“Italo Calvino e…”, l’Università di Salerno celebra il centenario calviniano

Redazione Informare 07/12/2023
Updated 2023/12/07 at 1:29 AM
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Italo Calvino è un autore paradigmatico, nell’accezione segriana del termine, è un cuore pulsante di riflessioni. A confermarlo sono state le diverse iniziative intraprese per celebrare il centenario della sua nascita non solo sul piano accademico ma anche editoriale.

Anche l’Università di Salerno ha omaggiato l’autore sanremese con il convegno a lui dedicato “Italo Calvino e…”, iniziativa che ha visto il contributo sinergico della MOD (Società italiana per lo studio della modernità letteraria) e dell’Università del Molise. Gli atti del convegno saranno pubblicati su Sinestesie, rivista accademica fondata dal professor Carlo Santoli, organizzatore dell’evento insieme al professor Epifanio Ajello.

Il 7 novembre si è tenuta la seconda giornata del convegno presso l’aula De Rosa del campus di Fisciano con un ricco programma. I puntini sospensivi del titolo sono emblematici per comprendere la poliedricità dell’autore e i molteplici aspetti presi in esame. Il professor Epifanio Ajello ha inaugurato la giornata di studi con il suo intervento Calvino e il bottone di Domenico Gnoli ponendo l’accento sul bottone tra Palomar e la litografia di Gnoli. Il professor Bruno Falcetto (Università di Milano) si è concentrato sui raccontini e gli apologhi dell’autore, mentre l’italianista Alberto Granese ha tracciato l’opera calviniana tra i critici Auerbach, Bachtin e Benjamin soffermandosi sulle Lezioni americane; la professoressa Clara Allasia (Università di Torino) si è occupata del rapporto intercorso tra Italo Calvino ed Edoardo Sanguineti.

L’aspetto antropologico calviniano è stato evidenziato dall’assegnista Giovanni Genna, mentre l’aspetto astronomico nelle Cosmicomiche è stato esaminato dall’astrofisica dell’INAF Claudia Mignone. Interessante è stato l’intervento del professor Giuseppe Lupo (Università Cattolica di Milano) sul rapporto di Calvino con l’industria e del suo mancato supporto iniziale allo scrittore Ottieri. Uno studio sulle immagini di animali nelle prime raccolte di racconti, in particolare in Marcovaldo, è stato presentato dalla professoressa Ilaria Crotti (Università Ca’ Foscari di Venezia). 

Non sono mancati i riferimenti al rapporto complicato di Calvino con il cinema grazie all’intervento del professor Emiliano Morreale (Università di Roma “La Sapienza”) e alla fondamentale influenza parigina sullo scrittore esaminata in modo puntuale dal professor Giorgio Sica. È stato, inoltre, possibile intervistare lo scrittore e critico letterario Silvio Perella presente al convegno con il suo intervento Calvino e l’altro. Oltre a dedicare un libro all’autore torinese, il critico ha immaginato un’intervista impossibile a Calvino che si può ascoltare online.

Il suo è stato un racconto estemporaneo, a cosa si è ispirato?

«L’idea è arrivata mentre prendevo il treno per venire qui, pensando alla copertina di Se una notte d’inverno un viaggiatore e rileggendo il libro di Savinio su Maupassant (Maupassant e “l’Altro” ndr.), un capolavoro assoluto; è un autore che sicuramente Calvino ha frequentato ma che non cita mai. Mi faceva piacere, quindi, metterli vicini in questa immaginazione, anche in questa dimensione della vita dopo la morte, no? A me interessa molto il tema del Purgatorio, i morti non muoiono se noi li teniamo in vita.»

Calvino ha influenzato il suo approccio alla scrittura?

«Calvino è stata la mia giovinezza, poi sono diventato scrittore e ho iniziato a scrivere le mie cose. Lui compare, certo, ma in maniera molto diversa rispetto a quando lo studiavo. Ho scritto un libro, in realtà, venticinque anni fa (Calvino, 1999 ndr), quindi c’è una differenza: cambiamo noi, cambiano i testi e poi ci sono le occasioni.»

Quale nuovo aspetto è emerso dal convegno?

«C’è sempre qualcosa di nuovo, per esempio l’aspetto del cinema o quello legato all’antropologia; prima è stato raccontato del suo rapporto con De Martino, ma anche della sua necessità di salvare l’amico Pavese. Credo che ognuno di noi ha dei modi di rappresentare sé stesso cogliendo le citazioni, altri aspetti… In questo periodo stiamo facendo tanti convegni su Calvino. Un accumulo di cose, ma io sento queste cose da una certa distanza perché per me non è il presente, il presente è abitato da altre cose, più dall’aspetto immaginativo. Io ho fatto e faccio il critico, ma ultimamente scrivo versi, compongo opere liriche, non prevale l’aspetto del ragionare. Per me è molto importante suscitare immagini, in questo senso Calvino è una fonte, ma non per cercare le immagini di Calvino, ma per capire come funzionano le immagini e farle mie.»

Quale è il suo testo preferito di Calvino?

«Sicuramente La nuvola di smog.»

Per lei, che cos’è la scrittura? Cerca di conciliare il «festìna lente» calviniano?

«La scrittura è un fenomeno erotico, ha a che fare con eros, con i sensi, quindi, quando vuoi metterlo troppo sulla razionalità diminuisce il suo fascino, il suo fascino è anche quando non capisci del tutto cosa lo scrittore stia scrivendo, o quando lo stesso scrittore non lo sa. Ho scritto un libro, Io ho paura, che è la storia di un nuotatore, in base allo stile di nuoto lui riflette. Nell’acqua puoi essere sensualmente mobile senza dover avere delle misure precise, perché pensi di andare da un lato e ti ritrovi dall’altro, c’è un ribaltamento della percezione sempre molto forte. Questa è la scrittura, per me.»

Articolo a cura di Antonia Erica Palumbo

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