Joker, il bimbo edgy che si sforza troppo

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Solo che poi purtroppo il film l’ho visto. Ma la cosa veramente triste è un’altra. Immaginate che io, all’entrata nella sala cinematografica in cui proiettavano Joker, abbia raccolto tutte le mie aspettative sotto forma gassosa in un palloncino. Ecco, quel palloncino non è scoppiato, alla visione del film, ma si è semplicemente sgonfiato a poco a poco, minuto dopo minuto.

 

Ammetto che la premessa del film non mi aveva catturato. Joker è un personaggio perfetto per i fumetti, esagerato, macabro, divertente, crudele. Qualcosa di sobrio e serio come questo film non è il suo stile, e infatti il protagonista Arthur Fleck non è il Joker. È un comico fallito nella New York del 1981 (la chiamano Gotham, ma non si sforzano minimamente di farci credere che sia tale), che idolizza l’ospite di talk show Murray Franklin, accudisce la madre pazza e ha allucinazioni di una vita felice con una vicina di casa che incontra solo una volta. Poi quando si accorge che la sua vita è una bugia ammazza tre yuppies stupratori, sua madre, la vicina di casa, un collega e pure il povero Murray che sì, l’aveva preso in giro, ma l’aveva invitato al suo show per dargli visibilità.

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Ah, e nel fare tutto questo vestito da clown scatena accidentalmente un movimento politico alla Occupy Wall Street (nel 1981!) che distrugge la città e uccide i genitori di Bruce Wayne. L’unica consolazione è che quando Phoenix non è “Joker” è fenomenale. Un uomo solo, schiacciato dalla società e vittima dei prepotenti finché non si fa giustiziere: si pensi a Travis Bickle di Taxi Driver o William Foster in Un giorno di ordinaria follia, due film che Joker si sforza tantissimo di ricalcare.

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Ed è proprio questo il problema del film. Esso si sforza tantissimo—troppo. Va bene che deve essere un film realistico, ma se deve ambientarsi a Gotham City, io voglio vedere la Gotham di Batman, tetra, opprimente, gotica. Va bene che deve essere lo studio di un personaggio schiacciato dalla società, ma allora non c’è bisogno di ambientarlo a Gotham e cercare in ogni modo di infilare la familia Wayne nella storia, può semplicemente essere la storia di un uomo che trae ispirazione dal Joker come personaggio e cerca di imitarlo nel mondo reale pur di avere un po’ di giustizia.

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Il Joker è la persona sbagliata per raccontare una storia del genere. Persino in The Killing Joke di Alan Moore, fumetto da cui Joker prende la backstory di Arthur, il Joker rivela che il passato da brava persona che si ricorda è probabilmente falso e ininfluente. Nel Cavaliere Oscuro, il Joker ha sempre storie diverse sulle sue cicatrici. Perché chi era prima non è importante. Il Joker uccide perchè ritiene il mondo uno scherzo; è un personaggio infinitamente più interessante di qualunque backstory, e soprattutto non è qualcuno con cui empatizzare, altrimenti l’opera, come Joker, ne soffre.

È un mostro da film horror, lo è sempre stato. E soprattutto fa ridere.

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di Lorenzo La Bella

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