La Juventus vede il “tricolore”, il Napoli alza bandiera bianca e pensa già al futuro: con o senza Sarri?

Sarri e De Laurentiis

Domenica pomeriggio, dopo il pareggio tra Napoli e Torino, il popolo napoletano ha visto andare in fumo le (poche) residue speranze di realizzare quel sogno chiamato Scudetto, sogno durato quasi otto mesi e che probabilmente si è infranto nella maniera peggiore.

Solo due settimane fa, infatti, il Napoli aveva annichilito la Juventus a domicilio, portando a casa tre punti fondamentali per avvicinarsi ai bianconeri e per tornare in Campania con la convinzione di poter lottare fino all’ultimo, incoraggiati anche dal calendario, che sulla carta sembrava essere più proibitivo per la Juve. Allo Juventus Stadium gli azzurri ingarbugliarono i tatticismi di Massimiliano Allegri con corsa e pressing ai limiti dell’umano, costringendo spesso e volentieri i giocatori juventini a banali errori di appoggio e di giocata. Il goal di Kalidou Koulibaly arrivò agli sgoccioli di una partita pressoché perfetta, quasi come un segno del destino, un premio al merito di non aver mai mollato nonostante la rosa corta e alcuni sfortunati infortuni, che hanno costretto Sarri a fare a meno di giocatori importanti in momenti cruciali della stagione.

La  Juventus, dal canto suo, aveva l’obbligo di vincere a San Siro dopo aver perso lo scontro diretto in casa una settimana prima, e al termine di una partita piena di emozioni (quanto di polemiche) ha battuto un’Inter audace, che ha sfiorato l’impresa nonostante l’inferiorità numerica e la direzione di gara discutibile di Orsato. I nerazzurri, sotto di un uomo e di un goal dal 12’, avevano ribaltato il risultato grazie ad un ottimo secondo tempo, ma si erano dovuti arrendere nel finale al goal di testa di Gonzalo Higuain, che fissò il risultato sul 2-3 finale, ammutolendo in un colpo solo le tifoserie di Inter e Napoli.

Se i bianconeri stanno già festeggiando ufficiosamente il settimo tricolore di fila, gran parte del merito va dato all’anticipo di San Siro che oltre a consegnare tre punti pesantissimi alla Juve, ha sicuramente influito sulla condizione mentale dei giocatori del Napoli, apparsi troppo distratti e poco reattivi a Firenze. La sconfitta per 3-0 subita al Franchi il giorno seguente contro la Fiorentina, infatti, sembrò quasi simboleggiare la resa dei partenopei al termine di una stagione strepitosa. Pronti, via e Koulibaly, eroe a Torino solo una settimana prima, si fa espellere lasciando i suoi compagni in dieci. Gli azzurri, visibilmente in difficoltà vista l’inferiorità numerica e con l’obbligo di dover vincere per continuare a crederci, non riescono a giocare il proprio calcio e finiscono per crollare sotto i colpi del “CholitoGiovanni Simeone, autore della tripletta che mandò KO il Napoli e che fece scivolare la banda di Sarri a -4 dalla Juventus con tre sole partite da giocare. L’umore con il quale gli azzurri hanno preparato la partita casalinga contro il Torino non poteva essere certamente alle stelle e a tagliare definitivamente le gambe ai tifosi e ai giocatori è stata la vittoria della Juventus nell’ (ormai solito) anticipo contro il Bologna per 3-1, con i felsinei che si erano addirittura portati in vantaggio grazie ad un rigore di Simone Verdi nel primo tempo, ma poi sono stati rimontati dai bianconeri che, grazie ad un fenomenale Douglas Costa ( subentrato nella ripresa e autore di due assist) e ad un paio di situazioni dubbie, hanno archiviato la pratica bolognese portandosi momentaneamente a +7 sul Napoli, che avrebbe dovuto vincere contro il Torino al San Paolo per poter dare un senso al finale di stagione. Vittoria che ahimè non è arrivata. Nonostante una buona partita, infatti, gli azzurri sono riusciti a strappare solo un pareggio ai granata (2-2) allenati dal grande ex Walter Mazzarri, il tecnico con cui la piazza partenopea era tornata ai fasti di un tempo, portando il Napoli in Champions League dopo 21 anni di assenza.

