beni confiscati

INTERVISTA. Vulcano, presidente di Advisora: “L’Italia ha un ruolo importante per i beni confiscati in Europa”

Updated 2023/04/10 at 8:22 AM
6 Minuti per la lettura

Un contrasto efficace della criminalità organizzata passa per il riutilizzo dei beni confiscati. Restituire alla comunità quanto sottratto dalla mafia è un principio nato e sviluppato in Italia, che almeno nel contrasto alle organizzazioni criminali resta un Paese all’avanguardia e trainante per la comunità internazionale. Dalle proprietà mafiose oggi fioriscono progettazioni di enti pubblici e del terzo settore, che hanno convertito quei beni criminali in ambienti solidali e in cui si erogano servizi. Se la legislazione italiana ha anticipato le altre, ora sta all’Europa mettersi al passo e comprendere l’importanza del riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Per fare il punto sulla questione abbiamo intervistato l’Avv. Marcella Vulcano, presidente di Advisora, comunità di professionisti che opera nell’ambito delle amministrazioni giudiziarie e impegnata nella promozione di una cultura della legalità.

Il riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata è diventato un tema centrale anche in Europa. Quali sono le ultime novità in merito?

«Nella costruzione di una cultura di legalità contro le mafie e la corruzione è assolutamente prioritario il tema del riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati in cui gli enti territoriali e del terzo settore giocano un ruolo nevralgico. A livello europeo una grande novità è rappresentata dalla nuova direttiva presentata alla commissione europea il 25/5/2022 riguardante la confisca e il riuso dei beni. Questa direttiva offre la base di una armonizzazione in cui l’Italia assume un ruolo importante. L’art. 17 esige che gli Stati membri valutino la possibilità di utilizzare i beni confiscati per scopi di interesse pubblico o sociale. Si tratta di un’esplicita menzione del riuso a fini sociali dei beni confiscati come modello che gli Stati Parte sono incoraggiati a prendere in considerazione nelle loro rispettive normative nazionali. Le formulazioni adottate nelle risoluzioni e nelle direttive europee hanno il positivo effetto di valorizzare sullo scenario internazionale la logica ispiratrice della legge 7 marzo 1996, n. 109, fortemente voluta da importanti espressioni della società civile come Libera ed imperniata sulla considerazione della destinazione dei beni confiscati come una forma di risarcimento in favore delle comunità che sono state danneggiate dai fenomeni criminali».

Quali sono le criticità nella gestione dei beni confiscati?

«Un primo problema attiene alla pubblicità e trasparenza dei dati. Molti passi in avanti sul tema della trasparenza e dell’accessibilità dei dati sono stati fatti negli ultimi anni, ad esempio attraverso la realizzazione della piattaforma Open Re.G.I.O., portale istituzionale dell’Agenzia nazionale per la geolocalizzazione dei beni in gestione e già destinati. Si tratta di uno strumento che ha la potenzialità di mettere in relazione coadiutori, enti locali e realtà sociali, coinvolti nel processo di riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati. Un’altra criticità è data dal fatto che i beni confiscati sono spesso considerati dagli enti territoriali un onere anziché una opportunità. Un altro fattore problematico riguarda lo stato in cui i beni vengono trasferiti agli enti del terzo settore, spesso arrivano alla fase della destinazione in mediocri/cattive condizioni strutturali».

Come il legislatore è intervenuto per migliorare il processo?

«Lo ha fatto con la legge 161/2017 di riforma del codice antimafia che ha introdotto due importanti novità in tema di riuso e destinazione dei beni. L’assegnazione provvisoria che prevede una attività di ausilio dell’Anbsc all’autorità giudiziaria e all’amministratore giudiziario nell’amministrazione e custodia dei beni sequestrati nel corso del procedimento di prevenzione o penale; ausilio finalizzato a rendere possibile, sin dalla fase del sequestro, l’assegnazione provvisoria dei beni immobili e delle aziende per fini istituzionali o sociali ad organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, sostanzialmente gli enti del terzo settore. È evidente la portata innovativa dell’istituto diretto ad intercettare sin dalla fase del sequestro il possibile utilizzo del bene e ad evitare che questo giunga alla fase di destinazione in pessime condizioni. L’11 marzo nell’ambito di un procedimento penale per concorso esterno in associazione mafiosa con l’amministratore giudiziario Luciano Modica abbiamo assegnato in via provvisoria una villa sequestrata. Il bene è stato concesso in comodato d’uso gratuito al Comune di Valeggio sul Mincio in provincia di Verena per realizzare un nido per bambini da 0 a 3 anni e per altri servizi a beneficio della collettività, come lo Sportello del Lavoro. L’altra importante novità introdotta dalla legge 161/2017 è l’assegnazione diretta di beni ad enti del terzo settore da parte dell’Anbsc per fini istituzionali o sociali, senza che questa avvenga per il tramite di un Ente locale. Si tratta di una peculiare modalità di assegnazione, ove emerge il ruolo centrale giocato dagli enti del Terzo settore per la crescita culturale e per lo sviluppo sociale del Paese quali soggetti capaci di generare benefici sociali, supportando le comunità in cui si esplica l’attività in oggetto».

Condividi questo Articolo
Lascia un Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *