le voci delle rivolte

Iran e Napoli: le voci delle rivolte

Giovanna Di Pietro 21/12/2022
Updated 2022/12/21 at 1:32 PM
4 Minuti per la lettura

Ieri l’Accademia di Belle Arti di Napoli ha ospitato due attiviste iraniane – Pegah Moshir Pour e Rozita Shoahei – in una conferenza sulle rivolte in Iran: le voci delle rivolte.
Pegah è un’architetta e un’influencer di origine iraniana. Si occupa di fare sensibilizzazione attraverso i social media che possono essere fondamentali nel creare una “pressione sul regime”.
Rozita è parte della Comunità Iraniana Napoli, si è avvicinata alla politica perché sentiva l’esigenza di dare voce alla sua comunità.

Una rivoluzione inevitabile

La morte di Mahsa Amini, sedicenne di etnia curda, per mano della polizia morale, ha innescato un’ondata di proteste che ha come obiettivo ultimo la fine del regime stesso. Da 3 mesi i cittadini iraniani sono riversi nelle strade per denunciare la repressione dei diritti civili e delle libertà fondamentali. “Donna, vita, libertà” è lo slogan che sta guidando le proteste, partite per combattere la violenza contro le donne, con un obiettivo molto più ampio. Rozita dice che il velo è un simbolo dell’oppressione che dal 1979 affligge il paese, in primis le sue donne, obbligandole ad indossarlo nei luoghi pubblici.

È importante che venga chiamata rivoluzione: la rivoluzione è inevitabile, perché il regime islamico è contrario alla cultura e alla gente iraniana. Pegah ha spiegato come gli strumenti dei social media – petizioni online, gli hashtag e le condivisioni – possano essere usati per fare pressione. Bisogna puntare gli occhi anche sui nostri politici, affinché si schierino apertamente contro la Repubblica Islamica.

L’incontro all’Accademia di Napoli

Gli studenti hanno ascoltato le due testimonianze e l’intervento di un attivista dello Zero81, un’associazione napoletana. Lo Zero81 ha raccolto anche la testimonianza di Bahareh Hedayati, un’attivista iraniana ora imprigionata a Evin a causa della sua partecipazione nelle proteste, che ha tradotto dal sito IRANWIRE.

Il docente di Mass Media Carlo Luglio, che ha fortemente promosso la conferenza, ha preparato gli studenti anche attraverso un ciclo di film iraniani. Tra i registi, Jafar Panahi, arrestato per propaganda anti regime a causa dei suoi film, come Taxi, vincitore dell’Orso d’Oro a Berlino nel 2015. L’intervento di Nicole Amodio, attivista della Rete Kurdistan di Napoli, ha sollevato importanti questioni riguardanti anche la dimensione etnica della repressione. Partita dai quartieri che ospitano le minoranze etniche come i curda-iraniani e religiose come i Baluch, causando la più altra proporzione di morti.

Migliaia di attivisti, artisti e manifestanti sono stati arrestati con l’accusa di aver commesso i reati di “guerra contro Dio” e “propaganda contro il regime”. Di questi, un numero indefinito sono spariti, circa 18mila condannati e almeno 400 morti, tra cui 69 minori.

L’iniziativa di ieri è stata importante per dare coscienza di quanto sta accadendo in Iran. Gli studenti hanno avuto la possibilità di confrontarsi con la comunità iraniana e con le realtà del territorio napoletano che si occupano di sostenerla. Come ricordato da Rozita, l’arte può essere motore e sostegno del cambiamento, esprimendo ciò che non può essere detto a parole.

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