informareonline-convegno
Pubblicità
Si perdono nell’aria le parole, come acqua nell’oceano che non può più dissetare le voci, stanche di stare in silenzio. Preciso come un bacio tra le braccia del buio, è il momento di smettere di stare in silenzio poiché nel silenzio c’è violenza e la violenza è morte. Arriva il momento allora di gridare “Io non sto zitta“.

Si è tenuta nella giornata di ieri, venerdì 20 Maggio, il Convegno “Io non sto zitta” realizzato dalla Redazione di Informare presso il Salotto Culturale “Le Zifere” all’interno del Palazzo De Sangro De Vietri, sede della Roberto Nicolucci Editore. Il Convegno, organizzato grazie alla collaborazione della Dott.ssa Leda Tonziello, ha avuto come tematica centrale la violenza di genere.

Pubblicità

Sono intervenuti sull’argomento illustri ospiti come il Prof. Roberto Nicolucci, la Senatrice Valeria Valente, la psicoterapeuta Emma Giannelli, l’avvocata Edna Borrata e Marina Furnó, del Centro Antiviolenza Veri. E poi dal mare a diriger con mano le onde, che dolce suonan come un’orchestra, modera il Convegno la vicedirettrice di Magazine Informare, Luisa Del Prete.

Dà il benvenuto il Prof. Roberto Nicolucci: «Il primo effetto dell’amore è ispirare un grande rispetto»

A prendere la parola è proprio il padrone di casa, il Prof. Roberto Nicolucci, che ha salutato tutti ed è riuscito, nonostante la grande responsabilità, a lanciare un grande messaggio d’amore attraverso la storia di un’artista del ‘600, Artemisia Gentileschi.
«Per quelli che come me fanno il mestiere dello storico d’arte è spesso capitato di intercettare il tema della violenza sulle donne.

Emblematico è il caso della pittrice del ‘600, Artemisia Gentileschi. Figlia d’arte, Artemisia non la si rivede soltanto nei dipinti all’interno dei quali si respira l’aria del miglior Caravaggio; la vita si Artemisia è stata caratterizzata anche da violenze e da soprusi. Sappiamo infatti sia stata deflorata da un pittore, tale Agostino Tassi, che frequentava spesso la bottega del padre. Un giorno Artemisia trovò il coraggio di denunciare finalmente queste violenze e decise di non ritrattare nemmeno davanti alla tortura del “Supplizio della Sibilla”. Una terribile pratica che consisteva nel legare le falangi della mano rendendo impossibile il lavoro alla pittrice.

Questo piccolo omaggio ad Artemisia ci deve far ricordare che, come disse Blaise Pascal, “il primo effetto dell’amore è ispirare un grande rispetto”. E questo a mio avviso è il sottotitolo perfetto per questo incontro».

informareonline-convegno

Dott.ssa Tonziello: «Complici di un sistema che vuole la donna sempre un passo indietro»

È intervenuta poco dopo la Dott.ssa Leda Tonziello, giornalista di Magazine Informare, che accoglie gli altri ospiti e lancia un segnale che spacchi, come nel titolo, quell’infrangibile muro di silenzio troppo spesso eretto intorno alla donna.

«È un argomento di cui non si parla mai abbastanza e, come me, penso che tante altre persone non debbano stare zitte. Il titolo è un chiaro segnale che chiede agli uomini e alle donne di fare attenzione a non girarsi dall’altro lato. Questa è purtroppo una piaga sociale che si cerca troppo spesso di minimizzare. Non si tratta però solo di una questione culturale e di ignoranza poiché è una mentalità radicata dal magistrato al più umile dei lavoratori». La dottoressa poi continua leggendo un estratto libro “Stai Zitta” di Michela Murgia, insistendo particolarmente su alcuni passi.

“È una società, la nostra, che nega anche il più basilare dei diritti: quello della parola. Siamo tutti figli di una società patriarcale e molti di noi, purtroppo, la vivono e la accettano passivamente rendendosi complici di un sistema che vuole la donna sempre un passo indietro”.

Emma Giannelli  «”Io non sto zitta” è una frase bellissima ma troppo spesso non ce ne danno l’opportunità»

Prende allora la parola Emma Giannelli, terapeuta esperta in criminologia che fa un’analisi delle tipologie di violenze subite dalla donna nel corso della storia fino ad oggi. «La violenza, etimologicamente, è qualcosa che viola i diritti e le liberta di un’altra persona.

Spesso questa violenza si consuma anche attraverso minacce, coercizioni, occasioni di cui si viene private. Violenza di genere è quindi quando questa violenza avviene a danno di una persona soltanto perché donna. E raramente avviene il contrario».

Inizia così un excursus di carattere storico puntando gli occhi sulle violenze ai danni della donna, partendo dal diritto romano, attraverso il Medioevo fino all’età contemporanea con il diritto al voto arrivato soltanto agli inizi del ‘900.

