto, conserva tuttora una grande importanza.

L’Istituto italiano per gli studi storici fa anche parte del Polo digitale degli istituti culturali di Napoli, nato dalla collaborazione tra la Cappella del Tesoro di San Gennaro, la Fondazione Biblioteca Benedetto Croce, l’Istituto Italiano per gli Studi Storici, il Pio Monte della Misericordia e la Società Napoletana di Storia Patria. Gli enti coinvolti hanno destinato ad un progetto condiviso i fondi europei assegnati a ciascuno di essi dalla Regione Campania per la “Digitalizzazione e messa in rete di archivi e biblioteche pubblici e privati” (Bando Regione Campania – POR-FESR 2007-2013), creando una piattaforma comune per la catalogazione, la digitalizzazione e la fruizione dei beni librari, archivistici e museali che costituiscono il ricco patrimonio culturale delle cinque prestigiose istituzioni.

Ogni anno, l’Istituto italiano per gli studi storici mette a disposizione delle borse di studio per laureati italiani e stranieri; organizza corsi, seminari e conferenze; cura la pubblicazione di sei collane editoriali.

Sono circa 1.400 i borsisti che hanno frequentato l’Istituto italiano per gli studi storici, molti divenuti poi studiosi insigni e maestri di intere generazioni nelle università italiane e straniere. Nel 2017 hanno avuto inizio anche le attività dell’Associazione degli ex allievi dell’Istituto italiano per gli studi storici, costituita nel settembre 2016 su iniziativa di un gruppo di ex borsisti ed attualmente presieduta da Lucio d’Alessandro, Rettore dell’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa”. L’Associazione degli ex allievi dell’Istituto italiano per gli studi storici è il tassello ulteriore del progetto crociano per la formazione di una classe dirigente intesa come classe intelligente attenta al tessuto civile di un’intera città, regione e nazione.

Essa si propone di risvegliare e mantenere vivo fra gli ex allievi il senso di appartenenza a un’istituzione culturale unica nel suo genere in Italia, mettendo in relazione generazioni e percorsi di diversa provenienza anagrafica, geografica, intellettuale e professionale e creando una rete di risorse che, intorno all’Istituto, possa consolidarsi e rinnovarsi.

Con il suo operato, l’Associazione degli ex allievi dell’Istituto italiano per gli studi storici intende riconfermare la rilevante funzione che l’Istituto continua a svolgere nella città di Napoli e nel contesto nazionale, europeo e internazionale. Se prima l’affermazione professionale dei borsisti avveniva essenzialmente in campo accademico, negli ultimi decenni la maggioranza è impegnata nella ricerca e nel lavoro anche in altri ambiti, come quello aziendale o della libera professione, nella politica e nelle istituzioni, in Italia ed all’estero.

L’inaugurazione dell’anno accademico 2021/2022 è prevista il 20 novembre, come da tradizione, data della scomparsa di Benedetto Croce. La prolusione è affidata a Lucio d’Alessandro, che affronterà il tema della memoria e del futuro della Scuola, argomento significativo in considerazione degli ultimi due anni nel corso dei quali la scuola è stata terribilmente toccata nel suo esistere dalla pandemia di Covid-19.

L’Intervista a Marta Herling

Abbiamo incontrato Marta Herling, Segretario generale dell’Istituto italiano per gli studi storici, figlia dello scrittore polacco Gustav Herling e di Lidia Croce, figlia di Benedetto Croce, per una conversazione sulle attività dell’istituto, gli studi storici e la valorizzazione del patrimonio libraio e archivistico.

Quanto è difficile occuparsi dell’Istituto italiano per gli studi storici oggigiorno?

«Occuparsi dell’istituto è indubbiamente molto impegnativo: è una realtà che muta costantemente e che necessariamente deve restare al passo con i tempi. La situazione a cui dobbiamo andare incontro è complessa e riguarda vari settori: non solo dal punto di vista interno, ossia nella gestione dell’istituto stesso, ma anche per altri fattori come la gestione di finanziamenti e la concorrenza presente sul territorio. Non possiamo assolutamente adagiarci e l’impegno profuso è ogni giorno maggiore. L’istituto comunque riesce a sopperire alle sue spese grazie anche a dei finanziamenti pubblici, tramite la partecipazione a diversi bandi».

Quanti giovani sono interessati alla ricerca storica oggi?

«L’interesse per la storia è oggi ancora vivo. I nostri ricercatori sono davvero tanti: quest’anno il numero di coloro che hanno fatto domanda per una delle nostre borse di studio sono stati 143, dato altissimo. La maggior parte sono dottori di ricerca, provenienti da tutta Italia, molti da paesi europei ed extra europei; quest’anno anche dagli Stati Uniti e dalla Russia, fatto che ci colpisce piacevolmente, a dimostrazione di un allargamento dei confini e degli orizzonti dell’istituto. La formazione resa all’interno dell’Istituto è altissima, nonostante oggi viviamo una forte crisi del settore umanistico, poiché si tende a sottovalutare a discapito del settore scientifico la formazione classica, ritenendo quest’ultima meno redditizia».

Qual è il profilo tipico di un borsista presso l’Istituto?

«Il profilo del borsista è un giovane laureato, o con dottorato di ricerca, che vuole approfondire le sue conoscenze. Naturalmente, deve godere di una borsa di studio affinché possa perseguire il suo obiettivo, ossia effettuare una pubblicazione. La nostra formazione è finalizzata la maggior parte delle volte ad esprimersi principalmente nel mondo universitario, anche se molti dei nostri ricercatori trovano lavoro al di fuori del mondo accademico. La borsa di studio che forniamo è fondamentale per permettere ai nostri borsisti di ottenere una formazione libera, fatta di interessi molteplici, di scambi interculturali tra le discipline. Riteniamo che prima di costruire una persona adatta al mondo del lavoro si debba formare un’attitudine alla cultura e, proprio grazie al percorso formativo interdisciplinare che offre l’Istituto, un giovane può arricchire il proprio bagaglio culturale».

Come si tutelano i documenti e i libri presenti in archivi e biblioteche importanti come quella dell’Istituto?

«La nostra biblioteca si arricchisce di volumi giorno dopo giorno, ma necessita anche di interventi strutturali ordinari e speciali, come per esempio opere di manutenzione all’edificio. I fondi “ordinari” sono supportati da bandi e progetti cui la biblioteca partecipa: in particolare, cerchiamo di restare al passo con le nuove tecnologie, fornendo nuovi strumenti all’avanguardia per supportare i nostri ricercatori. I bandi sono regionali e nazionali, ma un grande apporto è fornito dai fondi europei. Le risorse straordinarie aiutano notevolmente, permettendo un’apertura del nostro patrimonio storico ad una platea molto più vasta. Naturalmente, gran parte dei fondi sono destinati alla manutenzione degli archivi e dei nostri libri antichi: ci affidiamo a esperti presenti da decenni sul territorio napoletano per restaurare i nostri manoscritti. Si parla di rilegatori, restauratori, veri e propri artigiani specializzati, che con la loro sapiente mano restituiscono una seconda vita ai nostri tesori».

La pandemia di Covid-19 ha cambiato l’Istituto e la modalità di fare ricerca…

«L’Istituto ha fatto fronte alla sospensione delle attività e, poi, al distanziamento sociale imposto dalle autorità statali, grazie alla dotazione di strumenti tecnologici necessari a tradurre l’impossibilità della presenza e l’utilizzo di piattaforme e social media per le lezioni e le conferenze. Anche l’accesso alla biblioteca, ovviamente, ne ha risentito, ma grazie all’impegno forte delle bibliotecarie è stato possibile fornire ai borsisti testi in formato digitale o mettere a disposizione da remoto le banche dati dell’Istituto. Anche per il pubblico esterno è stato attivato un sistema di prenotazione online degli utenti con cui si riserva il posto e, essendo tutto il patrimonio libraio catalogato nel sistema bibliotecario nazionale, si può fare richiesta dei volumi in anticipo. Il sistema di prenotazione resterà attivo anche dopo la fine dell’emergenza sanitaria, dato che abbiamo appurato un’accelerazione dei tempi di consultazione ed una maggiore facilità di fruizione dei volumi. Nel nuovo anno accademico 2021/2022 sperimenteremo un sistema misto di presenza fisica con la possibilità di un collegamento online. Ciononostante, l’Istituto è da vivere, le lezioni sono da frequentare in presenza, il borsista deve venire qui, a Napoli, essendo tutto ciò una parte della formazione che l’Istituto elargisce, formazione che, lo ricordo, è formazione della persona nel suo complesso. Ecco, l’Istituto guarda al futuro ma continua la tradizione nei suoi aspetti fondanti».

di Fabio Di Nunno

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°223 – NOVEMBRE 2021

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