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INTERVISTA. Sara, ragazza con disabilità in Erasmus a Madrid: “Qui avanzati sull’accessibilità per persone come me”

Grazia Sposito 16/04/2024
Updated 2024/04/16 at 12:51 AM
9 Minuti per la lettura

L’energia tipica di una ventunenne e una dose non comune di caparbietà le hanno permesso quella che lei stessa definisce “un’esperienza che va oltre le semplici frontiere geografiche”. Quattro mesi in autonomia, a Madrid, grazie al progetto Erasmus, che negli anni ha consentito a migliaia di ragazzi di studiare in Europa. Un’opportunità unica per immergersi in una nuova cultura, di ampliare i propri orizzonti accademici e di vivere un’avventura indimenticabile completamente inclusiva. Per Sara, tutto questo rappresenta una sfida maggiore per via della sua disabilità fisica, e ci insegna che con impegno e passione ogni sogno può diventare realtà, indipendentemente dalle sfide che incontriamo lungo il cammino.

Grazie al suo ateneo, che negli ultimi anni ha fatto passi significati nell’incrementare l’inclusione delle persone con disabilità che partecipano ad esperienze all’estero, Sara è uscita dalla propria comfort zone, affrontando le sfide di vivere in un ambiente nuovo e sconosciuto, lontano dalla propria famiglia e dagli amici di sempre, con coraggio e resilienza.

Abbiamo così deciso di farle qualche domanda, mentre passa le prime settimane lì a Madrid. Una città senza barriere che prima di tutto le sta facendo vivere il suo percorso di autonomia, percorsi qui in Italia invisibili.

Ciao Sara, per iniziare potresti raccontarci qualcosa di te?

«Sono Sara, e sono al secondo anno del corso di Scienze dell’Educazione e della Formazione presso l’Università degli Studi di Siena. È un percorso che mi appassiona molto, perché il mio sogno è diventare educatrice penitenziaria. Nonostante la mia disabilità fisica, sono determinata a perseguire i miei obiettivi con tenacia e orgoglio. Il mio amore per la Spagna mi ha portato a vivere l’emozionante esperienza Erasmus a Madrid, dove sto imparando tanto sia culturalmente che linguisticamente. La passione per le lingue ha radici nel mio passato al liceo linguistico, dove ho studiato spagnolo, russo e inglese. Questo mi ha aperto nuove prospettive culturali e personali che continuo ad esplorare con entusiasmo. Il mio animo sportivo trova grande soddisfazione nel basket femminile e nel calcio. Sono una tifosa sfegatata del Napoli e seguire le partite è sempre un momento di grande emozione e passione per me».

Sei una persona con una disabilità fisica impegnata nell’esperienza Erasmus. Cosa rappresenta per te questa avventura?

«L’esperienza Erasmus per me, che ho una disabilità fisica, rappresenta un’opportunità unica e preziosa di crescita personale e di superamento di sfide. Essere parte di un programma così inclusivo e internazionale mi ha permesso di confrontarmi con diverse realtà e culture, aprendo la mia mente a nuove prospettive e modi di pensare. Nonostante le sfide legate alla mia disabilità, ho trovato un ambiente accogliente e solidale, che mi ha permesso di partecipare attivamente alla vita sociale. Questa esperienza mi ha insegnato a essere ancora più resiliente, ad adattarmi a nuove situazioni e a superare le barriere che possono presentarsi lungo il cammino. Mi ha anche dato la possibilità di dimostrare a me stessa e agli altri che la determinazione e la passione possono superare qualsiasi ostacolo, rendendo ogni sfida un’opportunità di crescita e successo».

Quanto tempo starai lontana da casa? Qual è la cosa che ti spaventa di più?

