Crisi del quarto di secolo

INTERVISTA. Suicidio Giovanile, Luciana Cappabianca: “Fondamentale un’educazione alla comunità e alla solidarietà”

Valeria Marchese 18/10/2022
Updated 2022/10/17 at 11:01 PM
7 Minuti per la lettura

Emergenza Suicidio Giovanile: in Italia ogni anno 4mila ragazzi decidono di togliersi la vita

Dietro semplici difficoltà relazionali e problemi scolastici può nascondersi una realtà ben più ampia e drammatica. È quella dei casi di suicidio tra i giovani, sempre più diffusa nell’ultimo periodo: secondo una statistica dell’ISTAT sono circa 4000 i ragazzi che in Italia decidono ogni anno di togliersi la vita.

Su un tema così complesso e delicato non possiamo più permetterci disinformazione e stigmatizzazione, è necessario agire per una prevenzione corretta ed efficace. Abbiamo dunque intervistato la presidente di Telefono Amico Napoli, Luciana Cappabianca.

Qual è il ruolo che Telefono Amico può svolgere nei casi di prevenzione?

«Telefono Amico nasce come Help Line in America e poi si è diffusa in Europa. A Napoli è presente da 54 anni e si occupa di prevenzione al suicidio ed emergenze emozionali, offrendo un servizio di assistenza sia per via telefonica che messagistica tramite WhatsApp, molto più immediato ed utilizzato tra i giovani».

Quali sono i segnali di allarme del rischio di suicidio?

«Gli esperti consigliano sicuramente di prestare attenzione ai cambi d’umore, improvviso isolamento, chiusura di relazioni affettive e verbalizzazione di una sofferenza insostenibile in frasi come “non ce la faccio a vivere”. Altri campanelli d’allarme da non sottovalutare sono i cambiamenti dell’alimentazione, sia a partire da un minimo caso di inappetenza per poi sfociare nelle grandi abbuffate. Anche l’alterazione del ciclo del sonno è un dato importante: dormire tutto il giorno e condurre una vita notturna, prevalentemente digitale e sui social media, influisce moltissimo sulla psiche di un giovane.

Ovviamente, tutti questi eventi non sfociano necessariamente in un tentativo di suicidio, ma possono comunque fungere da premessa, quasi anche come un tentativo velato di chiedere aiuto. Ricordiamo infatti che chi si suicida non vuole davvero morire, cerca solamente di fuggire da una sofferenza che non riesce più a reggere e non riconosce sostegno in nessuna figura.

Raccomandiamo di fare attenzione anche a improvvisi sbalzi di umore da inquietudine a improvviso sollievo. Spesso, coloro che maturano l’idea di suicidarsi, si sentono sollevati dalla loro sofferenza nel momento in cui si iniziano a considerare la possibilità di porre fine alla propria vita. Questo caso può accompagnare anche un passaggio caratterizzante, ovvero la donazione di oggetti personali molto speciali alle persone più vicine, come una sorta di regali d’addio»

Quali enti sono coinvolti nella prevenzione al suicidio?

«Sicuramente ci sono i servizi di ascolto telefonico, come appunto Telefono Amico, ma questi ovviamente non bastano per garantire un miglioramento ed un supporto completo all’individuo. Infatti è fondamentale affiancarsi ai centri di disturbi mentali presenti nelle diverse ASL. Nell’ultima legislazione il suicidio è stato dichiarato una vera e propria emergenza nazionale, dunque si sta procedendo all’attivazione di più psicologhi e assistenti sociali per fronteggiare il problema».

Che ruolo ha la scuola con l’educazione alla legalità e i progetti anti-bullismo?

«Deve avere un ruolo fondamentale. Noi ci impegniamo molto nella realizzazione di progetti con le scuole dedicati all’ascolto, all’interpretazione dei nuovi disagi giovanili e cambiare la concezione stigmatizzata del suicidio.

Anche sulla questione del bullismo la scuole deve impegnarsi più che mai per ridurre il fenomeno che, una volta, si esauriva tra i banchi e le mura scolastiche, ma adesso, con l’uso sempre più frequente e smodato dei social, il bullismo può essere una problematica che coinvolge il giovane in tutte le sfaccettature e gli aspetti della vita quotidiana».

Cosa devo fare se qualcuno che conosco sta considerando il suicidio?

«È una domanda molto difficile. È fondamentale stare con la persona nel momento di sofferenza, ovvero condividere davvero con lei il suo dolore e farle comprendere che c’è un altro essere umano pronto a darle una via d’uscita e ad ascoltarla. Questo aiuto, per quanto possa sembrare banale, cambia la concezione delle risorse che l’individuo in difficoltà pensa di avere a disposizione e può dissuaderlo dalla scelta di un gesto estremo, optando magari per un percorso di terapia con un professionista».

Quali sono le possibili terapie?

«Tutto dipende dal caso in questione, perché la volontà di suicidio non sempre è accompagnata da patologie psichiatriche. C’è un ventaglio di possibilità rispetto alla risoluzione del dolore del giovane, la cosa importante è impegnarsi a mostrare un’alternativa. Ogni persona è un mondo a sé, e credo sia anche meglio che non ci sia “la soluzione” uguale per tutti. Bisognerebbe prestare molta più attenzione alla persona e la sua singolarità e al motivo per cui vive quella sofferenza».

Un suicidio, secondo Durkheim, è il gesto sociale più estremo che un individuo possa compiere. Perché secondo lei? Che ruolo abbiamo in quanto membri di una società?

«La società deve puntare ad una maggior inclusione per tutti. Oltre le istituzioni fondamentali, ognuno nel suo piccolo deve riconoscere e assumersi una responsabilità sociale, intesa come attenzione nei riguardi dell’altro e capacità nel coltivare le tecniche all’ascolto, alla gentilezza e all’empatia. Diventa dunque fondamentale adottare un’educazione alla comunità e alla solidarietà».

Quanto si complica il perseguimento a questa educazione alla comunità in una società capitalista e individualista?

«L’individualismo esasperato uccide la comunità. Essere comunità significa riconoscere il fatto che siamo individui che stanno insieme per motivi antropologici, e non necessariamente sempre in competizione gli uni con gli altri. Una società in cui l’individualismo e il profitto sono la spinta sociale, tenderà ad assistere ad una vera e propria disgregazione dei propri principi comunitari. Diventa dunque maggiormente importante lottare per far rispettare questi principi e unirci nella consapevolezza che in una società comunitaria abbiamo sempre bisogno l’uno dell’altro».

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