INTERVISTA. Pineta Grande Hospital, Dott. Francesco Stanzione: “I robot aiutano la chirurgia oncologica”

Antonio Casaccio 16/04/2024
Updated 2024/04/16 at 12:30 AM
6 Minuti per la lettura

Quando si tratta di chirurgia, l’immaginario comune ci suggerisce un dottore di età avanzata stretto nel rigore del suo ruolo. Pineta Grande Hospital anche stavolta ci offre una prospettiva diversa: il reparto di chirurgia è un via vai di giovani professionisti motivati e in costante contatto con le nuove tecnologie. A guidare un’equipe di giovani talenti c’è il dott. Francesco Stanzione, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Generale e d’Urgenza Oncologica e di Endocrinologia. La prima cosa a stupire è quella di trovarsi davanti un primario giovane, determinato e dinamico. Eppure Stanzione è un finto giovane, come ammette nel corso dell’intervista, perché nella sua vita professionale ha affrontato sfide, formazione ed esperienze in centri d’eccellenza all’estero, soprattutto in Francia. «Il sistema francese mi ha trasmesso il metodo, da come stare in un reparto fino all’approccio all’ammalato», apre il dott. Stanzione.

La formazione per lui è tutto ed è in continuo aggiornamento, un’intraprendenza che l’ha portato all’utilizzo della chirurgia robotica per interventi oncologici di grande rilevanza, con risultati straordinari. Ci ha accolto nel suo reparto, mostrandoci l’ennesimo volto di una classe medica italiana che non ha nulla da invidiare all’èlite europee.

L’INTERVISTA AL DOTT. FRANCESCO STANZIONE

Dott. Stanzione qual è stato il suo primo lavoro da chirurgo oltre le esperienze estere?

«È stato a Pineta Grande. Il dott. Vincenzo Schiavone cercava medici per il pronto soccorso così iniziai a lavorare proprio in quel reparto, insomma sono partito dal piano terra (ride .ndr). È stata un’esperienza bellissima, in seguito sono stato aiuto di chirurgia fino al 2014 per poi spostarmi in una struttura in provincia di Salerno. Sono stati anni fondamentali».

Lei ha lavorato in Francia e a Strasburgo, dove ha maturato esperienze al fianco degli migliori medici europei. Non è mai stato tentato a restare nel sistema francese?

«Uno dei professori a Strasburgo mi voleva a tutti i costi, offrì un posto di lavoro a Parigi a me e a quella che sarebbe poi diventata mia moglie. Era un’offerta allettante: amo Parigi. Ero giovane e quella proposta mi destabilizzò, anche perché in quegli anni la professione medica in Italia non era così accessibile come oggi. Ho scelto questa professione per dare un senso alla mia vita, farlo nel territorio che amo non ha eguali. Scelsi di restare e non mi sono mai pentito».

Pineta Grande oggi è distante da quei grandi centri europei?

«Il reparto di chirurgia del Pineta Grande Hospital non ha nulla da invidiare al sistema europeo, lo posso garantire. Sono onorato di dirigere un’unità operativa straordinaria, piena di professionisti e al passo con l’innovazione. Operiamo persone di tantissime etnie e oltre il 90% dei ricoveri sono garantiti dal Sistema sanitario nazionale».

Di lei stupisce l’età oltre che il curriculum professionale. Qualcosa sta cambiando nella medicina italiana?

«Ho 42 anni, mi fa piacere sentirtelo dire perché quando giro gli ospedali in Italia vedo finalmente un ricambio generazionale: volti giovani pronti a fare il massimo. Su questo tema Pineta Grande è stato un innovatore. Il dott. Schiavone ha sempre puntato sui giovani, ponendosi a loro quasi come una figura paterna, sostenendoli e confortandoli quando c’è bisogno. La mia equipe è formata al 70% da persone under 40».

Come sta cambiando la chirurgia?

«Stiamo assistendo a cambiamenti importanti nella chirurgia, tutti a favore dei nostri pazienti. La chirurgia robotica è un esempio lampante: ho iniziato l’esperienza robotica ad ottobre 2023. Con l’apertura della nuova struttura di Pineta Grande è arrivato anche il robot per gli interventi di chirurgia oncologica. Ad oggi posso dire che facciamo interventi di chirurgia robotica sistematicamente».

Operare con il robot è meglio rispetto alla classica laparoscopia?

«No. La chirurgia robotica non è per tutti, ha dei vantaggi per alcuni tipi di interventi oncologici. Ha sicuramente cambiato quegli interventi migliorando i risultati oncologici sul paziente. Per alcuni interventi è meglio, sia dal punto oncologico che di decorso postoperatorio».

Quali tipi di intervento?

«Penso alla chirurgia del cancro al retto, scendere in una pelvi stretta con una tecnologica robotica è di certo più agevole rispetto alla laparoscopica. A noi interessa tanto il risultato oncologico, l’obiettivo è sempre togliere il tumore. Il robot gode di grandi vantaggi per il paziente».

Cosa sente di dire ai neolaureati in medicina che si affacciano ai test di specializzazione?

«Avete scelto il mestiere più bello del mondo. Dalla scelta della specializzazione dipenderà il vostro futuro: frequentate i reparti con attenzione ed entusiasmo. Quando lavorerete con così tanta passione da non voler tornare a casa, allora sarà quella la branca della vostra vita».

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