Kalìka, la musica che ritorna ad essere donna per parlare della donna

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Intervista al trio vocale napoletano tutto al femminile

La musica, si sa, come l’anima è donna anche se ancora si fatica ad ammetterlo. La si può mortificare, osteggiare, ‘torturare’, ‘sfregiare’, insultare, cercare di cambiarla, ingabbiarla, farla soffrire ma essa (che stia parlando di musica, anima o della donna non c’è bisogno certo di specificarlo) essa prosegue imperturbabile nel proprio scopo, nella propria essenza, continua ad essere ciò che è.

Per troppo tempo la voce dell’anima ha trovato sfogo quasi sempre nelle ugole maschili, che comunque in tantissimi casi sono riuscite ad esprimere al meglio l’essenza femminile, ma è tutta un’altra storia se a farlo è una donna. Se poi addirittura i canali di sfogo dell’anima triplicano il risultato lascia senza parole.

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Parlo del trio napoletano di voci tutte al femminile delle Kalìka, composto da Vania Di Matteo, Anna Rita Di Pace e Giulia Olivieri. Tre cantanti senza confini per quanto riguarda passioni, emozioni e sogni.

Ho avuto modo di rivolgere a Vania, che, oltre ad essere una cantautrice, è un’insegnante di lettere, appassionata di arte ed home design, ricercatrice ed una progettista sociale, alcune domande per poterle conoscere meglio il trio.

Tre donne, tre voci, tre vite unite da una passione. Quand’è che le vostre strade si sono incrociate e la vostra passione si è trasformata in ‘Kalika’? A proposito perché questo nome?

«Tutto ha avuto inizio l’8 marzo 2019. No, non è una casualità che si tratti proprio della ricorrenza della Festa della Donna. Sebbene infatti avessimo più e più volte condiviso musica assieme, per quella data particolare decidemmo di realizzare con l’amico e musicista Gianluigi Capasso una originale reinterpretazione di “Donna”, celebre brano scritto da Enzo Gragnaniello, portato poi al successo dalla strepitosa Mia Martini. Sei ore in tutto per impostare l’arrangiamento vocale a cappella, per interiorizzarlo e provarlo. Due sole take in sala di registrazione e…magia. Siamo “nate” esattamente così o meglio siamo “rinate” come Kalìka così, da una occasionale collaborazione musicale. Kalika In hindi significa “bocciolo”: dopo aver passato in rassegna decine e decine di nomi ci ha colpito il suono felice della parola ma soprattutto l’immagine di un fiore in potenza, qualsiasi fiore, colto nell’attimo prima di manifestarsi in tutta la sua piena ed unica bellezza».

Cantare a cappella vi permette di avere una grande versatilità che rende le vostre esibizioni adatte ad ogni tipo di ambiente e situazione ma al contempo la mancanza di ‘ausilio’ strumentale fa ricadere sulle vostre voci tutta la responsabilità del successo (o dell’insuccesso). Maggiori i vantaggi o gli svantaggi derivanti da questa scelta? Sentite la pressione di dover magari sfoderare una prestazione vocale sempre al top?

«In realtà sebbene Kalika sia un progetto relativamente giovane, si è evoluto tantissimo nel corso di questi due anni e mezzo.  Dopo il lancio del video di “Donna”, eseguita per l’appunto a cappella, dopo esserci divertite e sperimentate con altre reinterpretazioni e mashup particolari sempre solo a cappella, abbiamo iniziato a sognare e desiderare qualcosa di più. Gli intrecci delle nostre voci su melodie di chitarra, contrabbasso e batteria, un repertorio costruito attorno ad un concept ben preciso, quello della donna, delle donne, delle loro passioni, emozioni, delle loro storie. Nonostante dunque l’allargamento della formazione in band sentiamo da sempre e comunque la responsabilità della buona riuscita della performance: tecnicamente dobbiamo essere impeccabili nell’esecuzione delle parti in polifonia per far in modo che si possa apprezzare tutta la bellezza e l’originalità degli arrangiamenti vocali scritti da Gianluigi Capasso; dal punto di vista interpretativo, ogni brano scelto per costruire il repertorio del nostro concept concert richiede un investimento emotivo completo e dunque concentrazione assoluta, per far in modo che il messaggio in musica arrivi forte e chiaro a chi ci ascolta».

“Sorrido sempre perché lavoro con musica che è la mia vita.” – mi hai detto. È la vostra una vita fatta di musica o invece è la vostra musica che rappresenta la vostra vita? Cioè, secondo voi è più importante dedicare le vostre giornate interamente alla musica o invece mettere il vostro io nella vostra passione, nel vostro modo di cantare ed interpretare i brani nelle scelte musicali? Ovviamente l’una non esclude l’altra alternativa.

«Infatti sono due opzioni assolutamente complementari. La nostra vita è fatta in gran parte di musica, di musiche. Siamo inoltre tante donne assieme, siamo io multiformi ed ognuna delle nostre facce è dentro la musica che cantiamo, suoniamo, scriviamo. Dunque la musica ci rende quelle che siamo allo stesso modo in cui mettiamo noi stesse, tutte quelle che sentiamo di essere, nella nostra musica».

A proposito di vita/musica o musica/vita… come è cambiata in questa emergenza covid?

«Il nostro primo concept concert è stato il 02 febbraio 2020. Praticamente dopo un mese esatto il mondo è cambiato. Abbiamo dovuto rimodulare tutto quanto avevamo accuratamente pianificato. Ma abbiamo continuato a lavorare al nostro progetto. Anzi, Kalìka ci ha dato la possibilità, anche a distanza, di continuare a fare musica, di creare, di progettare infinite cose belle da realizzare non appena la situazione sarebbe migliorata. E così è stato».

Reinterpretate soprattutto brani di donne (non solo). Avete in serbo anche canzoni inedite? Come sarà il 2022 delle Kalika?

«Il progetto Kalìka è soprattutto un non-luogo di creazione. Tanto è vero che diversi sono i brani inediti che eseguiamo durante i nostri concerti che, a breve, saranno raccolti nel nostro primo EP. Senza ombra di dubbio il primo obiettivo da raggiungere per il 2022».

di Fabio De Rienzo

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