JAMBO1 | Da “creatura economica” di Zagaria a centro di rinascita

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informareonline-intervista-dott-scarpa-7Nicola Schiavone ci disse che sul Jambo Zagaria si era preso la carne e voleva pure l’osso”.

Le parole sono forti, soprattutto se pronunciate da Salvatore Laiso, ex appartenente al clan dei Casalesi e, oggi, collaboratore di giustizia.

Esternazioni che ci aiutano a far comprendere la portata del potere casalese sul Jambo, centro commerciale di Trentola Ducenta. Michele Zagaria godeva di una vera e propria egemonia sul centro, riuscendo a coinvolgere uomini della politica e dell’imprenditoria; fu per tale ragione che il Jambo venne considerato “creatura economica” del noto boss dei Casalesi. Verrebbe da chiedersi: cosa ci è rimasto attualmente del Jambo.

Oggi il centro commerciale gode di una nuova vita, grazie all’imponente collaborazione tra l’Agenzia Nazionale dei Beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC) e la Magistratura. La rinascita proviene soprattutto dal lavoro del dott. Salvatore Scarpa, Amministratore Unico del Jambo1. Siamo andati a trovarlo col fine di comprendere meglio l’operazione che ha portato ad un totale risanamento etico ed economico del Jambo.

Dott. Scarpa, spesso sono state mosse critica all’ANBSC, si è parlato di numerosi ritardi. Qual è stato l’apporto del nuovo governo all’Agenzia?

«Ad oggi il governo ha mostrato estrema attenzione all’agenzia. Prossimamente sarà rafforzata con 300 nuove unità. Sarà divisa per settori: ci saranno dirigenti per le aree imprese, quelle che hanno maggiormente bisogno di interventi veloci, e poi ci sarà un’altra parte che riguarderà l’area immobile».

Cosa è mancato realmente all’ANBSC?

«All’agenzia è mancato il personale. Oggi Napoli ha 12-13 unità e gestisce tutta la Campania. Il problema è che quel personale, a parte qualche figura, non era qualificato, hanno anche loro cominciato ad imparare la gestione e il codice antimafia. Chi viene dalla cancelleria del tribunale non ha grande esperienza, soprattutto per la varietà delle situazioni che possono capitare».

Non crede che vi sia un’eccessiva incongruenza tra le scelte nazionali e quelle regionali della commissione antimafia. Spesso viene tutto affidato ai comuni che, in alcuni casi, non hanno nemmeno i soldi per abbattere questi beni?

«Il problema è uno: il codice antimafia è così giovane che ovviamente ha evidenziato lati positivi, ma anche numerose pecche. Io ritengo che sia giusto che l’ente gestisca l’immobile e che riesca a metterlo a reddito. C’è l’emergenza riguardante le abitazioni, se non ci sono particolari necessità sociali, penso che per il comune stesso sia un beneficio metterlo a reddito. Anche se spesso ci sono immobili che arrivano in condizioni pietose. Credo che determinati immobili siano un onere per l’ente quindi o si interviene seriamente, finanziando determinate iniziative, oppure resta solo demagogia».

Quale difficoltà ha dovuto superare qua?

«C’era molta disorganizzazione, non si capiva da dove iniziare. Fortunatamente ho trovato molta collaborazione dal mio team».

Avete usato “le forbici”?

«Sì. Abbiamo fatto dei tagli nel personale: due
risorse sono state licenziate e denunciate.

Abbiamo fatto dei provvedimenti anche utilizzando la forza, l’art. 21 del codice antimafia prevede lo sgombero forzato in determinate situazioni e l’abbiamo utilizzato 5-6 volte. Le risorse umane sonno difficili da gestire non riguardo un aspetto tecnico, ma personale. Bisogna affrontare una mentalità diversa».

Come state gestendo il Jambo1 e come siete riusciti a migliorarlo in tal modo?

«Noi siamo ancora una gestione per conto di chi spetta, gestiamo il Jambo nell’interesse dell’effettivo proprietario. Qui c’è una divisione tra il 49 e il 51: questo è ancora in fase giudiziale, il 49, la parte riconducibile a Michele Zagaria, è in confisca di secondo grado. Il nostro interesse è conservare il bene, migliorarlo e riconsegnarlo al proprietario nelle migliori condizioni possibili. Ora il Jambo è decisamente migliorato, parliamo di gestioni diverse. Noi non abbiamo esigenze di fare attività sui bilanci, quest’anno abbiamo un utile netto di quasi due milioni di euro. L’ultimo di Palumbo era sui settecento, Falco (senza entrare nel merito dei suoi interessi) dichiarava 250 mila euro».

Qual è la sua più grande speranza oggi?

«Credo molto nella nuova generazione, i ragazzi hanno molta attenzione verso il territorio, è questa la vera speranza del nostro territorio».

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di Antonio Casaccio
Tratto da Informare Magazine Gennaio 2019

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