Keith Goodmann: storie di musica e persone

106
Informareonline-goodmann
Pubblicità
Il musicista italo americano torna a dirigere l’Orchestra Accademia San Giovanni di Napoli

Il Maestro Keith Goodmann è un personaggio di poche parole, preferisce esprimersi in musica, linguaggio universale essenziale. Dietro questo velo di umiltà c’è un’enorme vocazione per la musica che ha spinto il M° a studiare presso il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, dove si è diplomato in: Pianoforte, Composizione, Direzione d’orchestra, Strumentazione per banda, Musica Corale. Direttore dell’Orchestra San Giovanni e, dal 2018, direttore dell’Orchestra dell’Università Parthenope di Napoli, il Maestro Goodmann resta una figura di spicco nel panorama musicale partenopeo, e non.

Maestro Goodmann, a chi si ispira?

«Come compositore mi inspiro in particolare alla grande tradizione tardo romantica; come interprete ad una visione musicale possibilmente oggettiva».

Pubblicità
Vanta importanti collaborazioni. Quale la più prestigiosa?

«Varie. Ricordo con piacere le collaborazioni concertistiche con i grandi pianisti Francesco Libetta e Vincenzo Maltempo».

Come nasce l’Orchestra San Giovanni?

«Nasce a Napoli nel 2009 nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, dove inizialmente avevamo una sede per fare le prove. Oggi si compone di musicisti eccellenti, giovani e professionisti insieme che, talvolta, arrivano fino a 50 elementi, secondo i contesti».

Tante le tournée dalla Spagna alla Cina nel recente passato, oggi nel panorama musicale orchestrale, che ruolo occupa l’Orchestra San Giovanni?

«Abbiamo effettuato centinaia di concerti in Italia e all’estero, anche se spesso con difficoltà non avendo sempre sufficienti certezze economiche. Dopo più di dieci anni, può essere considerata una bella realtà stabile sul territorio campano».

La cultura musicale italiana gode di grande appeal all’estero, soprattutto in oriente. Quale repertorio preferiscono e perché?

«Forse amano in particolare l’opera lirica italiana. Seppur in ritardo, sono rimasti molto colpiti dalla grande cultura occidentale che, talvolta, cercano anche di imitare. Rischiamo un sorpasso, per così dire, visto che noi la stiamo trascurando la nostra “cultura”».

Un direttore che fa ricerca e non si stanca di comporre. Ci parli della sua ultima opera…

«In questi mesi ho scritto un Valzer per orchestra, delle variazioni per pianoforte e ora mi hanno commissionato un brano per viola sola che sto ultimando».

Che posto ha oggi la musica classica nella nostra cultura?

«Purtroppo il mondo sembra andare al contrario e la vera Musica ha, generalmente, poco spazio. Per cultura ormai si intende qualsiasi cosa venga data in pasto al pubblico e che, di solito, accetta tutto passivamente per ignoranza o per pigrizia».

Cosa significa, oggi, tenere la bacchetta in mano?

«Oggi sembra che per essere direttori sia sufficiente avere una bacchetta in mano. Uno studio lungo e serio della composizione, dell’orchestrazione ecc., spesso viene ormai evitato o fatto in maniera approssimativa. Fino a qualche decennio fa, invece, era la base per poter intraprendere seriamente questo percorso».

Com’è stato per la musica classica ripartire dopo il lockdown?

«Sicuramente non facile e con molte incertezze, ma l’importante è stato riprendere dopo queste chiusure».

Per chi vorrebbe dirigere e con quale opera?

«Per qualsiasi pubblico sia attento ed interessato e spero di poter riprendere regolari tournée di concerti, anche all’estero. Invece Opere che vorrei dirigere sono tante, in particolare le grandi pagine sinfoniche, penso alle Sinfonie di Beethoven per esempio».

Prossimo appuntamento?

«Sto organizzando degli eventi a Napoli da fine giugno in poi per la stagione estiva».

di Fernanda Esposito

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE 

N° 219 – LUGLIO 2021

Print Friendly, PDF & Email
Pubblicità