KISTO: il primo delivery di Castel Volturno

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Da cittadini di Castel Volturno spesso ci è capitato di notare come qui si continui a restare un passo indietro rispetto ai comuni limitrofi. Questa situazione non solo è demotivante per le varie imprese della zona, ma anche per i cittadini che pur di usufruire di un qualsiasi servizio sentono la necessità di spostarsi. Con la quarantena i ristoratori hanno dovuto predisporre un servizio di consegna a casa, ma anche da questo punto di vista ci sono state limitazioni. Oggi una luce sembra finalmente illuminare il nostro paese. Sei ragazzi cresciuti nel litorale hanno deciso di portare nella nostra zona il primo servizio di delivery: Kisto. Abbiamo avuto l’occasione di ospitare nella nostra redazione due di loro: Giuseppe Bianchi e Antonio Romaniello

Come nasce Kisto?

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«L’idea nasce da un sabato sera e da una pizza in ritardo. Il problema è che siamo uno dei pochi paesi a non avere un servizio delivery che possa garantire immediatezza e scelta di orario. La nostra idea era portare un servizio che potesse essere d’aiuto non solo alle persone da casa, ma alle attività stesse per ottimizzare». 

I vari servizi di ristorazione della zona si sono mostrati propensi a collaborare con voi?

«Ci hanno accolto tutti molto bene. Abbiamo deciso di non presentarci da tutti, facendo una selezione per evitare di non riuscire a gestire il tutto. Ci sono stati dei “no”, ma il progetto è sempre stato valorizzato. Si tratta di un’idea innovativa, necessaria allo sviluppo economico e tecnologico di Castel Volturno. Sembra una cosa banalissima, ma qui purtroppo non lo è. È una condizione che viviamo tutti i giorni ma nessuno ha avuto il coraggio di fare questo passo. Ai colossi del delivery non interessa un’utenza così bassa e credo che solo che noi del territorio possiamo capire il vero potenziale della zona».

Questo purtroppo è un territorio difficile per i rider. Ci sono stati ragazzi che hanno mostrato paura nel dover girare di notte? 

«Stiamo cercando di limitare questo problema riducendo al minimo il giro di contanti. Cercheremo di far girare i nostri rider in un orario ristretto per assicurare ai ragazzi nessun rischio. I loro contratti gli forniscono dei diritti nuovi, un’inquadratura giusta e un’assicurazione INAIL. Dopotutto, sono la nostra faccia e coloro che si presentano al cliente».

Come ha reagito Castel Volturno a questo nuovo servizio?

«Molte famiglie hanno accolto con entusiasmo l’iniziativa. Spesso ci è stato detto “finalmente anche Castel Volturno diventa un paese come tutti gli altri!”. Sembra che un atto eroico, ma questo è il presente per molti territori. Qualcuno ci ha additato come troppo coraggiosi. Aprire una società di delivery tra dei colossi non sarebbe stato così redditizio, ma farlo dove non esiste può essere un grande sviluppo. Io credo che qui le cose stiano cambiando, negli ultimi tempi hanno ripreso la situazione in mano con dei piccoli lavori. Nei prossimi mesi vorremmo impegnarci anche nel sociale, cercando di rivalutare la zona dalle più piccole cose. Vorremmo collaborare con delle associazioni del litorale, aiutandoli, ed utilizzare alcuni dei nostri compensi per il decoro urbano, lavori sulle strade, beneficenza e così via. Speriamo di arrivare col tempo a progetti più grandi. È molto importante e ci teniamo particolarmente».

Come sperate cresca questo progetto da qui ad un anno?

«Cercheremo di fare il possibile per rendere il progetto una realtà concreta. Per noi è un mondo nuovo, stiamo ancora studiando. Cercheremo di avere quasi tutti i locali della zona come partners: ormai ordinare da casa è diventata la normalità. L’idea è quella di iniziare qui, ma sicuramente c’è l’intento di espanderci oltre Castel Volturno».

Che cosa direste ad un giovane castellano che vorrebbe fare impresa su questo territorio?

«Credi in quello che fai: la voglia e la passione di fare una cosa che ami ti porta avanti, in un modo o nell’altro. In questo modo si riescono a superare anche le difficoltà. La paura è relativa. Può andar bene o male, ma almeno non avrai il rimpianto di non averci provato».

di Iolanda Caserta

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°218 – GIUGNO 2021

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