Paolo Caiazzo: «La vera comicità non ha codici»

Paolo Caiazzo

Paolo Caiazzo, direttore artistico del premio Massimo Troisi, ci parla della sua carriera e (non) ci svela qualche retroscena

Da autore di “Made in Sud” alla direzione artistica del premio “Massimo Troisi”. Stiamo parlando di Paolo Caiazzo, il “Tonino Cardamore” del programma comico partenopeo. Esordisce giovanissimo, all’età di circa vent’anni, quando inizia a frequentare la “Bottega Teatrale del Mezzogiorno”, al Teatro Cilea di Napoli. Da qui, la carriera prosegue a ritmi serrati: Caiazzo, infatti, prende parte a diversi programmi televisivi, tra cui “Quelli che il calcio”, “Bulldozer”, “Zelig Off” e “Colorado Cafè Live” e a festival di comicità. Non soltanto in tv, ma anche al cinema e in teatro il comico si fa conoscere al grande pubblico e fa apprezzare sempre più le sue doti artistiche.

Paolo, da comico di “Made in Sud” a direttore artistico del premio “Massimo Troisi”. Ha influenzato la figura di Massimo Troisi nel tuo percorso artistico? 
«Sono consapevole che l’attenzione mediatica di una trasmissione di successo sia predominante, però credo che il mio percorso artistico venga da un po’ più lontano. E guarda caso parte proprio dalla stessa cittadina di Massimo Troisi. È innegabile che l’influenza artistica è stata per me fondamentale! Appena avuta la notizia della mia nomina pubblicai un post sui miei social definendolo il mio “Faro”». 

Ti è stata affidata la direzione del Premio in memoria di uno dei volti teatrali di Napoli. Cosa rappresenta ciò per te sia a livello artistico che umano?
«Non ho mai conosciuto Massimo ed è il mio più grande rammarico! Conosco però molti suoi amici e collaboro con suoi compagni di scena. Coordinare il Premio che porta il suo nome, e per giunta nella nostra città, è un grosso impegno carico di responsabilità, ma l’entusiasmo non mi fa sentire assolutamente il peso. Non posso dare ancora informazioni ufficiali sul programma, ma non vedo l’ora di farlo! Quindi non posso svelare che il Premio strizzerà l’occhio alle originali versioni, teso cioè alla scoperta di nuovi talenti sia nella recitazione cabarettistica, sia nella scrittura comica edita e non, sia nel linguaggio comico cinematografico. Assolutamente non posso svelare che la sezione cinema dei cortometraggi dovrà confrontarsi con gli attuali social di internet e sicuramente non mi sognerei mai di spifferare l’intento di trasformare il passato premio di cortometraggi in una sezione rinnovata denominata “WebFilm”. Vi piacerebbe sapere che stiamo organizzando un laboratorio teatrale con indirizzo comico gratuito per i giovani del territorio. Vi piacerebbe saperlo… ma non ve lo dico! Posso dire solo che, appena avuto l’incarico, ho chiamato un amico di Massimo per avere dei consigli. Me ne ha dati tanti, ma mi ha colpito un termine che ha usato per definire la sua personalità: sobrietà! Ecco, penso che Massimo sia stato il campione mondiale di semplicità! Ed allora, in quel segno, via un po’ di riflettori e passerelle. A mio avviso ce ne sono state troppe in passato che hanno finito per portare in secondo piano il suo nome. E allora il premio Massimo Troisi ritorna a San Giorgio a Cremano nel nome di Massimo Troisi. Mi raccomando però, riguardo al premio… non vi ho detto niente!».

Ti sei presentato al grande pubblico con il personaggio di Tonino Cardamore con sketch basati sul sociale. Da dove nasce la scelta di questo personaggio e i tuoi sketch?
«La nascita del personaggio è stata alquanto fortuita. Come spesso capita le cose belle nascono per caso. E così fu per il mio Cardamone, nato durante un laboratorio comico al “Tunnel” di Napoli, e solo per poter importunare simpaticamente un collega in scena. Presi la prima parrucca dai camerini e simulai un pazzo che era entrato nel locale. Subito risultò simpatico al pubblico ed il suo ghigno sornione mi accompagna in scena ancora oggi. Per la cronaca il compagno che era in scena era Nando Varriale ed ogni volta che ci sentiamo me lo dice: “Cardamone l’hai inventato tu ma l’ho battezzato io!”».

Quanto c’è in Paolo Caiazzo di Tonino Cardamone?
«La domanda potrebbe anche essere inversa. Oggi quasi non distinguo più dove finisce lui e comincio io!».

Di “Made in Sud” oltre che protagonista sei anche autore. Quanto è stato fondamentale per Napoli, la Campania ed i giovani talenti locali una trasmissione come questa, dopo “Zelig” e “Colorado”?
«“Made in Sud” è una creatura che Nando Mormone ha coltivato per anni e noi abbiamo assecondato la sua visionaria intuizione. Un programma fatto al Sud di comicità terrona come contraltare ai più potenti e nordici Zelig e Colorado. Chi ci avrebbe mai scommesso? Eppure otto edizioni in Rai sono proprio tante!».

“Made in sud” rappresenta lo stile di vita oramai della popolazione in Campania e non solo. Secondo te da dove deriva questo successo? Secondo la tua opinione, potrebbe anche derivare dalla tipologia di comicità, cioè quella napoletana?
«La comicità napoletana, preponderante nel format, ha una tradizione ed un’efficacia invidiabile. Grandi del passato sono l’esempio della forza di quell’ironia unica al mondo. Anche se a volte le battute risultano incomprensibili per gli extracampani, quei grandi del passato, e non ultimo Massimo Troisi, ci hanno insegnato che la comicità, quando è buona non ha bisogno di codice!».

Attualmente, sarai impegnato anche in Teatro con “No, grazie. Il caffè mi rende nervoso”. Che commedia sarà e che Paolo Caiazzo sarà in scena? Avrà i tratti di Tonino Cardamone o sarà un Paolo Caiazzo dallo stile rinnovato?
«Tonino Cardamone ha una personalità troppo invadente e lo tengo lontana dalla prosa. Preferisco in commedia entrare nei panni di personaggi molto diversi da me. Dopo il premio Massimo Trosi quest’anno avrò l’onore di portare in scena il sequel di “No grazie il caffè mi rende nervoso” di Lello Arena. Anche questo un bel colpo per la mia crescita. Lo stiamo scrivendo insieme e ci siamo immaginati, nel pieno rispetto di un crime americano, che dopo 35 anni il Michele Giuffrida ergastolano riceve la visita di un suo emulatore. Ritorna quindi a Napoli la paura del serial killer degli artisti!».

di Giovanni Iodice

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