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Keith Haring e gli anni 80, la cultura pop e la street art al PAN di Napoli

Chiara Del Prete 05/02/2022
Updated 2022/02/05 at 3:58 PM
5 Minuti per la lettura

Keith Haring e i suoi omini stilizzati sono portavoce di un periodo storico ancora attuale. Al dilagare della street art, non considerava dannoso lasciare graffiti sui muri poiché ravvivare le aree urbane con il proprio tratto equivaleva, per lui, a sostenere l’accessibilità all’arte.

Indice
Credeva nella fruibilità del suo operato senza nulla a pretendere e se ciò avesse significato colorare un muro per strada per rallegrare qualcuno allora avrebbe saputo di star facendo il giusto. Una popular art la sua, popolare perché aperta a tutti.I capisaldi che hanno condotto il prodigio a realizzare ciò per cui è riconosciuto sono dovuti ai fumetti che amava leggere da bambino, a Picasso e all‘esperienza per strada. Anche il pop ha avuto un suo compito, cultura che ha segnato i suoi anni di maggior produttività e da cui attualmente è ispirata una rassegna.Dal 2 dicembre scorso fino al 28 febbraio il PAN, il Palazzo delle Arti di Napoli, ospita una mostra a cura di Andrea Ingenito che vede dialogare la Napoli degli anni 80 e quella odierna. A mediare la conversazione è il potere dell’arte. Cosa c’entra la città campana con un rinomato artista americano? Non tutti sanno che la semplicità dei suoi tratti e la profondità dei messaggi in essi intrinsechi è stata accolta direttamente dal pubblico napoletano.La solida fama del writer statunitense aumentò grazie ad una mostra personale a cui ne seguirono altre in vari paesi. Un vero e proprio tour artistico che l’ha visto uscire dalla grande mela per approdare in Europa.Tra le tappe Francia, Paesi Bassi, Belgio, Germania e Gran Bretagna, luoghi di passaggio ma anche traccia della sua scia. Ovunque andasse lasciava segni del suo transito spennellando omini stilizzati sulle mura dei paesaggi urbani.Finì per esprimere la sua capacità anche in Italia dove espose nella galleria di Lucio Amelio a Napoli nel 1983. La scena estetica di quegli anni s’abbraccia all’oggi dei murales e dei writers di quartiere.In un unico contenitore che è il PAN, in una forma d’espressione come lo street art, si scrutano oltre cento opere, tra cui i lavori di Keith Haring, una sala interamente dedicata agli scatti del tempo di Lucio Ferrara per giungere alla pop artist Roxy in the Box e dello street artist Trallallà che operano nel contesto napoletano.Le fotografie di Ferrara hanno ispirato Ingenito all’ideazione di questa esposizione in cui tutto riporta al passato con sguardo al presente. Intitolata “Dalla Napoli di Keith Haring ai giorni nostri” la mostra apre con occhio di riguardo l’attenzione a Keith Haring, per nulla estraneo alla città partenopea.L’esposizione ora allestita al Pan è un ricordo di quegli anni 80 e all’artista stesso che, scomparso 31 anni fa, è stato a Napoli nel suo percorso professionale e ha posto un fermo interessante nell’evoluzione della street art e della cultura pop.Tra le opere si annoverano anche quelle appartenenti a collezioni private che intervallate a sguardi differenti diventano testimonianza del fermento artistico cittadino. Non si tratta però di una mostra statica in cui allo spettatore è richiesto semplicemente di guardare opere immobili.Suoni, colori e video sono a disposizione del pubblico per stuzzicarne la curiosità. Choose Your Weapon, opera di un artista attuale nella scena urbana internazionale, racchiude la perfetta chiave di lettura per il passaggio dagli anni di Haring a quelli di un anonimo Bansky.Poi alla profonda semplicità dell’artista americano si affianca l’operato di Roxy in the Box e Trallallà. Nelle viuzze napoletane il loro segno vive più che mai e molti ne sono testimoni quotidiani senza neppure saperlo.Roxy è l’artefice del San Gennaro stilizzato mentre Trallallà è noto per le sue “Ciacione”. Entrambi figli artistici della contemporaneità provano a narrare il malessere ed il consumismo dei nostri tempi.Un affronto all’omologazione in cui a vincere è la rappresentazione del sé più reale. Richiamo all’intramontabile visione di Haring secondo cui la bellezza delle cose semplici e dei legami più sinceri regna. Vita, amore, fratellanza, morte, racchiudono il ciclo vitale primitivo senza cui vita non esisterebbe, fortuna che a ricordarcene c’è l’arte.
