“Io Capitano” non raffigura la realtà: l’intervista a Martina Stefanile

Fabrizio Pennino 28/11/2023
Updated 2023/11/28 at 10:21 AM
8 Minuti per la lettura

Nel primo pomeriggio del 24 novembre, “Liberi Edizioni” insieme all’Avvocato Martina Stefanile e l’Avvocato Stella Arena, ha affisso dei grandi fogli di giornale con le immagini del film di Matteo Garrone “Io Capitano” al fine di denunciare il recente caso di un giovane migrante proveniente dalla Libia arrestato e di mettere in luce la contraddizione tra il finale del film e la realtà.

“Liberi Edizioni” è un progetto artistico-editoriale e di attivismo di Nicola Angrisano che si occupa di realizzare istallazioni temporanee utilizzando i chioschi di edicole in disuso rendendole ancora dei punti d’informazione.

“Io Capitano”: l’intervista all’avvocato Martina Stefanile

Perché avete pensato di realizzare quest’opera? Qual è la finalità e com’è nata l’idea?

“Noi seguiamo dei processi finali che incriminano persone accusate a vario titolo di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Sono persone alle quali vengono contestate condotte disparate, quindi non quella meramente dell’aver guidato l’imbarcazione, ma anche quella di aver avuto un ruolo attivo, come può essere messo benzina. Sono persone rinchiuse nelle carceri italiane perché per loro è difficile trovare delle misure cautelari alternative alla detenzione non avendo una dimora e non avendo un documento.”

“Spesso ci è capitato di pensare come sarebbe bello se si riuscisse a fare luce sulla natura reale del trafficante, quindi l’organizzatore di un traffico che lo Stato italiano ha diritto, secondo me, di perseguire e quello che invece trafficante non è, ma che è il migrante di turno malcapitato, al quale viene detto e ordinato di avere un determinato ruolo, dietro chiaramente minaccia. In particolare, avete visto che noi abbiamo stampato le immagini del film di Garrone, perché? Perché quel film ci è sembrato così illuminante su una situazione che noi viviamo quotidianamente nelle carceri che abbiamo sperato che potesse far emergere anche la contraddizione: tra quello che alla fine del film sembra un eroe e quello che per l’Italia diventa invece un criminale. Perché è esattamente quello che succede. E questo succede perché c’è una cattiva informazione su chi sia lo scafista. Nell’immaginario comune, lo scafista è colui che trae vantaggio da una situazione di dolore, di vulnerabilità di altri esseri umani che fuggono da cose più disparate e ne trae un profitto economico. Questa concezione sociale dello scafista non corrisponde alla disciplina giuridica, alla didascalia giuridica”.

Avv. Martina Stefanile: “Cattiva informazione su chi sia lo scafista”

“In realtà il nostro testo unico sull’immigrazione non prevede che scafista sia chi abbia un fine di dolo, un fine di profitto, ma semplicemente chi effettua il trasporto di persone irregolarmente da un territorio ad un altro. Per questo motivo il primo punto da mettere in chiaro è che il trafficante non è colui, per la legge italiana, che ha un vantaggio economico sull’attraversamento della frontiera illegale. Il secondo punto è: quali sono le sanzioni previste per il trafficante? Esistono “le cause di giustificazione”, delle cause che in qualche modo giustificano la condotta criminosa, quindi per persone che si siano messo alla guida di un’imbarcazione per uno stato di necessità, per tutelare sé stessi e gli altri. Purtroppo, questa concezione si fa fatica a riconoscerla nelle aule di tribunale. Noi cerchiamo e speriamo che l’iniziativa possa in qualche modo far luce su questo”. 

“Io Capitano”: contrasto tra film e realtà

“Ritornando al film, di cui abbiamo stampato le immagini, un finale autentico lo aggiungo io: quello in cui il ragazzo viene salvato dall’elicottero dall’imbarcazione e improvvisamente viene arrestato e lui non capisce il perché. È quello che succede sempre.

“Io mi occupo di vari processi di persone delle più disparate nazionalità rispetto ai quali sono in corso delle indagini, quindi chiaramente tante cose non possono essere attualmente rivelate ma ci siamo resi conto che ci sono tante circostanze che dovrebbero saltare all’occhio di un legislatore, di un magistrato, ma soprattutto della società civile che criminalizza persone che hanno chiaramente un ruolo molto marginale e secondario.”

Chi è il vero trafficante?

Se sono reali trafficanti non hanno interesse a venire in Italia. Questo lo dico sulla base della mia esperienza, poi chiaramente ognuno è libero di approfondire le tematiche che gli interessano. In alcuni paesi dell’Africa del Nord si è creato un tale business, che gestisce il traffico dell’immigrazione, per cui il vero trafficante non guadagna a venire in Italia ma guadagna restando nei paesi di origine.”

“Dobbiamo ricordare che il migrante che viene individuato come favoreggiatore dell’immigrazione clandestina, è un migrante che ha alle spalle un viaggio che non parte dalla Libia, dalla Tunisia o da qualsivoglia paese di diciamo di partenza dell’imbarcazione, ma ha alle spalle un viaggio che magari dura anni, si portano alle spalle un attraversamento di numerosi paesi nei quali i diritti umani non sono garantiti, nei quali la Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato del 1951 non è stata firmata, nei quali sono stati sfruttati e sottoposti a torture. Quindi il passaggio del Mediterraneo, sembra banale dirlo ma è solo l’ultimo step, che è davvero molto breve, nel quale poi incappano in questo trappolone.”

Come si fa veramente a cambiare questa gravissima situazione?

“Si cambia questa situazione partendo dall’informazione, mettendo in chiaro dei concerti che non sono affatto chiari, smontando i falsi miti. Noi ci auguriamo che questa iniziativa sia un modo, forse il primo, forse insignificante, forse non risolutivo, in cui le persone, attratte magari dal manifesto, possano riuscire a interessarsi un po’.”

“Come si supera questo fenomeno? Con l’informazione ma anche con lo studio, perché non basta leggere un cartellone per strada, ma c’è bisogno di informarsi e approfondire. Io mi auguro che, a prescindere dal governo che c’è, il governo faccia un discorso coerente e capisca quali sono i target di riferimento.”

“A chi il governo vuole arrivare? È un discorso che io faccio anche con riferimento alla criminalità organizzata.  Qual è il pesce che si vuole prendere? In questa situazione non solo si sta sbagliando pesce, perché non è il pesce grande, ma qua si sta commettendo un errore ancora più grande perché questo non è neanche il pesce piccolo.  Le persone arrestate sono individui che pagano la traversata, che hanno alle spalle tutto il passato che hanno e che tra l’altro stanno nei verbali di commissione, e ciò diventa ostativo alle loro richieste di asilo. Il governo appunto deve fare un discorso di coerenza: se vogliono sostenere delle spese amministrative, di detenzione in carcere o il gratuito patrocinio dell’avvocato perché hanno bisogno di dare l’immagine di un governo che persegue il piccolo criminale è una scelta, secondo me, illogica, irresponsabile, e soprattutto inefficacie dal punto di vista economico perché è una spesa pubblica ingente per andare a criminalizzare persone che servono solamente per una questione di marketing.” 

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