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Erano molteplici le promesse portate avanti dal regime talebano nell’Agosto del 2021. Promesse fatte da un lato per far sì che l’informazione occidentale non si soffermasse troppo sull’evento, dall’altro per evitare ondate di rivoltosi all’inizio della riconquista territoriale.

Ciò nonostante, sono ancora vive nei nostri occhi le immagini della disperazione che denudano Oriente e Occidente. Travalicando ogni contesto storico e temporale, i due uomini che cadono rispettivamente dalle Torri Gemelle e dall’ultimo aereo americano che partiva da Kabul, rappresentano la fragilità umana e uno dei più grandi fallimenti dell’uomo contemporaneo. 

Un uomo che dimentica la storia se non gli appartiene e per il quale è più facile chiuder gli occhi ed abbracciare un mondo di eterno progresso, senza sapere a che costo questo venga prodotto. 

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Abbiamo tutti dimenticato Kabul mentre in essa si radicavano le più insidiose leggi fondamentaliste talebane che mettevano fine a tutte le promesse fatte ai sui cittadini su pace, stabilità, unità del paese e diritti delle donne. 

Vere e proprie politiche di autarchia e totalitarismo si sono insediate in tutto il territorio afghano, partendo dall’esecuzione capitale degli oppositori al regime. Human Rights Watch riporta l’esecuzione sommaria di circa 47 individui di “probabile opposizione” nei primi mesi del governo. Prevalentemente, gli scomparsi sono membri del personale militare, della polizia e dei servizi d’intelligence; dunque l’azione è prettamente mirata ad un’offensiva da parte di coloro che avrebbero potuto possedere armi e strumenti per avviare delle rivoluzioni sostanziali.

Inoltre, la popolazione vive in condizioni di estrema povertà: il 98% di essa non ha cibo a sufficienza e sono stati minati completamente anche tutti i settori lavorativi, lasciando oltre mezzo milione di afghani senza lavoro. 

La situazione non migliora affatto nel momento in cui parliamo di tutela dei diritti femminili, infatti, nonostante alla presa del potere a Kabul era stato affermato che sarebbe stato loro concesso l’esercizio dei diritti conquistati, mesi dopo ci accorgiamo che nessuna promessa è stata mantenuta. 

Partendo dal presupposto che sembra ancora assurdo dover considerare i diritti femminili come “concessioni”, ancora una volta le minoranze vengono oppresse attraverso sistematiche azioni di vera e propria de-costruzione dell’identità femminile. 

Alle donne è stato imposto il divieto di frequentare le scuole secondarie e l’obbligo di indossare il burqa; a livello impiegatizio molte donne sono state licenziate dalle loro cariche pubbliche ed è stato chiuso il Ministero degli Affari Femminili. 

Come recita una celebre citazione di Simone De Beauvoir, i nostri diritti non sono mai scontati, in quanto basta una crisi economica o politica per mettere tutto nuovamente in discussione. 

Le reazioni alle notizie sono state le più varie, assistendo ad una divisione dell’opinione pubblica tra i sostenitori di una rivoluzione interna della popolazione afghana e chi invece sostiene che la presa di potere dei talebani può essere giustificata, se nessuno si fa portavoce di un’opposizione armata. 

Davanti a questi scenari l’Occidente fallisce ancora.

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