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INTERVISTA. Porno, nuova era: parla il Dottor Oreste Simone

Giuseppe Spada 12/01/2023
Updated 2023/01/11 at 7:03 PM
6 Minuti per la lettura

Si stima che siano 28.258 le persone che ogni secondo usufruiscono di materiale pornografico su internet. Il 55% di essi sono giovani compresi nella fascia dei 18-24 anni. La pornografia, inutile essere bigotti, può e deve esse-re un ottimo mezzo per l’intrattenimento personale, soprattutto in giovane età. Ma cosa succede se si abusa di essa? Quali sono i danni che il porno può causare ai più giovani? Ha risposto a questi dubbi l’urologo e sessuologo, il Dott. Oreste Simone.

Secondo lei rispetto a due o tre decenni fa, come è cambiato il sesso tra i giovani?

«Più che altro è cambiata la sessualità e non il sesso e soprattutto il modo in cui i giovani si relazionano ad esso. Quello che ha radicalmente mutato questo mondo è l’emancipazione femminile. Fino agli anni ‘90 l’uomo aveva la dominanza assoluta del rapporto sessuale e, in maniera errata, la donna ricopriva un ruolo marginale. Pertanto, molti problemi di natura sessuale da parte degli uomini non venivano a galla. L’emancipazione ha dunque messo alla luce le varie eiaculazioni precoci, disfunzioni erettili e dimensioni non esagerate. Questo ha creato una lunghissima serie di problematiche psicologiche per i giovani uomini, che spesso arrivano nei nostri ambulatori molto provati in seguito alle prime esperienze sessuali».

Che ruolo ha la pornografia in tutto questo?

«La pornografia ha aggiunto il carico da novanta. Anche quella è radicalmente cambiata, ne è cambiata soprattutto l’accessibilità e la distribuzione. Oggi l’intrattenimento per adulti ha creato dei veri e propri falsi miti, sia per i ragazzi che per le ragazze, inducendoli a pensare che ciò che vedono rientri nella normalità. Dunque, se si pensa al porno come la consuetudine è normale che i ragazzi si sentano inconsueti. Bisognerebbe far tornare i giovani alla realtà, fargli comprendere che quelle dimensioni e quelle prestazioni appartengono a specifici requisiti lavorativi. Si tratta di attori che spesso e volentieri mantengono determinati standard anche grazie all’ausilio di supporti farmacologici (orali o iniettivi)».

Quindi un uso errato della pornografia oltre a dei danni psicologici può causarne anche di fisici?

«Assolutamente. Spesso i ragazzi acquistano delle cose online che non dovrebbero acquistare, come sex toys e giochi erotici che non sono a norma o di cui viene fatto un uso improprio, spesso ho dovuto praticare io stesso degli interventi in seguito a gravi lesioni nell’uretra o nel retto. Altra grande bufala di internet sono le famose creme e pomate che dovrebbero miracolosamente aumentare le dimensioni del pene».

Oggi esiste un modo diverso di usufruire della pornografia in base alla fascia d’età?

«La dipendenza da pornografia si colloca soprattutto nella fascia giovanile, quindi dai 15 ai 30 anni. Fondamentalmente nell’età adulta l’uomo e la donna riescono a trovare una realtà familiare che riesce a sopperire ai loro bisogni. Il segreto sta sicuramente nell’equilibrio delle parti. Certo, raggiunta una certa età, di solito, la trasgressione non ricade più sulla pornografia ma sull’adulterio, nella ricerca di rapporti con partner dello stesso sesso, etc. La minore pressione sociale ha consentito molta più libertà negli adulti che oggi possono scegliere a cuore più leggero esperienze di un certo tipo».

Inevitabilmente, prima o poi, un giovane si avvicinerà alla pornografia per soddisfare i propri bisogni. Qual è il modo più sicuro per farlo?

«Qui si entra puramente nell’ambito dell’educazione sessuale. C’è la necessità di cominciare a fare dei percorsi seri a livello degli enti pubblici. Questo per cercare di portare all’interno delle scuole delle figure professionali in grado di accompagnare i ragazzi all’interno di un percorso di crescita. Questo purtroppo manca oggi nel nostro paese ed è mancato anche ieri. Oggi purtroppo i ragazzi fanno scuola da soli, grazie agli amici, a ciò che leggono su internet che, inutile dirlo, nel 90% dei casi è estremamente forviante. Quindi crescono soprattutto grazie al confronto coi coetanei che spesso porta alla competitività e a problematiche come la masturbazione compulsiva o la totale assenza di essa con la paura che possa fargli male, cosa ovviamente errata».

Quindi oggi in Italia che passi abbiamo fatto?

«Veramente molto pochi, tranne qualche realtà provinciale o regionale, la nazione non ha mai fatto nulla di veramente concreto per questa problematica. Che poi, quelle poche realtà che ci hanno provato, hanno di-mostrato un altissimo interesse nei confronti dell’argomento da parte dei ragazzi. Sono consapevoli di star imparando qualcosa che, per forza di cose, a loro interessa molto e lo stanno facendo da figure qualificate che gli danno notizie certe e attendibili su tali argomenti».

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