K-DUE si racconta: “Quello che non sapete su di me!”

informareonline-k-due

È forte la sua passione per la musica, quella stessa passione ereditata dal papà batterista che fece innamorare la madre in tempi lontani.
Parliamo dell’artista emergente “K-DUE”, nato ad Aversa e cresciuto con un sogno nel cassetto: “fare musica”.

A circa quattordici anni “la penna” inizia ad essere una fedele compagna di viaggio, l’artista partenopeo fonderà successivamente un gruppo con il quale avrà la possibilità di collaborare con “gente di spicco del panorama musicale”.

K-DUE ci racconta che, a seguito di un periodo buio, durante il quale il suo gruppo si sciolse, ha sentito la necessità di tornare a scrivere.
Inizia così il viaggio del nostro artista, un viaggio che ha deciso di raccontarci rispondendo ad alcune domande.

Tanti sono gli artisti che hanno provato e provano ad affermarsi ogni giorno, di conseguenza c’è un forte tasso di competizione, quanto è stato difficile per te riuscire a farti strada e crearti un nome?

«In effetti in un settore come questo farsi strada è abbastanza complicato, credo di essere ancora all’inizio del mio percorso da solista, però sono convinto che se credi in te, e fai le cose con passione, senza forzarle troppo, nella musica ma come in qualsiasi altro aspetto della vita, prima o poi ce la fai».

Dei vari pezzi scritti qual è che più ti rappresenta e che senti tuo?

«Li sento tutti molto miei, appartengono tutti ad uno momento, ad una specifica sensazione, sono un po’ una cronistoria, ogni brano è come il tassello di un puzzle. Forse sono legato di più a “Marte e Venere”, un po’ perché è stato l’esordio, e quindi per tutte le aspettative e le paure che vivi prima dell’uscita, un po’ perché le cose che ho scritto sono davvero intense, “le senti nella pancia” mi disse una ragazza che avevo da poco conosciuto, alla quale feci ascoltare il brano ancora inedito al tempo».

All’interno dei tuoi scritti ritroviamo spesso riferimenti “all’amore”, quanto questo sentimento ha inciso sulla creazione dei tuoi brani?

«L’amore mi ha reso forte e fragile, mettere nero su bianco alcune emozioni mi è risultato facile, ero un vulcano in eruzione, facile quanto doloroso però, e tanto difficile è stato poi farle ascoltare per la prima volta a qualcuno, ne ero così geloso che per un po ho messo tutto in discussione. La musica è uno strumento potentissimo, riesci a dire cose che altrimenti avresti tenuto per te per sempre. Credo che senza “l’amore” non sarei mai tornato a scrivere. Un giorno dopo un periodo abbastanza buio del mio recente passato, dopo aver elaborato per mesi questo periodo, ho preso carta e penna ed ho cominciato a scrivere, da allora non mi sono più fermato».

Hai mai pensato di prendere parte a qualche kermesse canora per diffondere la tua musica e il tuo nome all’interno di un panorama più ampio?

«Beh, partendo dal presupposto che un artista si esprime per portare un messaggio alle persone, ti rispondo “si”. Qualche tempo fa ero un po’ scettico, forse perché non mi sentivo pronto, poi una sera faccio ascoltare un pezzo che ho scritto da poco ad una persona a me cara, mentre il pezzo gira mi guarda e mi dice “Questo è per Sanremo?”. Mi ha aperto gli occhi, sto valutando».

Come vedi il tuo futuro, e quali sono i progetti in cui sarai impegnato prossimamente?

«In futuro spero di vedermi sereno, semplicemente. Per la musica riprenderemo a preparare i live appena possibile e speriamo di portare in giro lo spettacolo quanto prima.
Inoltre, ti lascio con una news, a giugno uscirà il mio terzo singolo “Patti”, è stato uno dei primi testi che ho scritto, ma non il primo tassello del puzzle tornando alla risposta precedente, i pezzi si sono ricongiunti da soli man mano che scrivevo gli altri testi, dando un filo logico a tutto. Ancora oggi riascoltarli mi fa avere sempre un quadro della situazione più chiaro».

 

Di Clara Gesmundo

Print Friendly, PDF & Email