Pineta Grande Hospital

INTERVISTA. Pineta Grande Hospital, Dott. Falco: “In un territorio di frontiera la passione fa la differenza”

Luisa Del Prete 11/01/2023
Updated 2023/01/11 at 1:00 AM
5 Minuti per la lettura

In un territorio di frontiera come Castel Volturno, lungo la strada principale della città (la “Domiziana”), sorge una delle risorse più importanti nel campo della medicina. Il Pineta Grande Hospital è ormai un’eccellenza castellana che negli anni si è consolidata su questo territorio, dando assistenza a numerosi pazienti e cercando di dare sempre il meglio a quest’ultimi con strutture all’avanguardia e medici altamente specializzati nei vari campi di esercizio della professione.

Di recente abbiamo ascoltato la testimonianza del Dott. Domenico Falco, Primario del Reparto di Ortopedia dell’ospedale. Un professionista nel campo dell’ortopedia, celebre per essere stato il primo in tutta Italia ad aver attuato l’intervento dell’innesto osseo su un paziente e per aver operato d’urgenza numerosi calciatori della SSC Napoli. Ma non solo questo, il Dottor Falco è attivo su questo territorio da anni, operando senza sosta e puntando principalmente sui giovani della sua squadra, trasmettendogli la passione che lo contraddistingue.

Com’è organizzato il suo reparto?

«È un reparto soprattutto a caratteristica di emergenza-urgenza del Pronto soccorso, agiamo prevalentemente su quello e cerchiamo di seguire le regole ed operare anche i pazienti anziani con o senza le patologie associate entro le 48 ore. Siamo un ospedale di frontiera e seguiamo qualsiasi tipo di emergenza che ci arriva, senza lasciare nessuno escluso. Nell’ultimo anno, in Campania, siamo stati quelli che hanno fatto più protesica di tutti: circa 700 impianti tra anca, ginocchio e spalla, oltre l’emergenza ordinaria che resta la priorità. Siamo sempre operativi, facendo turni anche di 15 ore, in un territorio come Castel Volturno, con la Domiziana in cui avvengono sempre incidenti. Stamattina, antivigilia di Natale, operiamo una frattura al femore arrivata tre ore fa».

Come cambierà la clinica con la nuova apertura?

«Probabilmente a gennaio ci sarà l’apertura dei nuovi reparti, strutture all’avanguardia su qualsiasi cosa: a parte l’espansione dei posti letto, le nuove macchine sono tutte digitalizzate e ci sono due sale congressi direttamente collegate con le sale operatorie. Ci saranno anche nuove assunzioni, la struttura è enorme, si prospetta qualcosa di grande ed importante per tutto il territorio castellano».

Come ha influito nel campo dell’ortopedia il Covid? C’è stata meno prevenzione?

«Il reparto di ortopedia è stato aperto tutto il periodo Covid, non c’è stata alcuna mancanza di terapia o di assistenza. Il periodo Covid e post-Covid sono stati, per noi, come il periodo pre-Covid: siamo riusciti ad attendere tutte le esigenze del territorio. Siamo stati qui a lavorare senza alcuna limitazione».

Ci può raccontare l’intervento al portiere del Napoli Alex Meret?

«Durante il ritiro in Trentino, mi chiamò il medico della società Alfonso De Nicola e mi chiese di poter trattare urgentemente il caso. Lo operammo la mattina successiva, scegliendo un intervento con tecniche d’urgenza: con una placca interna a compressione graduale cioè un fissatore interno, ma messo all’esterno per dargli la possibilità di recuperare il prima possibile».

Quali sono stati gli interventi che hanno segnato maggiormente la sua carriera?

«Senza dubbio quello dell’innesto osseo, fui il primo in Italia a svolgere questo tipo di intervento. Si trattava di un trapianto di femore completo da cadavere e facemmo arrivare l’osso dalla Spagna perché qui non era ancora ammessa la banca dell’osso per ossa intere, ma solo a cubetti. Il ragazzo che ha subìto l’operazione attualmente è un medico e sta benissimo».

Come interviene l’innovazione tecnologica in questo reparto?

«In misura importantissima, infatti nella nuova struttura ci sarà il navigatore, ovvero un computer che calcola al millimetro l’intervento, a partire dalla sutura fino all’impianto di protesi».

I suoi sogni a breve termine?

«Assolutamente far crescere la mia squadra».

È fiducioso per il futuro della medicina?Che consiglio si sente di dare ai giovani che vogliono intraprendere questo percorso?

«Sono sia fiducioso per il futuro della medicina con l’innovazione tecnologica, ma soprattutto dell’“uomo medico” perché senza passione non si fa niente ed è questo che consiglio a tutti i giovani: metterci sempre tanto cuore e impegno. Nella vita tutti i mestieri si imparano, ma la differenza è la passione».

Condividi questo Articolo
Lascia un Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *