“L’Antimafia tradita”: il libro di Franco La Torre presentato alla Feltrinelli di Caserta

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Si è tenuta sabato 14 maggio presso la Feltrinelli di Corso Trieste a Caserta, la presentazione del libro di Franco La TorreL’Antimafia tradita“. Il libro, uscito nel novembre 2021, vede la pubblicazione ad opera di Zolfo Editore.

L’esperienza di Franco La Torre intrecciata con quella del padre

Franco La Torre, esperto di cooperazione internazionale, ha lavorato a lungo in Medio Oriente, Mediterraneo e Africa. Da venticinque anni si occupa di progetti europei per lo sviluppo urbano sostenibile. È stato membro dell’Ufficio di Presidenza e della Segreteria nazionale di Libera e responsabile di Libera Europa. Il suo libro ha riscosso un notevole dibattito sull’argomento dell’antimafia nazionale.

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L’autore ha raccolto le sue riflessioni e le sue opinioni sullo stato di salute dell’attività antimafia nazionale, non risparmiando critiche profonde. La Torre racconta le sue esperienze durante il lungo periodo di militanza e, con convinzione, rimarca sia gli aspetti positivi che le storture da lui rilevate. La sua storia è sicuramente legata all’esperienza di suo padre, Pio La Torre, sindacalista e dirigente del Partito Comunista in Sicilia, ucciso dalla mafia il 30 aprile 1982 proprio per il suo impegno contro Cosa Nostra. Sulla base di una proposta di legge da lui presentata, venne promulgata la legge detta “Rognoni-La Torre“, che introdusse nel codice penale l’art. 416-bis che prevedeva il reato di “associazione di tipo mafioso” e la confisca dei patrimoni di provenienza illecita. Una novità assoluta nell’ordinamento italiano.

L’antimafia di ieri e di oggi: critiche e riflessioni dell’autore

Ne “L’Antimafia tradita“, ci sono le considerazione dell’autore sull’antimafia storica e dei nostri giorni. Per Franco La Torre, oggi l’antimafia ha smarrito la sua natura, complice il silenzio delle istituzioni sia politiche che civili. Una critica personale all’antimafia odierna, quindi, colpevole secondo l’autore di aver perciò smarrito la sua identità originaria e quindi trasformata in un rituale ormai stanco. Ma è lo stesso La Torre ad intravedere, nello scorrere le pagine del libro, una nuova luce per ridare un vigore e una ritrovata vitalità all’antimafia stessa. Proprio La Torre considera l’Italia il paese dell’antimafia, proprio per la strumentazione in tema di leggi utile al contrasto della mafia. Questo, per gli ormai conosciutissimi tragici eventi che la Sicilia e il Paese hanno dovuto soffrire, che hanno spinto la politica ha reagire in questa direzione.

«L’antimafia ha bisogno di una classe dirigente che si assuma le proprie responsabilità e sia pronta a risponderne»

La Torre, durante la sua presentazione, racconta di come anche i cittadini stessi si siano equipaggiati di movimenti di antimafia sociale. Questo, in una cornice dove l’Italia è stata per molto tempo rappresentata con la concezione del paese della mafia. Da questo punto, è nata appunto una coscienza civile verso questo problema.

«C’è una realtà diffusa di persone impegnate che oggi nel loro quotidiano fanno antimafia», commenta La Torre, soffermandosi a lungo sulla gestione del denaro pubblico usato con finalità distorte da quelle per cui è stato pensato, con il grande rumore che ogni volta si eleva quando viene fuori una notizia su questo argomento. «Ma non penso che il denaro pubblico sia il diavolo. Anche perché, ad esempio, grazie al grande lavoro delle forze dell’ordine, molto denaro pubblico viene recuperato e restituito allo Stato e investito sull’antimafia sociale».

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