Knockout game, il pugno che ti manda ko

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Knockout game: descrizione ed analisi di un fenomeno sconcertante

 

“Knockout game”, un fenomeno all’apparenza confuso e senza senso, “moda”, come spesso viene definito, in grado di lasciare in tutti noi una percezione fortissima di sgomento e mancanza di sicurezza.
In Italia abbiamo importato il “gioco del pugno che ti manda KO” dagli Stati Uniti; a Roma, Napoli, Venezia e Brescia sono stati segnalati episodi di questo genere.
A Brescia due signori di mezza età, intenti a chiacchierare in compagnia seduti ad un tavolino sono stati aggrediti da quattro ragazzi; a Venezia uno sconosciuto si è avvicinato ad un ventenne e gli ha chiesto: “hai problemi?”, e senza aspettare oltre ha colpito il malcapitato in faccia con un pugno.
A Roma un 34enne è stato arrestato perché dedito abitualmente a questa pratica.
A Castellammare di Stabia è capitato a sette anziani di ritrovarsi vittime di questo angosciante fenomeno e di finire in ospedale.
La chiamano violenza gratuita, aggettivo che nell’accezione comune indica il dare qualcosa a qualcuno senza ricevere nulla in cambio, nell’accezione figurata invece indica qualcosa che non ha motivo.

È qui che entra in gioco il concetto di movente e motivazione, che all’apparenza non viene fuori perché ricercato in una supposta relazione tra chi commette questo tipo di reato e la vittima.

Pur non essendoci un movente che renderebbe ragione al reato compiuto, perché autore di reato e vittima non hanno alcun tipo di legame, c’è sempre a mio avviso una motivazione, cioè un insieme di fattori dinamici aventi una data origine che spingono il comportamento di un individuo verso una data meta. Nel caso di questi fenomeni criminali il motivo va ricercato nella struttura di personalità di chi commette questi reati.
Le motivazioni sono il motore che spinge l’Uomo a fare qualcosa (di qualunque tipo) e sono rappresentate da istinti, bisogni e desideri. La mancanza di motivazione corrisponde alla morte psichica.
Spesso leggo che sia doveroso non diffondere notizie che hanno per oggetto questo tipo di comportamento criminale, per scongiurare fenomeni di ulteriore emulazione; non c’è nulla di più sbagliato del tacere in merito, non si può classificare come “nonsense” una condotta che prima ci spaventa e poi ci annulla perché incomprensibile; tutto ha un peso!
C’è dell’altro, mi riferisco al termine “gioco”, che mi fa pensare al fatto che in tutta questa espressione di violenza non ci sia nulla di strutturato, elemento fondamentale di ciò che definiamo gioco, non c’è un avversario se non un malcapitato colpito alla sprovvista e quindi senza possibilità di prevedere e di difendersi. Prevale solo l’aspetto ludico egoistico di chi, una volta messo a segno il colpo, corre a diffondere le immagini catturate col cellulare sui social networks.
Per qualcuno di questi soggetti, che si macchiano di queste modalità perverse di esprimere il proprio malessere, è stata chiesta la perizia psichiatrica allo scopo di risalire alle condizioni cognitive e psichiche al momento del fatto, cioè valutare la capacità o l’incapacità dell’autore di reato di discernimento e di libera autodeterminazione ai fini della responsabilità penale.

Appurata o meno la responsabilità penale dell’autore di un reato, che si identifica con il possesso della generica capacità di coscienza e volontà, il nostro lavoro di esperti in scienze criminologiche continua con lo studio di quelle che rappresentano le caratteristiche funzionali e dinamiche della personalità e delle relazioni con l’ambiente/contesto di questi soggetti, al fine di cercare in esse l’origine della distorsione comportamentale. Come per tutte le scienze che hanno per oggetto di studio l’Uomo, anche la criminologia allo stato dell’arte attuale si avvale del paradigma epistemologico della complessità, un particolare modo di studiare gli eventi che porta l’attenzione sugli aspetti multicausali, e che evita di considerare un solo elemento “A” come causa dell’evento “B”.
Ad oggi non è possibile avere un profilo psicologico di chi commette reati di questo tipo, per mancanza di studi sistematici, che darebbero un valido supporto alle decisioni in materia di politica anticrimine e per la breve storia di questi fenomeni. Per finire aggiungo che: la Scienza non è sinonimo di esattezza ed infallibilità, ma un modo per condurci attraverso il metodo sperimentale alla Verità e che la tolleranza del “Dubbio” in ogni ambito della Vita, anche in quello scientifico, ci rende, come esperti, aperti a nuovi scenari, e come Uomini, sani di mente.

 

di Raffaele Russo
Criminologo

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°200
DICEMBRE 2019

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