Nel tratto della Domiziana che va da Castel Volturno fino ai Regi Lagni, nell’entroterra si apre uno scenario del tutto nuovo e sorprendente.

Qui negli ultimi dieci anni sono stati aperti dei centri turistici e di benessere, che hanno nomi esotici: si va dal Bio Parco del Mediterraneo alla Baia Adventure, dal Plana Resort ai lagni Nabi. Sono delle strutture in cui si offrono i più disparati servizi per il turismo e per le vacanze. Sembrano delle vere e proprie oasi naturali, con siti di singolare bellezza rappresentativi dei contrasti esistenti nell’area Domiziana fra degrado urbano e voglia di risorgere.
Di recente il 31 Maggio 2020 ha aperto al pubblico la prima Oasi Naturale della Campania, stiamo parlando di Laghi Nabi, un posto incantevole e davvero suggestivo, costituito da specchi d’acqua ricavati dalla trasformazione di ex cave di sabbia abbandonate, con un Parco del Benessere in cui trascorrere qualche ora di relax, dove si può dormire sull’acqua circondati dalla natura grazie a Nabi Glamping con Tende Luxury vista lago e Tende galleggianti, che si trova a Castel Volturno. Questi Laghi Nabi Water Experience sembrano un luogo incantato che nasce da un’idea di un gruppo di imprenditori che ha pensato di costruire intorno delle strutture turistiche, per dare a tutti la possibilità di scoprire questo luogo mozzafiato in cui la natura e l’acqua fanno da protagoniste, regalando uno spettacolo emozionante, con aree dedicate allo sport, come la pista ciclabile a luminescenza naturale, canoe, pedalò, mountain bike, equitazione e corsi di vela. Come pure Baia Adventure, che sembra un luogo dove trascorrere momenti piacevoli a contatto con la natura, addirittura con una pista di motocross di livello nazionale.


Ma non bisogna farsi abbagliare dagli effetti speciali dei vari resort e servizi che si rivolgono ad una clientela di certo livello, proveniente dalla media borghesia napoletana e casertana. È opportuno conoscere la storia e le origini di queste cosiddette “oasi naturali”, a cominciare dalle famiglie e dalle imprese che le hanno realizzate. Particolarmente significativa risulta quella dei fratelli Baiano, con il loro Baia Adventure. Infatti, gli attuali laghetti sono scaturiti da decenni di attività abusiva con le cave di sabbia, che hanno devastato tanta parte del litorale domiziano, a volte con danni incalcolabili, che spesso sono alla base dei nuovo fenomeni di erosione e di degrado di larghe fasce di costiera. In quella fase i fratelli Baiano tentarono di difendersi anche con una lettera aperta dicendo che non erano “i nuovi untori di Castel Volturno” (in realtà avevano concessioni da parte del genio civile Regione Campania ndr). Nelle sue esperienze di sindaco, vi fu anche una dura e coraggiosa lotta sostenuta da Mario Luise, con l’appoggio dell’ora giudice Donato Ceglie, che cercò di contrastare la selvaggia opera di escavazione selvaggia, con diverse denunce. Come racconta nelle sue memorie, lo stesso Luise in più occasioni fu oggetto di varie minacce anonime, anche con un incendio alla propria abitazione, che lo costrinsero a trasferirsi a Caserta per tutelare la sicurezza sua e dei propri familiari

Queste attività di escavazione sono state per decenni alla base del ciclo dell’edilizia speculativa che ha distrutto tanti beni naturali ed ambientali: da quelli della pineta e della costa domiziana fino al disastro delle cave sui Colli Tifatini. Su queste attività si sono alimentate anche le fortune dell’economia criminale e del ciclo edilizio gestito dalla camorra (anche con diramazioni in Centro e Nord Italia). Non bisogna dimenticare le denunce (mai smentite) del famoso pentito di camorra Carmine Schiavone, il quale dichiarò che in queste cave vennero scaricati ed interrati i rifiuti tossici e velenosi (spesso provenienti dall’Europa e dal Nord Italia). Su questo aspetto inquietante andrebbe fatta chiarezza con una seria verifica sulla purezza e salubrità di quelle acque stagnanti. Per anni vi sono state inchieste ed indagini, anche con documentazioni e narrazioni da parte di giornalisti come R. Capacchione, V. Ammaliato, S. Minieri ed altri.
Anche se oggi prevalgono effetti roboanti, non bisogna farsi abbagliare da questi paradisi artificiali. Né tantomeno possiamo dimenticare le origini da cui hanno tratto beneficio e ricchezza alcune delle imprese, che oggi si ripropongono con immagini ed effetti speciali, che appaiono luccicanti sui social e sui depliant pubblicitari. Altro che oasi e bellezze naturali: dietro e dentro quei laghetti spesso ci sono tratti di storia inquietante e di vicende di malaffare, che spesso ci fanno marchiare come terre di gomorra, dei fuochi e dei veleni. Mi sarebbe piaciuto raccontare altre storie di questo territorio, ma la realtà è impietosa. Anzi, sarei curioso di ricevere qualche smentita o precisazione. Intanto chiedo ai miei amici delle associazioni ambientaliste e naturaliste di prestare maggiore attenzione e di intervenire su queste su queste realtà. In particolare mi riferisco a quelle più attive sul territorio: da Legambiente alla LIPU, da Italia Nostra al WWF, da Libera al Comitato don Diana, da Agenda 21 per Carditello a Campania Felix, fino alle reti dell’Osservatorio Civico e di Mediterranean Esperience.

di Pasquale Iorio

NOTA DELLA REDAZIONE

 

Alleghiamo all’articolo, attraverso il link che segue, una relazione studio effettuata nel 2005 da Officina Volturno-Magazine Informare a nome dell’Ing. Angelo Morlando proprio su quella parte di territorio.
La presente relazione è allegata unicamente per precisione storica e dell’operato svolto nel tempo dalla nostra associazione.

LA RELAZIONE A QUESTO LINK: https://informareonline.com/?p=97439

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