Credeva nella fruibilità del suo operato senza nulla a pretendere e se ciò avesse significato colorare un muro per strada per rallegrare qualcuno allora avrebbe saputo di star facendo il giusto. Una popular art la sua, popolare perché aperta a tutti.
I capisaldi che hanno condotto il prodigio a realizzare ciò per cui è riconosciuto sono dovuti ai fumetti che amava leggere da bambino, a Picasso e all‘esperienza per strada. Anche il pop ha avuto un suo compito, cultura che ha segnato i suoi anni di maggior produttività e da cui attualmente è ispirata una rassegna.
Dal 2 dicembre scorso fino al 28 febbraio il PAN, il Palazzo delle Arti di Napoli, ospita una mostra a cura di Andrea Ingenito che vede dialogare la Napoli degli anni 80 e quella odierna. A mediare la conversazione è il potere dell’arte. Cosa c’entra la città campana con un rinomato artista americano? Non tutti sanno che la semplicità dei suoi tratti e la profondità dei messaggi in essi intrinsechi è stata accolta direttamente dal pubblico napoletano.
La solida fama del writer statunitense aumentò grazie ad una mostra personale a cui ne seguirono altre in vari paesi. Un vero e proprio tour artistico che l’ha visto uscire dalla grande mela per approdare in Europa.
Tra le tappe Francia, Paesi Bassi, Belgio, Germania e Gran Bretagna, luoghi di passaggio ma anche traccia della sua scia. Ovunque andasse lasciava segni del suo transito spennellando omini stilizzati sulle mura dei paesaggi urbani.
Finì per esprimere la sua capacità anche in Italia dove espose nella galleria di Lucio Amelio a Napoli nel 1983. La scena estetica di quegli anni s’abbraccia all’oggi dei murales e dei writers di quartiere.
In un unico contenitore che è il PAN, in una forma d’espressione come lo street art, si scrutano oltre cento opere, tra cui i lavori di Keith Haring, una sala interamente dedicata agli scatti del tempo di Lucio Ferrara per giungere alla pop artist Roxy in the Box e dello street artist Trallallà che operano nel contesto napoletano.
Le fotografie di Ferrara hanno ispirato Ingenito all’ideazione di questa esposizione in cui tutto riporta al passato con sguardo al presente. Intitolata “Dalla Napoli di Keith Haring ai giorni nostri” la mostra apre con occhio di riguardo l’attenzione a Keith Haring, per nulla estraneo alla città partenopea.
L’esposizione ora allestita al Pan è un ricordo di quegli anni 80 e all’artista stesso che, scomparso 31 anni fa, è stato a Napoli nel suo percorso professionale e ha posto un fermo interessante nell’evoluzione della street art e della cultura pop.
Tra le opere si annoverano anche quelle appartenenti a collezioni private che intervallate a sguardi differenti diventano testimonianza del fermento artistico cittadino. Non si tratta però di una mostra statica in cui allo spettatore è richiesto semplicemente di guardare opere immobili.
Suoni, colori e video sono a disposizione del pubblico per stuzzicarne la curiosità. Choose Your Weapon, opera di un artista attuale nella scena urbana internazionale, racchiude la perfetta chiave di lettura per il passaggio dagli anni di Haring a quelli di un anonimo Bansky.
Poi alla profonda semplicità dell’artista americano si affianca l’operato di Roxy in the Box e Trallallà. Nelle viuzze napoletane il loro segno vive più che mai e molti ne sono testimoni quotidiani senza neppure saperlo.
Roxy è l’artefice del San Gennaro stilizzato mentre Trallallà è noto per le sue “Ciacione”. Entrambi figli artistici della contemporaneità provano a narrare il malessere ed il consumismo dei nostri tempi.
Un affronto all’omologazione in cui a vincere è la rappresentazione del sé più reale. Richiamo all’intramontabile visione di Haring secondo cui la bellezza delle cose semplici e dei legami più sinceri regna. Vita, amore, fratellanza, morte, racchiudono il ciclo vitale primitivo senza cui vita non esisterebbe, fortuna che a ricordarcene c’è l’arte.

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