INTERVISTA. Tutore volontario per i minori stranieri non accompagnati: il Garante dell’Infanzia della Campania ai microfoni di Informare

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La figura del tutore di un minore straniero non accompagnato nasce con la c.d. Legge Zampa, la legge n. 47 del 2017. Il tutore, la cui selezione e formazione spetta ai Garanti regionali dell’Infanzia e dell’Adolescenza, è rappresentante legale del minore, ne amministra i beni e soprattutto ha cura della sua persona. Il tutore, infatti, deve garantire il rispetto dei diritti del minore; promuoverne il benessere psicofisico; controllare che il medesimo segua proficuamente i percorsi di educazione ed integrazione e che si tenga conto delle sue capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni; vigilare sulle sue condizioni di accoglienza, sicurezza e protezione. Una responsabilità di non poco momento se si considera che molti di questi minori hanno trascorsi difficili, segnati da viaggi tra una pluralità di Paesi tesi all’approdo in Italia.

Sebbene la loro fanciullezza funga quasi da barriera, rendendoli inconsapevoli della spensieratezza loro sottratta, è tangibile il loro bisogno di sentirsi rassicurati, di avere un riferimento al loro fianco. Il tutore è questo: una “mamma” italiana, un “padre” italiano, che li protegga e li conduca all’età adulta. È, dunque, evidente l’importanza rivestita da tale figura nella gestione dei minori che giungono in Italia in conseguenza dei flussi migratori, quale quello attualmente in corso dall’Ucraina.

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Approfondiamo la questione con il Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Campania, il Prof. Giuseppe Scialla, Psicologo-Psicoterapeuta con specializzazione in Diagnosi Neuropsicologica e terapia riabilitativa nel bambino e nell’adulto e con formazione specialistica in Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Che ruolo ha il tutore per minori stranieri non accompagnati nella gestione dell’emergenza demografica conseguente al conflitto russo-ucraino?

«Le competenze del tutore volontario non si diversificano in base alla provenienza del minore. Senza dubbio, il tutore assolve un ruolo fondamentale nel proteggere i minori che giungono in Italia in conseguenza di flussi migratori, sia che i medesimi originino dai Paesi africani, sia, come in questo caso, che si diramino dall’Ucraina. La singolarità è che l’art. 22 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza accorda al minore che fugga da un contesto di guerra lo status di rifugiato e, conseguentemente, una protezione ed assistenza speciale. Infatti, tale articolo prescrive, al comma secondo, che gli Stati collaborano con l’Organizzazione delle Nazioni Unite, per proteggere e aiutare i fanciulli in tale situazione e per ricercare i loro genitori o altri familiari. In caso di irreperibilità, sarà loro concessa la stessa protezione di quella di ogni altro fanciullo privato, definitivamente o solo temporaneamente, del suo ambiente familiare».

In che modo il Garante potrebbe influire nei tavoli istituzionali per la gestione dell’emergenza?

«Senza dubbio, il Garante potrebbe contribuire ad assicurare ai minori una tutela sostanziale e non di facciata. Spesso, infatti, quando in sede istituzionale si discorre di infanzia o di adolescenza, le soluzioni proposte non si traducono in un sostegno effettivo a favore dei minori. Basti pensare che nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza non vi sono che sporadici interventi sul punto. Si avverte, dunque, l’esigenza di maggiori finanziamenti – al momento carenti – a sostegno delle nuove generazioni».

di Edna Borrata e Ilaria Ainora

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°230 – GIUGNO 2022

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