«Starò lontana da casa fino al 31 luglio, quindi per un periodo abbastanza lungo che mi permetterà di vivere appieno l’esperienza Erasmus e immergermi completamente nella cultura e nella vita quotidiana di Madrid. La cosa che più mi spaventa in questo momento è il pensiero di dover tornare nel mio piccolo paese, che ancora ha da fare passi significativi verso l’accessibilità per le persone con disabilità. Questo perché so che potrei incontrare ancora ostacoli e limitazioni nel mio quotidiano, e ciò potrebbe rappresentare una sfida aggiuntiva al mio ritorno. Tuttavia, sono determinata a continuare a lottare per l’inclusione e a contribuire affinché il mio paese possa diventare sempre più accessibile per tutti».

Madrid è una città molto più accessibile rispetto all’Italia per quanto riguarda barriere e mezzi pubblici? Ti sei sentita subito accolta?

«Essendo qui a Madrid per l’esperienza Erasmus, posso confermare che la città è molto più autonoma rispetto all’Italia per quanto riguarda le barriere architettoniche e l’accessibilità dei mezzi pubblici. Mi sono sentita subito accolta e parte integrante della vita cittadina, grazie anche al fatto che la maggior parte delle stazioni della metropolitana sono accessibili con ascensore e i marciapiedi sono al pari della metro. Una cosa che ho apprezzato particolarmente è l’applicazione “Metro”, che permette di controllare in tempo reale se gli ascensori sono funzionanti in una determinata fermata, semplificando notevolmente gli spostamenti. Gli autobus sono tutti accessibili, il che è un grande vantaggio rispetto all’Italia dove purtroppo ancora non tutti gli autobus lo sono. Anche i treni della Cercanias sono accessibili, il che rende i viaggi più agevoli e inclusivi. Tuttavia, c’è ancora spazio per miglioramenti, soprattutto riguardo all’accessibilità dei negozi, alcuni dei quali presentano ancora scalini che possono rappresentare una sfida per le persone con disabilità. In generale, Madrid è sulla strada giusta verso un ambiente più inclusivo e accessibile, e spero che altri luoghi possano seguire questo esempio positivo.

Il tuo ateneo a che punto è per quanto riguarda l’incremento delle persone con disabilità con esperienza all’estero? Tu hai riscontrato difficoltà all’inizio?

«Il mio ateneo sta facendo progressi significativi nell’incrementare l’inclusione delle persone con disabilità che partecipano a esperienze all’estero. Personalmente, posso dire che l’università mi ha fornito un sostegno fondamentale in questo percorso lungo e impegnativo. All’inizio ho riscontrato alcune difficoltà a livello burocratico, con molti documenti da compilare e la necessità di informarmi sui contributi aggiuntivi a cui avevo diritto. Tuttavia, grazie al supporto dell’ufficio per le disabilità e dell’ufficio Erasmus dell’università di Siena, ho superato queste sfide iniziali. Sono grata per l’impegno dell’ateneo nell’implementare politiche di inclusione e accessibilità, che hanno reso possibile per me e per altri studenti con disabilità intraprendere queste preziose esperienze all’estero».

Cosa ti aspetti da questa sfida oltre i confini dell’Italia?

«Da questa sfida oltre i confini dell’Italia mi aspetto innanzitutto un’opportunità unica di crescita personale e professionale. Vivere e fare pratica in un ambiente diverso mi permetterà di ampliare i miei orizzonti culturali, migliorare le mie competenze linguistiche e acquisire nuove prospettive su temi importanti come l’inclusione e l’accessibilità. È sempre stimolante e motivante trovarsi in paesi che sono più avanzati dell’Italia in termini di accessibilità e accoglienza per le persone con disabilità. Ciò offre una sensazione di normalità e di accettazione che spesso manca in contesti meno inclusivi. Spero davvero che questa esperienza possa essere un catalizzatore per un cambiamento positivo anche nel mio paese, incoraggiando una maggiore consapevolezza e azione verso l’eliminazione delle barriere, sia fisiche che sociali. Questa sfida all’estero sarà quindi non solo un’occasione di crescita personale, ma anche un’opportunità per contribuire a un mondo più inclusivo e accessibile per tutti».

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