Knives Out: un bellissimo disegno

Penso si possa dire con pochi dubbi che quasi tutti noi abbiamo letto un giallo di Agatha Christie o visto un adattamento di essi, anche solo perché ce li propinavano a scuola.

Tranne poche eccezioni, seguono più o meno tutti la stessa trama: detective dilettante (che sia Hercule Poirot o Miss Marple) si trova nello stesso posto con un mucchio di borghesi inglesi (con magari anche qualche stereotipo americano per condimento) ed è stato commesso un reato; Poirot/Miss Marple fingono di essere molto meno furbi di quello che sono, raccolgono tutti gli indizi e poi fanno uno spiegone finale che la maggior parte delle volte induce gli stessi criminali a confessare spontaneamente. Lo ammetto, può sembrare pigro, e non ha un briciolo di realismo, ma gli enigmi al centro di ogni libro sono sempre ben costruiti e ti tengono col fiato sospeso e in cerca di una soluzione fino all’ultimo secondo. Questo modello prima capovolto e poi ricostruito dal film Knives Out, nuovo film del regista Rian Johnson, che ci ha già regalato gemme come Brick, Looper e Star Wars VIII: The Last Jedi.

Knives Out ha una trama apparentemente identica a quella di un giallo standard di Agatha Christie: lo scrittore milionario americano Harlan Thrombey muore in circostanze misteriose, la sua famiglia di figli, nipoti, nuore e generi parassiti fa a botte per l’eredità, e un brillante detective gentiluomo di nome Benoit Blanc viene ingaggiato da una fonte sconosciuta per investigare. Tuttavia, tutta questa premessa cambia subito: Blanc è solo un personaggio di supporto alla vera protagonista, Marta.

Marta è l’infermiera e amica di Harlan, accidentalmente implicata nella sua morte. Harlan stesso ha aiutato Marta a prendere precauzioni in modo che la sua famiglia (immigrata clandestinamente negli Stati Uniti) non venga deportata a causa della sua morte, e dunque Marta e Blanc uniscono le proprie forze per comprendere perché lo scrittore sia morto e chi della sua famiglia lo abbia voluto morto.

Qui però si presenta la differenza principale con Agatha Christie: Marta non opera allo stesso livello di Poirot o Miss Marple, non è qui per risolvere un mistero o incastrare un cattivo.

È qui per provare la sua innocenza, e ripagare l’amicizia di Harlan, l’unico di tutta la famiglia Thrombey ad averla trattata da amico sinceramente e senza motivi ulteriori. Per questo motivo si ritrova sua unica erede e perseguitata dagli stessi Thrombey, i quali, al verde ed esclusi dal testamento, sono pronti a farla deportare pur di avere di che vivere senza dover lavorare. Questo a dispetto del fatto che Marta sarebbe pronta ad aiutarli, usando l’eredità che Harlan le ha lasciato…se solo glielo avessero chiesto anziché minacciarla. Ed è proprio questa gentilezza e onestà a farla vincere, anziché le manipolazioni e i doppiogiochi in cui i Thrombey invece sono fin troppo versati, diventando un’incarnazione del Sogno Americano (l’immigrato che fa fortuna solo grazie al suo duro lavoro e al proprio cuore) più vera di quella per la quale i Thrombey cerchino costantemente di spacciarsi (ricordando un’altra corrotta dinastia americana che inizia per T e che ora siede alla Casa Bianca).

Per sapere come tutto questo succede, però, dovrete vedervi il film. A presto!

 

di Lorenzo La bella

Print Friendly, PDF & Email