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Israele risponderà all’attacco dell’Iran

Updated 2024/04/17 at 12:52 PM
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Foto de Il Fatto Quotidiano

“L’Iran dovrà affrontare le conseguenze delle sue azioni in Israele. Sceglieremo la nostra risposta di conseguenza. L’IDF rimane pronto a contrastare qualsiasi minaccia”. Questo è il messaggio del capo di Stato maggiore delle forze di difesa israeliane, Herzi Halevi. L’avvertimento arriva in seguito all’attacco di droni e missili dell’Iran registratosi qualche giorno fa. Il Generale Halevi dà finora la conferma più chiara che Israele reagirà, ma non è chiaro quale forma assumerà la risposta.

Non conoscendo il tipo di risposta israeliana, quest’ultima potrebbe anche innescare una guerra regionale su vasta scala. Intanto, l’IDF afferma di aver intercettato il 99% dei missili e dei droni iraniani e che l’unico punto leggermente danneggiato è la base aerea di Nevatim. Halevi ha commentato: “Questo lancio di così tanti missili, missili da crociera e droni nel territorio israeliano riceverà una risposta”.

Israele ha informato l’Egitto, la Giordania e gli Stati del Golfo che la sua azione contro l’Iran sarà effettuata in modo da non coinvolgere loro in una eventuale contro-risposta da parte di Teheran, la quale è invece disposta a dar prova di moderazione e non ha intenzione di aggravare ulteriormente la situazione, secondo i media statali.

Gli Stati Uniti aiuteranno Israele contro l’Iran?

Il canale israeliano N12 News ha riferito che Israele intende coordinarsi con gli Stati Uniti per la risposta all’attacco dell’Iran. L’amministrazione di Biden è stata però molto chiara. Nonostante l’impegno statunitense nel sostenere Israele sia “incrollabile”, gli USA non hanno alcuna intenzione di aiutare lo stato ebraico in eventuali attacchi. Joe Biden aveva consigliato ad Israele di “accettare la vittoria” ottenuta intercettando tutti i droni iraniani, ma ciò non ha funzionato e l’attacco israeliano arriverà comunque.

Lunedì, durante i colloqui a Washington, il primo ministro iracheno, Mohammed Shia al-Sudani, ha chiesto moderazione in Medio Oriente. “Incoraggiamo tutti gli sforzi volti a fermare l’espansione dell’area del conflitto”, ha detto Sudani all’inizio dell’incontro con Biden. Intanto, i due leader esplorano una partnership rafforzata: Sudani ha sottolineato la congiuntura critica delle relazioni USA-Iraq ed ha espresso il desiderio di passare da un’alleanza militare ad una partnership globale.

Una posizione simile a quella degli Stati Uniti è quella francese. “Dobbiamo essere al fianco di Israele per garantirne la massima protezione, ma anche per chiedere un limite per evitare un’escalation” ha dichiarato Emmanuel Macron, che ha poi aggiunto che la Francia aiuterebbe a rafforzare le difese israeliane, ma non tollererebbe un contrattacco sul territorio iraniano.

Nel frattempo cosa succede a Gaza?

Secondo il Middle East Eye, prima dell’attacco al convoglio della World Central Kitchen di questo mese, almeno 357 siti e convogli umanitari sono stati colpiti. Funzionari delle Nazioni Unite e operatori umanitari continuano a ribadire quanto sia fallimentare il sistema di notifica umanitaria a Gaza. Ecco perchè a seguito della tragedia del WCK, dove hanno perso la vita 7 operatori umanitari, questo sistema è stato sottoposto ad un esame globale. 

Il ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, ha annunciato la creazione di una nuova cellula di deconflitto umanitario per garantire la sicurezza degli operatori umanitari. L’ambasciatore americano Jack Lew è stato invitato a fare un giro. Nonostante ciò, Jamie McGoldrick, il massimo funzionario uscente degli aiuti umanitari dell’ONU che lavora a Gaza, ha dichiarato a MEE che “nulla di sostanziale è cambiato nel modo in cui gli operatori umanitari condividono le loro posizioni con l’esercito israeliano per proteggersi”.

Inoltre, 352 dei siti umanitari gestiti dall’UNRWA, la più grande organizzazione umanitaria che opera a Gaza, sono stati colpiti. Secondo i dati compilati dall’Aid Worker Security Database, l’attacco del WCK ha portato ad almeno 216 il bilancio degli operatori umanitari uccisi a Gaza dal 7 ottobre, la stragrande maggioranza dei quali erano palestinesi, uccisi da bombardamenti aerei.

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