Alla fine della partita, nonostante il risultato deludente e la fine della ‘rincorsa tricolore’, il pubblico del San Paolo ha riservato applausi scroscianti e calore per i propri beniamini, che non hanno mai mollato in questa stagione, ma hanno cantato cori di contestazione nei confronti di Aurelio De Laurentiis, patron del Napoli, reo secondo i tifosi di non essere stato all’altezza di fornire una rosa più ampia e competitiva a mister Sarri e di aver rilasciato delle dichiarazioni ‘poco carine’ nei confronti dell’allenatore toscano. De Laurentiis, infatti, si era lasciato andare qualche giorno prima della partita contro il Torino in un’intervista in cui aveva criticato la scelta di Sarri di affrontare in maniera superficiale l’impegno in Europa League per concentrarsi unicamente sul campionato e soprattutto l’insistenza con cui l’allenatore ha riproposto per quasi tutta la stagione gli stessi undici titolari. Successivamente ha parlato della permanenza del tecnico e della clausola contenuta nel suo contratto affermando che: «Se Sarri resta non dipende da me, ma da lui. Spero non vada via, sento che non accadrà. Ma se qualcuno dovesse pagare gli 8 milioni della clausola, ce ne faremo una ragione. E se lui vorrà andare via perché ha perso l’entusiasmo, farò altri ragionamenti ma senza rinunciare alla clausola. Se non avrà voglia di applicarsi con me sul futuro azzurro ce ne faremo una ragione, per questo motivo abbiamo perso anche Higuain che avrei tenuto. Sarri sa di essere a casa sua».

Il messaggio del presidente è chiaro, sa di avere in panchina un maestro di calcio e ovviamente vorrebbe poter contare su di lui anche il prossimo anno, ma proprio perché la bravura di Sarri è nota ormai a tutti (in Italia e all’estero), si sta già guardando intorno per non farsi trovare impreparato nel caso in cui un top team europeo pagasse la clausola rescissoria di 8 milioni di euro. A questo punto sorgono spontanee un paio di domande, se Sarri dovesse andare via chi prenderebbe il suo posto? Ma soprattutto, il Napoli sarà all’altezza di lottare per lo scudetto il prossimo anno anche senza il tecnico toscano in panchina?

Sono vari gli allenatori che rientrano nelle grazie di De Laurentiis, in primis c’è Antonio Conte, ex allenatore della Juventus, che da due anni siede sulla panchina del Chelsea. Il tecnico pugliese, dopo aver vinto la Premier League al suo primo anno a Londra, non disdegnerebbe un ritorno in Italia e Napoli sarebbe una piazza ideale per rilanciarsi in Italia dopo la stagione deludente in Inghilterra e l’ormai sempre più probabile esclusione dalla prossima Champions League. Oltre l’ipotesi Conte, che sarebbe quella più affascinante, ma allo stesso tempo la più onerosa e impegnativa, ci sono due nomi made in Italy che ad AdL non dispiacciono affatto.

Il primo è quello di Marco Giampaolo, allenatore molto esperto e attualmente in forza alla Sampdoria a cui spesso il presidente del Napoli ha dedicato attestati di stima e parole al miele. Il tecnico nato a Bellinzona potrebbe essere il sostituto ideale di Sarri, in quanto ha in comune con lui la continua ricerca del possesso palla e il prediligere il calcio offensivo e spettacolare al tatticismo esasperato, ma potrebbe allo stesso tempo rivelarsi inadatto per una squadra che ha come obbiettivo finire (quantomeno) tra le prime due, visto che in più di 10 anni di carriera non ha mai allenato un top club. Chi come lui gode dell’ammirazione di De Laurentiis, ma potrebbe non reggere la pressione e le aspettative di un palcoscenico così in vista come quello napoletano è Leonardo Semplici, mister che siede attualmente sulla panchina della SPAL e che sta guidando gli estensi ad una salvezza a dir poco insperata ad inizio stagione. Naturalmente la possibilità del Napoli di poter dire la sua nella corsa al titolo anche l’anno prossimo dipende principalmente da ciò che Sarri deciderà di fare, in quanto questa squadra è stata plasmata dall’allenatore toscano che in soli tre anni ha creato una macchina quasi perfetta capace di esprimere un calcio spumeggiante e di grande intensità e ha portato giocatori precedentemente sottovalutati a lottare alla pari contro una squadra come la Juventus, molto più attrezzata tecnicamente e numericamente rispetto agli azzurri per la vittoria dello scudetto.

Al termine della partita contro il Torino l’allenatore ha risposto alle dichiarazioni di De Laurentiis senza esporsi troppo: «Al presidente non devo replicare niente: mi ha fatto vivere un’avventura straordinaria che è quella di allenare la squadra che tifavo da bambino. Mi dispiace se non è contento, io ho la coscienza a posto, ho cercato sempre di fare il meglio per la squadra, quindi mi spiace ma fino a un certo punto. Se sto riflettendo sul mio futuro? Non certo per quello che ha detto il presidente: anche se dovessi rimanere qui so che De Laurentiis un’esternazione del genere ogni tanto la farebbe, sono abituato, non ci rimango male».

La speranza dei tifosi azzurri è quella di continuare a sognare insieme a mister Sarri, ma nonostante l’annata da record il futuro non appare così scontato e due anni dopo “l’alto tradimento” di Gonzalo Higuain, il popolo napoletano torna a tremare..

di Vincenzo Costagliola