INTERVISTA. Pietro Santangelo, come la musica può renderci liberi

Alice Gaudino 17/04/2024
Updated 2024/04/16 at 4:28 PM
5 Minuti per la lettura

Nella realtà odierna, quanto possiamo davvero dirci liberi nei nostri gusti musicali? Quanto invece siamo omologati nelle logiche di mercato? Oggi viviamo in quella che può essere definita una società liquida: i nostri confini ed i nostri riferimenti sociali si sono persi. Per riappropriarci della nostra libertà di scelta dobbiamo prima di tutto entrare nella consapevolezza che hic et nunc questa possibilità di scelta reale non l’abbiamo in quanto siamo condizionati dalla scelta comune e in un secondo momento, come nel caso della musica, scegliere ciò che noi stessi come individui preferiamo.

La musica e la libertà: intervista a Pietro Santangelo dei PS5

Tramite la conoscenza delle varie opzioni su un argomento questo processo può essere più veloce nonostante alcuni meccanismi tecnologici, come gli algoritmi, che ci possono deviare. Proprio per questo la nostra redazione ha deciso di fare due chiacchere con il musicista Pietro Santangelo, dei PS5, che con la sua musica propone un genere innovativo che spazia dal jazz-rock all’afrobeat.  

I PS5 sono un quintetto formato da Pietro Santangelo, Paolo Batà Bianconcini, Giuseppe Giroffi, Vincenzo Lamagna e Salvatore Rainone. Il gruppo è nato da circa sei anni, mentre Pietro Santangelo suonava ancora con i Nu Genea riprese a suonare con Paolo Bianconcini( percursionista), decidendo poi di allargare il già esistente trio PS3 anche a lui e Giuseppe Giroffi. Quest’anno dopo soli due anni dall’ultimo album “Unconscious colletcive”, i PS5 tornano con un nuovo album “Echologia”.

Uscire dal mainstream per coltivare nuove idee 

Il nuovo album è proprio l’emblema del bisogno della biodiversità nel nostro panorama musicale, come ci dice Pietro Santangelo: «Le dieci tracce traggono ispirazione dall’idea di biodiversità, infatti come i diversi agenti biologici contribuiscono all’equilibrio della biosfera così gli elementi musicali di diverse culture mirano a creare un sistema musicale fertile ed in costante evoluzione». A tal proposito possiamo notare come sia caduta l’idealizzazione del fenomeno internet, i ragazzi degli anni 90’ come ci racconta Santangelo, vedevano in internet il sogno di poter ascoltare tutta la musica che si desiderava, uscendo così dalle costrizioni dei programmi musicali a cui erano stati sottoposti durante la loro adolescenza. Tuttavia, quest’idealizzazione è caduta in fretta perché ben presto la musica è stata super capitalizzata. Possiamo notare quanto sia aumentato il prezzo della musica tra piattaforme ed eventi e quanto la scelta dei nostri gusti musicali sia indirizzata dalle dinamiche di marketing. La musica non è trattata come arte e come strumento per crescere, ma solo come merce di vendita, uno dei tanti esempi a riguardo è l’iva sui cd al 22%, pari quindi ad un bene di lusso. 

Musica e società 

«Quello che occorre sono nuove politiche culturali attive, nuovi posti in cui diffondere musica e diffonderne quanti più generi possibili. Per farlo si dovrebbero fare dei tagli alle spese belliche del Paese ed investire non solo nell’istruzione dei ragazzi, ma anche nei fattori educativi. In altri Paesi, come la Norvegia, ci sono molti più servizi sociali». Poi gli abbiamo chiesto se riguardo l’insegnamento di musica obbligatorio, quello che avviene solo alle elementari e alle medie, pensasse che condotto in modo differente potesse incitare gli adulti del futuro ad essere più immersi nella musica. In risposta ci dice: «Sicuramente insegnare ad una classe è una cosa difficile, quindi non mi soffermerei molto sull’operato dei miei colleghi. Piuttosto intenderei queste ore di avvicinamento alla musica come un’occasione per insegnare ai ragazzi ad ascoltare musica. In pochi oggi sanno ascoltare la musica, ma è proprio un buon ascolto di questa che porta i ragazzi a voler imparare a suonare». Poi gli abbiamo chiesto, visto il suo modo di fare musica, di parlarci di cosa significhi per lui l’atto di improvvisare: «Noi nella vita non facciamo altro che improvvisare, da quando nasciamo e prendiamo coscienza. Grazie alla musica studi come improvvisare. La pratica dell’improvvisazione ti insegna a conoscere te stesso per capire come autometterti in pratica. Se non studi improvvisazione nella musica non puoi essere e basta, non puoi esplorare la libertà, dovrai solo seguire gli altri». Se applicassimo queste due risposte alla nostra vita noteremmo come la prima ci insegni ad ascoltare l’altro nella sua diversità e la seconda quanto un buon bagaglio culturale ci renda liberi. 

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