Isaia: l’evoluzione della sartoria napoletana

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L’arte della sartoria è una delle più radicate sul territorio partenopeo, vantando una tradizione di storia millenaria.

Inevitabile, nel considerare marchi prestigiosi come quello di Isaia, ancora estremamente florido, è uno sguardo a quella che è stata l’evoluzione di questa industria, che con lo scorrere degli anni ha radicalmente modificato le sue caratteristiche, costretta a cavalcare, in molti casi, l’onda del consumismo.

Comprare un capo d’abbigliamento, appena trenta anni fa, era una scelta da ponderare attentamente. Fondamentale era la ricerca della qualità del prodotto, che diventava di altissimo prestigio se realizzato interamente a mano, dalle mani di un sarto capace di cucirlo ad hoc sul suo cliente. Tuttavia l’evoluzione del capitalismo, non di rado rappresentato come un mostro capace di tritare valori e peculiarità della società, portando l’uomo all’alienazione (probabilmente con cognizione di causa), ha causato un terremoto notevole per il settore, portando i consumatori ad accumulare quantità, anche a discapito della qualità.
Dieci capi d’abbigliamento scadenti costano quanto un capo di indubbia qualità. Ma l’acquirente pretende di avere tanto e sborsare poco, e affetto da una bulimia dell’acquisto compulsivo, fagocita capi che saranno inutilizzabili già qualche mese dopo, alimentando l’economia del proprio stato e la crisi di un settore che ha radici ben più profonde e solide delle industrie più recenti.

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Soprattutto a Napoli, l’arte della sartoria ha da sempre avuto un significato profondo. Perché se è vero che l’abito non fa il monaco, è pur vero che l’occhio vuole la sua parte. È soprattutto a cavallo fra gli anni ‘20-’40 del secolo scorso che la sartoria napoletana vive una delle sue stagioni più floride. Sono proprio questi gli anni di fondazione di Isaia, storico brand partenopeo che, da piccola ma rinomata sartoria cresce gradualmente, arrivando a diventare un brand famoso a livello internazionale.
Di grandioso successo è, oltretutto, l’intuizione di spostare la sede principale di produzione a Casalnuovo di Napoli, raccogliendo un bacino amplissimo di professionisti della sartoria, complici del grandioso successo raggiunto negli anni successivi.

Un successo che continua a crescere, fino a esplodere negli anni ‘80, tramite strategie di business sempre più all’avanguardia, affiancate tuttavia da una peculiare abilità nel reinterpretare il concetto di Storia, combinando tradizione e innovazione, la secolare arte della sartoria con tecnologie sempre più all’avanguardia, sempre più innovative e al contempo alienanti, rifiutando categoricamente di piegarsi alla qualità sempre più scadente dell’industria, che tutt’oggi propende sempre più per la diffusione della quantità.
L’arte vera, tuttavia, ha sempre la capacità di cambiare e adattarsi senza tradirsi mai: quando c’è stoffa, si vede. In tutti i sensi.

di Teresa Coscia

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°207
LUGLIO 2020

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