«Oggi fortunatamente siamo in un momento storico nel quale questa concezione si è modificata ma portiamo un importante retaggio sulle spalle tanto che alcune donne ancora oggi, quando subiscono delle violenze, non si sentono in diritto di poter parlare. “Io non sto zitta” è una frase bellissima ma troppe volte non ce ne viene data l’opportunità».

Avv. Borrata e la Normativa del Codice Rosso

Altro giro ed a prendere questa volta la parola è l’avvocata cassazionista Edna Borrata che ci parla della legge n.69 del 19 Luglio 2019, anche conosciuta come “Codice Rosso”. «La normativa Codice Rosso ha introdotto modifiche sia al codice penale che codice di procedura penale.

Tuttavia il nostro legislatore si è dovuto adeguare alle normative sovranazionali come la Convenzione di Instabul del 2011 e altre direttive della comunità europea» in particolare la Convenzione di Instabul è un trattato internazionale per la prevenzione contro la violenza sulle donne e contro la violenza domestica.

 

«Questa normativa non solo va a tutelare tutte le vittime di violenza di genere ma, soprattutto, cerca di porre un freno a tutte quelle forme di aggressione che noi oggi subiamo anche attraverso i Social Network. Il Codice Rosso è quindi una campanello d’allarme che prevede che a questo tipo di procedura, nel momento delle indagini preliminari, sia data una priorità rispetto a tante altre materie».

Dott.ssa Furnò: «La cosa più importante per noi è che le donne capiscano quanto valgono»

Oltre quindi alla Normativa del Codice Rosso possiamo quindi analizzare in che modo può la donna tutelarsi attraverso dei Centri Antiviolenza. Sappiamo che la Campania è la prima regione in Italia per numero di centri, vere e proprie ancore di salvezza per tantissime donne in difficoltà. A parlare di questo c’è allora Marina Furnó, direttrice del Centro Antiviolenza Veri.

«È importante per noi del Centro Antiviolenza mettere a proprio agio la donna poiché dobbiamo tener conto che ogni persona porta con sé un proprio bagaglio di esperienze ed è quindi importante modulare anche gli approcci che si vanno a fare rispetto alla persona che abbiamo di fronte. Elementi fondamentali sono comprensione, empatia e rispetto. Si lavora infatti con soggetti che hanno già difficoltà a fidarsi di qualcuno e dobbiamo quindi approcciarci in modo molto delicato.

La cosa più importante per noi è che loro prendano consapevolezza di essere donne e di valere. Quando riusciamo a costruire un rapporto sinergico, collaborativo e comunicativo è per noi molto più facile lavorare in modo efficace ed efficiente».

Senatrice Valente «Per cambiare si parta dagli uomini e dalle donne»

Arriva infine la più autorevole fra le voci in sala, a parlare dell’impegno civile per abbattere la violenza di genere interviene la Senatrice Valeria Valente, presidente della Commissione Parlamentare di inchiesta sul femminicidio.

«Vorrei partire con il chiarire che in Italia possediamo un quadro normativo di tutto rispetto in materia. Solo che a noi piace tanto lamentarci: certo, il fenomeno non pare voglia placarsi e alle volte pare, anzi, crescere nei casi. Ma sono convinta che questo sia anche frutto di una maggiore consapevolezza da parte delle donne che decidono di denunciare sempre più spesso. Attraverso uno studio comparato abbiamo potuto vedere che non ci sono altri paesi dotati di una legislazione più avanzata della nostra.

Eccezione, forse, fatta per la Spagna che sappiamo però avere un fenomeno molto più grave ed è quindi un gioco di reazione e controreazione. Non possiamo di certo non notare come qui in Italia in pochi anni si siano fatti grandi passi in avanti grazie alle battaglie femministe. Ad oggi abbiamo tante misure cautelari che molto spesso non vengono però applicate. Con misure cautelari si intende la possibilità che un qualsivoglia soggetto compia atti dello segno per i quali è stata attivata la misura cautelare.

Dobbiamo allora chiederci come queste norme vivono, vengono interpretate ed applicate e come mai trovano così spesso delle difficoltà nell’essere utilizzate. E tuttora anche noi non riusciamo a trovare una risposta a questa domanda. Non c’è una ragione pratica. Questo avviene perché il giudice ancora fa fatica a trovare utile la misura cautelare che finisce con il limitare la libertà di un soggetto.

Ma tutto ciò è sbagliato poiché non gli si nega la totale libertà, come accadrebbe se lo arrestassimo, semplicemente gli si impedisce di avvicinarsi alla persona sulla quale ha già praticato violenza in passato. Si ignora la pericolosità sociale del soggetto e si fa troppo spesso fatica a colpevolizzare l’uomo e credere alla donna. È perciò utile lavorare per perfezionare e rafforzare la normativa, che è naturalmente ancora migliorabile, ma tutto ciò sarà inutile se non si parte dalla mentalità degli uomini e delle donne».

Pubblicità