Siamo verso la fine del 1500 quando William Shakespeare scrive “Romeo and Juliet”, la tragedia più famosa di sempre.

Un uomo e una donna che si desiderano follemente, archetipo dell’amore perfetto che deve fare i conti con la società, ma è inutile raccontarne la trama, la conosciamo tutti. Ora, avete mai pensato se al posto di Giulietta ci fosse Giulio? Quanti di voi rimarrebbero indignati alla lettura? E quanti di voi avrebbero paura di raccontarne la storia?

Al Teatro Bellini di Napoli, lo scorso mese è successo qualcosa di pazzesco. È stato portato in scena “Jules & Roméo”, un balletto sulle musiche di Sergej Prokoviev e Stephane Jounut nato dall’idea del coreografo Jean-Sebastian Colau.
Jean-Sebastian ha un curriculum accademico che gli permette di essere una figura rilevante tra gli educatori di danza dei nostri giorni, ma più di tutto, ha una sensibilità d’animo che riesce a trasmettere ai suoi ballerini e a comunicare al suo pubblico.
L’idea di Jules & Roméo nasce nel 2012 mentre Jean-Sebastian interpretava Romeo nella sua classica e tradizionale versione a Singapore.


«Durante questo tour ho dovuto organizzare uno spettacolo per il mio rientro in Francia, dove avrei ballato con il mio migliore amico Grégory Gaillard, siamo cresciuti insieme all’Opéra de Paris» – ci racconta il coreografo – «La danza tra due uomini è talvolta astratta, senza narrazione, senza empatia. Spesso vediamo umorismo e parodia. Interpretare le emozioni di un amore omosessuale è davvero un tabù. Dopo tanto tempo, io avevo il desiderio di condividere il palco con un altro principe. Una delle storie d’amore più belle di tutti i tempi mi ha fatto pensare che la rivalità tra le due famiglie è paragonabile alla lotta che noi omosessuali combattiamo contro l’ignoranza».

Questa, attenzione, non vuole essere una rivisitazione del lavoro di Shakespeare, ma la necessità di mostrare che non è importante il genere e che la passione che vivono quei due ragazzi può essere allo stesso modo forte, tragica e toccante con due persone dello stesso sesso.

Colau ci ha confessato di non aver avuto mai paura di ideare questo nuovo balletto né di usare il ben conosciuto Shakespeare. Ci sono già state diverse rappresentazioni di Jules and Roméo in Francia e il pubblico ha sempre accolto loro con tanta generosità.
«Erano presenti tanti bambini in sala perché lo spettacolo è senza alcuna volgarità. Dopo la “Premiere” un’anziana donna (forse sugli 85) mi ha regalato il più grande complimento. Con le lacrime agli occhi, mi ha detto: “Noi siamo morti con te stanotte”. La mia scommessa è stata vinta, ho toccato non solo la mia, ma anche le altre generazioni».


La domanda, quindi, sorge spontanea: perché rappresentare Jules & Roméo a Napoli?

«Il mio fidanzato – che è Jules nello spettacolo – è di Napoli. Ho pensato che sarebbe stato meraviglioso e coraggioso ballare una storia d’amore con un altro uomo in una città dove alcune persone sono ancora contro l’omosessualità».
L’amore, quello sincero e complementare va incentivato, qualsiasi siano le sue sfumature di genere. Incentivato in quello che è oggi il macabro mondo del narcisismo soprannaturale.
«Io voglio che con questa pièce il pubblico capisca che l’amore è per tutti. Questo balletto può essere danzato da due uomini, da due donne o da un uomo e una donna. La fine sarà sempre la stessa: tragica e triste».
In scena abbiamo trovato un balletto che non è politico, “it’s just Art from my heart” conclude Jean Sebastian Colau.

 

di Giovanna Cirillo

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°200
DICEMBRE 2019

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