Juventus – Napoli, la storia vista da un caleidoscopio

È sottile la linea che divide la coscienza di un popolo, oggi animata sulle ali di un genetico entusiasmo, dalla consapevolezza di un gruppo, espressione di un calcio armonico, accordato come una chitarra nelle mani di un artista che ha dipinto Napoli con “mille culure”, che si carica dell’orgoglio di una città e delle responsabilità che ne derivano. È sfumata la logica che unisce Napoli e Torino, divise da storie contrastanti, forse accomunate da un segmento d’arte ed uno di cultura, vissute tuttavia in modi diversi. La sobrietà della Mole e l’irriverenza del Maschio Angioino, che si bagna del mare di un Golfo tra i più belli al mondo. La Juventus è l’immagine del realismo elegante di Torino, mentre il Napoli è il riflesso di una città caleidoscopica, fatta di specchi colorati, capace anche di nascondere il buio in fondo al tubo.

La partita è speciale ed importante ma non decisiva, a meno che il Napoli faccia l’impresa allo Stadium, acquisendo un’autostima a quel punto indistruttibile, e fervono gli occhi dei 5 continenti e del potenziale miliardo di spettatori per assistere ad uno dei match più attesi negli ultimi tre decenni, perlomeno in casa Napoli. L’aria in città pullula di magia, di strani sentori lontani dall’insuccesso ma un nodo chiude la gola perché il richiamo della superstizione è troppo forte per poterlo ignorare.

Non sarà Davide contro Golia come lo è stato per troppo tempo: ora il Napoli intende alzare la voce anche in casa della Vecchia Signora per provare ad uscire indenne da un campo in cui la Juve mantiene un rendimento impressionante. È pur vero che dopo 14 vittorie consecutive in campionato, i bianconeri, per la legge dei grandi numeri, devono fermarsi (prima o poi), e magari la città dagli occhi in un caleidoscopio potrà colorare Torino di un variopinto entusiasmo che ha già contagiato il mondo.

di Fabio Corsaro

About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai… Per aspera ad astra!