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INTERVISTA. Zed1: la rivoluzione degli eco murales

Ludovica Palumbo 22/05/2022
Updated 2022/05/22 at 4:00 PM
5 Minuti per la lettura

Poche settimane fa, abbiamo parlato dell’innovativo Ecomurales realizzato a Fuorigrotta proprio dell’artista Zed1, nome d’arte del fiorentino Marco Burresi.

Un progetto quasi visionario, realizzato con una particolare tecnologia in grado di ”assorbire’’ l’inquinamento atmosferico. Ed incuriositi dall’opera, abbiamo incontrato il suo autore, lo street artist Zed1.

Qual è il tuo background da artista e come ti sei avvicinato alla ‘’rivoluzione’’ della street art?

«Ho studiato da grafico pubblicitario, ma ho sempre avuto la passione per il disegno.
E proprio a Firenze, almeno 35 anni fa, c’erano dei ragazzi che facevano street e che portavano sempre con loro delle riviste, o meglio delle ‘’cartoline’’. Cartoline che acquistavano in questa edicola locale, con foto di lavori (di street) americani ed australiani. Ed incuriosito ho deciso di provare anche io questa ‘’nuova arte’’ di cui mi sono totalmente innamorato, tant’è che non l’ho più lasciata.
Era un’attività non ancora totalmente ‘’legale’’, quindi bisognava prendere accordi con proprietari di grandi spazi, giardini, e lì andavamo a dipingere, ad esercitarci con l’uso delle bombolette spray».

E perché tra tutte le forme d’arte, proprio la street art?

«Nella mia vita ho sempre disegnato, poi ho trovato questa nuova tecnica a me sconosciuta e mi ci sono appassionato subito perché la considero una forma d’arte democratica. La street è per tutti, non devi andare in una galleria o in un museo per vederla, basta camminare per strada ed è lì».

L’arte di strada è stata spesso considerata una forma d’arte non canonica. Non è sempre stata vista di buon occhio dalla società. Credi che questa concezione stia cambiando?

«Beh prima sicuramente era così, ma ora questo concetto sta cambiando eccome. Basta vedere tutte le richieste che ci arrivano ogni giorno. La street art adesso è diventata ‘’figa’’.
I comuni si fanno belli, le gallerie ti cercano! Prima invece eravamo considerati degli ‘’imbratta-muri’’, le gallerie ci liquidavano, adesso invece c’è una grande apertura.
Se devo essere onesto, la trovo un po’ ipocrita. Sai, alla fine siamo gli stessi di 20 anni fa, solo che come in tutto, il nostro Paese arriva sempre dopo».

Cosa cerchi di comunicare con la tua street art?

«Mi sento un po’ una sorta di cantastorie, racconto il mio punto di vista su svariati argomenti.
È un po’ una cura, mi piace raccontare ciò che mi passa per la testa: è una valvola di sfogo.
Sicuramente racconto anche temi sociali e politici, ma cerco sempre di restarne un po’ fuori…»

Come detto anche in apertura, poco tempo fa ti abbiamo dedicato un articolo proprio in relazione all’eco-murales fatto qui a Napoli. Cosa puoi dirci di più del progetto?

«È uno dei muri più grandi realizzati al Sud e la caratteristica sta proprio nell’uso di questi colori il cui scopo è quello di purificare l’aria, assorbire lo smog.
I ragazzi di yourban 2030 mi hanno contattato proponendomi il progetto e, vista la bella iniziativa, ho accettato».

E quali sono i tuoi prossimi progetti?

«A breve sarò a Roma, proprio per realizzare un altro muro con questa tecnica e poi Ravenna. Tutto il resto è un po’ un work in progress, i tempi sono sempre lenti e mutevoli, soprattutto per le autorizzazioni da richiedere e i vari iter».

Un’ultima domanda, che è un po’ una curiosità più che altro. Perché Zed1?

«In realtà è meno interessante di quanto pensiate.
È un soprannome nato per gioco con un amico. Mi piaceva l’accostamento di queste lettere, sai a quei tempi ero un writer. Lo vedevo troppo corto e ci ho aggiunto un numero!
Da allora non l’ho più lasciato, mi piace. E poi mi ricorda i miei inizi».

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°229 – MAGGIO 2022

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