KFC sta aprendo il suo secondo ristorante in Campania, ma davvero dobbiamo esserne contenti?

Se parliamo di Kentucky Fried Chicken pochi capiranno che stiamo citando la più grande catena –al mondo- di pollo fritto. Per i più, stiamo parlando di KFC , uno tra i fast food americani più in voga al momento.  

E, se con grande trepidazione è stato inaugurato a Pompei qualche anno fa con altrettanta attesa arriverà in provincia di Caserta. Sebbene non si conosca ancora la data di inaugurazione del locale è certa un’imminente apertura al Centro Commerciale Campania di Marcianise. Si tratta del secondo ristorante in Campania ma il quarantunesimo in Italia. Sarà forse questo indice di una forte inversione di tendenza? 

 Facciamo un passo indietro.  

Siamo nel 1940 a North Corbin, nello Stato del Kentucky, quando Harland Sanders  elabora quella che è conosciuta oggi come la ricetta originale della cottura del pollo (il manoscritto originale è conservato presso la sede della KFC a Louisville, in Kentucky e strettamente sorvegliata). Dunque, 69 anni fa veniva messa per iscritto, in America (dato fondamentale), la ricetta di quel pollo che ancora oggi noi mangiamo nei famosi Bucket. Arrivano ai nostri tavoli, in tutto il mondo, veri e propri secchi colmi di pollo rivestito con una fritta e croccante impanatura. 

Quindi, ripetiamo.

Nasce in America l’idea di fast food e l’idea di pollo fritto, ma quanto può essere avvezzo un cittadino mediterraneo a questa idea? L’Italia è da sempre culla della dieta mediterranea, vanta ancora oggi diversi prodotti DOC ed IGP. Esporta carni, prodotti ortofrutticoli, formaggi e cereali in tutto il mondo. O almeno, lo ha fatto.

Eppure, oggi sono davvero tanti -forse troppi- i ragazzi che attendono le nuove aperture del fast food americano per poter dire: “c’è KFC vicino casa mia”. Orgogliosi del proprio territorio condividono una cena con gli amici nel ristorante americano perdendo di vista un dato fondamentale: KFC resta un fast food. I ragazzi dimenticano tutto ciò che è già annunciato dal titolo: si tratta di qualcosa di veloce da cucinare e da consumare, economico e con servizio ridotto al minimo.  Ma allora, come si può pensare che un cittadino italiano (seppure sia lontano dal fervido campanilismo) per una serie di congetture strettamente collegate alla sua tradizione culturale possa farsi trasportare così tanto da questa globalizzazione?  Nei fast food si perde la concezione, comune già ai tempi dei Romani, dell’imbandire una tavola a festa con buon cibo per il piacere dello stare insieme… senza fretta!

Non dimentichiamo che il primo tentativo di ristorante KFC in Italia c’è stato a Napoli; venne aperto negli anni settanta e fu chiuso poco dopo. D’altronde era una follia! Sarebbe davvero potuto durare un fast food nella Napoli degli anni settanta, tra pizza, caffè e sfogliatelle?   

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